Monito del premier alla conferenza degli Stati Generali del Centro-nord: “il 2013 sia l’anno degli investimenti sul capitale umano. Ora non è il momento per fare sconti…”

Mario Monti

La guerra all’evasione deve proseguire e, pur evitando gli eccessi, la politica deve «sentirne l’urgenza», perché «non c’è dubbio che occorrerà ridurre la pressione fiscale». Anche se con «i limiti e la dinamica temporale» necessari.

Non evita il tasto sensibile della riduzione delle tasse il premier Mario Monti, che per la prima volta arriva in visita nel Veneto delle migliaia di partite Iva, spremute dalla recessione e dal fisco. Lo fa però davanti ad una platea amica, nell’Università di Verona, dove tantissimi giovani lo hanno atteso per gli Stati Generali del Centro Nord, l’incubatore promosso dall’associazione “ItaliaCamp” di Antonio Catricalà per trovare la migliore «idea programma» per il Paese.

Un Monti a proprio agio e rilassato quello che si è confrontato con gli studenti universitari. Ha toccato i temi dell’attualità politica, dall’Ilva di Taranto – «quello di ieri è un decreto legge che abbiamo approfondito anche sotto gli aspetti costituzionali» – alle riforme economiche per ridare slancio all’Italia. E ha insistito soprattutto sulle questioni più avvertite dalle giovani generazioni: il merito, la scuola, la disoccupazione, la lotta al corporativismo, che «blocca il Paese». Sulla scuola è stato chiaro: «io e il ministro Profumo – ha detto – siamo pronti ad ascoltare le istanze del mondo della scuola, a patto che siano senza senza ideologismi e senza corporativismo». «Non c’è un “noi” governo – ha detto – e un “voi” insegnanti e studenti: abbiamo tutti lo stesso obiettivo, una scuola più efficace e moderna».

Il presidente del Consiglio ha usato l’arma della franchezza, non nascondendo che anche le medicine amare somministrate al Paese sono state inevitabili. «Le politiche economiche del governo – ha spiegato – non sono state la causa dei fenomeni negativi che si vogliamo rimuovere», come la recessione e la disoccupazione. «Io – ha aggiunto – sono molto sensibile a questi problemi, ma non ritengo che il governo potesse fare diversamente da ciò che ha fatto». L’esecutivo, ha sottolineato Monti, non ha cercato facili scorciatoie: «se avessimo voluto ottenere dati meno negativi sulla disoccupazione avremmo dovuto fare un “surfing” sulla cresta di un’onda illusoria». Così, per il premier, «solo con le riforme, solo trasformando la struttura dell’economia e le istituzioni che la governano si può rimettere sulla carreggiata giusta di una moderna economia di mercato il Paese». Questo «ridara’ fiducia agli italiani e dimostrerà al mondo che l’Italia è un luogo meritevole di attenzione per la produzione e per gli investimenti finanziari».

Che sia o meno la data della ripresa per l’Italia, Monti è tornato a scommettere sul 2013 come un anno di svolta: «il mio desiderio – ha confessato – è che il 2013 possa essere l’anno di uno straordinario investimento in capitale umano, da parte di tutte le forze del paese, a cominciare dalle imprese, per sostenere i giovani». Uno sforzo di tutti per uscire dalla crisi, perché «se lo Stato da solo non ce la fa – è stato il suo messaggio – non vuol dire che non ce la facciano gli italiani insieme».

L’ultimo richiamo è stato ancora per la delicata situazione del lavoro e specificamente del polo siderurgico pugliese: il decreto sull’Ilva – ha precisato – ha cercato di rimettere in ordine diverse responsabilità, affinché «gli impegni vengano presi sul serio e vi siano sanzioni severissime». Perché – ha concluso Monti – «non possiamo ammettere che in Italia ci sia la drammatica alternativa tra lavorare e vivere».

© Riproduzione Riservata

Commenti