Leggi predatorie non badano alla tutela di tutte le georisorse e della sicurezza dei cittadini: i “signori” del barile si stanno organizzando per fare man bassa in Basilicata, mettendo sempre più a rischio il sottosuolo

trivellazioni in Basilicata

Nella Basilicata, terra “petropromessa”, non si rispetta lo statuto regionale: e chi comanda è il “barile”.

La legge 22 maggio 1971, n. 350, ai sensi dell’articolo 123, comma secondo della Costituzione, determina l’approvazione dello Statuto della Regione Basilicata. Diciamo che lo Statuto Regionale impegna al suo rispetto, almeno moralmente, i cittadini lucani e soprattutto coloro che sono stati eletti per rappresentarli.

Se qualcuno trasgredisce a qualche articolo dello statuto, a meno che non commetta reati puniti dalle leggi italiane, non può essere incriminato ed eventualmente condannato!

Secondo l’articolo 5 dello statuto regionale la Regione Basilicata: predispone ed attua piani per la difesa del suolo, per la prevenzione ed eliminazione delle cause di inquinamento; difende l’ambiente naturale ispirando la propria legislazione e pianificazione territoriale a principi di politica ecologica, atti a preservare e ad elevare le condizioni di vita dei cittadini, e a promuovere la conoscenza, la valorizzazione, la tutela e la gestione del patrimonio storico, artistico e culturale; istituisce parchi e riserve naturali…

Tutto questo, magari, andava bene fino a quando…grazie ai progressi della ricerca geologica favorita dalle attività petrolifere si coprì che nel sottosuolo lucano si nascondeva il più importante giacimento di petrolio dell’Europa continentale.

Da quel momento subentrò, di fatto, un nuovo superpadrone: il barile! Naturalmente si parla del barile pieno di petrolio di pessima qualità che deve essere sottoposto ad una prima raffinazione sul luogo di estrazione per eliminare e disperdere nell’ambiente circostante componenti corrosivi. Barile che comunque consente lauti guadagni ai petrolieri grazie alle incomprensibili facilitazioni pubbliche e alla quasi assente vigilanza sulle emissioni gassose e liquide inquinanti.

Siccome l’inquinamento è inevitabile ed accertato agevolmente da controlli pubblici non mercenari ecco che si deve controllare la diffusione delle informazioni: niente deve sfuggire circa l’inquinamento ambientale inevitabile per cui niente si deve pubblicare. I controllori pubblici che devono fare rispettare leggi nazionali e lo statuto regionale devono essere adeguatamente addomesticati: le analisi non devono rivelare l’inquinamento! Se altre fonti, sia pure autorevoli ma non addomesticabili evidenziano l’inquinamento…non si può trattare che di fonti eretiche!

Il barile è bello e anche buono: arricchisce, non inquina, non fa male! E se qualcuno dice che le varie decine di attività petrolifere incontrollate possono determinare stimolazioni nel sottosuolo interessato da faglie attive che hanno originato e possono originare violenti sismi, che potrebbero anche innescare un nuovo violento terremoto? Si procede ad un facile conteggio: quanti esperti si schiereranno contro il potere del barile? Uno, dieci, cento? Ci saranno centinaia di superesperti pronti a sconfessarli, senza alcun dato naturalmente. Però quello che conta sarà la forza: i superesperti rappresenteranno lo Stato nelle sue articolazioni.

E i mass media che contano prontamente e continuamente, in varie forme, ripeteranno che…il barile è bello e buono! E così i cittadini si convinceranno. Finchè…

In attesa del “finchè” è il caso di valutare serenamente se gli amministratori locali si attengono allo statuto della loro regione! I cittadini li hanno votati sicuri che avrebbero rispettato ad ogni costo lo statuto! Forse…qui casca l’asino? I mass media e i vari replicanti mercenari possono blaterare finchè vogliono: l’inquinamento ambientale nelle aree dove si svolgono le attività petrolifere è un fatto accertato! Sarebbe un grande miracolo se non ci fosse!

Solo ingenui e persone in malafede possono ancora pensare che non si stia provocando l’inquinamento delle georisorse, certamente meno preziose e redditizie del petrolio, quali il suolo e le acque, che hanno consentito ai lucani di vivere degnamente e orgogliosamente per secoli e senza le quali i lucani di domani difficilmente potranno campare sul loro territorio nel prossimo futuro. Allora, ci sono vari personaggi che non hanno rispettato e non rispettano lo statuto! Traditori? Nel senso che non onorano la difesa del loro territorio. O forse vendono la difesa del loro territorio?A vantaggio di tutti i cittadini della Basilicata o per gli interessi di pochi?

Non ci possiamo illudere. E’ la solita vecchia storia! Predatori famelici, fingendosi salvatori della patria lucana, appoggiati adeguatamente da rappresentanti istituzionali di ispirazione lobbista, e quindi nell’ambito di leggi predatorie che non badano alla tutela di tutte le georisorse e della sicurezza dei cittadini, si stanno organizzando per fare man bassa in Basilicata. Mors tua (lucana) vita nostra (petrolobbista). Un motto banale ma purtroppo attuale! Il Barile comanda a bacchetta anche i rappresentanti eletti dai cittadini (non tutti ma quella parte che “conta”). Tra i petrolieri e tra i loro mercenari riuniti in petroconvegno in questi giorni è circolata una voce: tutti in Basilicata. Tutti nella terra petropromessa ai petrolieri! La nuova colonia da depredare…sempre nell’interesse del Paese.

Non passa nemmeno per la testa che ai lucani potrebbero capitare guai seri, anzi molto seri! Irreversibili, come l’aggravamento dell’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee e qualche movimento violento del suolo! Grazie ai traditori dello statuto regionale!

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