Lo slavo Gegic racconta la sua verità e la Procura di Cremona chiede altri 6 mesi di indagini. Nell’elenco 33 indagati tra cui Conte, Vieri, Mauri, Sculli e Kaladze

Gegic fa tremare il calcio italiano

Un altro “tsunami” giudiziario all’orizzonte per il calcio italiano e stavolta potrebbe essere quello più devastante.

Si allarga il perimetro dell’inchiesta sul calcioscommesse. Alla lista degli indagati si sono aggiunti di recente nuovi nomi, calciatori di secondo livello, mentre il pm Roberto Di Martino ha chiesto una proroga di sei mesi per molti di coloro che sono stati iscritti a maggio .

E’ l’effetto Gegic, lo zingaro che si è costituito lunedì e che da due giorni racconta al gip Guido Salvini di partite truccate in serie A, dei soldi ai giocatori e di altri gruppi che alteravano i risultati dei match. Non solo. Al di là delle dichiarazioni di Gegic, le indagini sono in costante evoluzione, è «ampiamente in atto l’attività istruttoria», molte partite sono ancora da esaminare, devono essere svolti numerosi interrogatori, oltre che «incidenti probatori e accertamenti tecnici».

I nomi per i quali il pm ha chiesto la proroga indagini sono 33, un elenco che comprende giocatori, allenatori e dirigenti. Tra i personaggi di spicco: l’allenatore della Juventus Antonio Conte, Mimmo Criscito – a cui il coinvolgimento nell’inchiesta costò il posto agli Europei – il difensore della Nazionale e della Juve Leonardo Bonucci, Stefano Mauri, Giuseppe Sculli, Bobo Vieri, l’ex milanista Kaladze, il presidente del Siena Massimo Mezzaroma e il suo responsabile tecnico Giorgio Perinetti. Sulla proroga deciderà il gip e le parti potranno opporsi.

La posizione di Mauri. Il capitano della Lazio, secondo l’accusa, avrebbe partecipato alle scommesse sui match anche per cercare di migliorare la classifica della propria squadra. «Siamo sereni e tranquilli – dice il suo avvocato Marco Melandri – La richiesta di proroga non ci stupisce. La procura continua a cercare riscontri alle dichiarazioni di quattro pentiti». Mauri, si legge nell’ordinanza, «manifestava la sua costante disponibilità, a favore del gruppo degli zingari, ad alterare in cambio di denaro il risultato di partite della Lazio nel campionato 2010-2011, favorendone la vittoria anche ai fini di una migliore posizione in classifica. In concreto partecipava quantomeno alla manipolazione delle partite Lazio-Genoa del 14 maggio 2011 e Lecce-Lazio del 22 maggio».

Amico di Zamperini, «tramite lui si metteva in contatto con Gegic e Ilievski» e intratteneva «una fitta rete di rapporti diretti e telefonici con alcuni degli associati, in data prossima o coincidente con le partite, e in particolare con Zamperini, che costituiva il costante strumento di mediazione tra il gruppo degli zingari e i calciatori, corrotti o corruttibili, della serie A». Stefano Mauri è inoltre indagato per riciclaggio dalla procura di Berna, incappata in un conto svizzero intestato ai genitori del giocatore.

C’è poi il giallo Bonucci. Prosciolto dall’accusa della procura federale, che aveva chiesto per lui tre anni e sei mesi di squalifica e uscito di scena a Cremona con la trasmissione degli atti a Bari, Leonardo Bonucci sembrava non dovesse avere più niente a che fare con l’inchiesta. Invece si scopre che il suo nome figura fra le richieste di proroga. Insomma, il pm Di Martino continua a indagare su di lui.

Il difensore della Juventus è stato chiamato in causa dal suo ex compagno di squadra al Bari, Andrea Masiello, per Udinese-Bari che il ristoratore Di Tullio propose di truccare. «Ne parlai con Bonucci, Salvatore Masiello, Belmonte e Parisi. A Udine Salvatore Masiello contattò Simone Pepe», ora alla Juve, «chiedendogli se voleva acquistare una Ferrari». La combine alla fine saltò. «Per quanto non avessimo raggiunto l’accordo io, Bonucci, Belmonte e Parisi agevolammo la segnatura di tre reti».

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=icIhqylxGrY[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti