Il cancro uccide anche un custode. Una settimana fa era morta l’archeologa degli scavi. Ora lo striscione “Spoon River” elenca 24 nomi di dipendenti stroncati dal cancro 

l’ingresso degli scavi di Pompei

Sembra un bollettino di guerra quello diramato dai sindacati per denunciare l’ennesimo decesso legato alla presenza di amianto nei terreni degli scavi di Pompei. L’ultima vittima del mesotelioma è Domenico Falanga, 67 anni, 35 dei quali vissuti a custodire gli antichi tesori della città romana in quelle guardiole ormai ribattezzate con il nome di «lager della morte». Un’inchiesta sull’argomento è stata pubblicata, con dettagli a dir poco inquietanti, da “Il Mattino” di Napoli.

La procura di Torre Annunziata, che ha aperto un fascicolo d’inchiesta sul caso notificando, tra gli altri, un avviso di garanzia alla soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro (come atto dovuto), ha disposto il sequestro della cartella clinica. Il decesso del custode è avvenuto a meno di una settimana di distanza dalla scomparsa dell’archeologa Marisa Mastroroberto, funzionaria della soprintendenza venuta a mancare prematuramente per la stessa malattia.

Si allunga, così, l’elenco delle vittime di un sistema sordo e incapace di reagire di fronte ad un dramma che sta assumendo dimensioni allarmanti: finora sono 24, in base ai risultati dell’inchiesta, le persone che hanno perso la vita per patologie contratte sul posto di lavoro. «Domenico Falanga – ricorda il segretario della Cisl Antonio Pepe, che da anni si batte per salvaguardare il diritto alla vita dei colleghi – chiamato affettuosamente da tutti ”dottor Falanga”, assieme a Giovanni Montuori, anch’egli morto per il cancro ai polmoni, è stato per tutto il suo periodo lavorativo la voce critica dei lavoratori degli scavi di Pompei, analisti chiaro e competente della realtà che lo circondava. La morte di Mimì è l’ennesima ferita inferta a tutti noi da chi è a conoscenza dei rischi di salute che corriamo, continuando a lavorare in ambienti dove gli esperti hanno certificato che c’è amianto, senza intervenire in nostro aiuto».

I dipendenti degli scavi hanno deciso di realizzare uno striscione con i 24 nomi dei colleghi, tra custodi e funzionari della soprintendenza deceduti per tumore, ed affiggerlo lungo le pareti di veleno dei container killer. «Forse – dicono – questo riuscirà a scuotere le coscienze».

Le vittime sono Francesco Carotenuto (custode), Giovanni Tito (custode), Pasquale Mascolo (custode), Luigi Manfredi custode, Giovanni Tramontano (custode), Giovanni Buono (custode), Giovanni Montuori (custode), Pasquale Ognibene (custode), Raffaele Di Luvio (custode), Giuseppe Abenante (custode), Antonio Perrot (custode), i fratelli Michele e Gennaro Veniero (custodi), Giuseppe Vangone (restauratore), Antonio Sartore (restauratore), Giuseppe Santarpia (operaio), Giuseppe Rosellino (restauratore), Andrea Federico (restauratore), Francesco Guida (operaio), Pasquale Abenante (amministrativo), Anna Iandolo (amministrativo), Maria Antonietta Emma Pirozzi (architetto), Marisa Mastroroberto (archeologa) e Domenico Falanga (custode).

La Cisl ricorda gliscomparsi per l’impegno intellettuale e sociale che hanno dato a tutte le vertenze, per il loro prezioso contributo all’attività sindacale dei dipendenti della soprintendenza. «Hanno lottato per i diritti dei lavoratori – ricorda Pepe – molte volte hanno vinto le loro battaglie. In quella più importante, dove in gioco c’era la vita stessa, purtroppo sono stati sconfitti. Quanti altri morti dovranno essere contati prima che i vertici della soprintendenza decidano di spostare gli uffici negli edifici demaniali già disponibili?».

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