Intervista alla scrittrice, candidata con “Esecuzione” al successo nel “Gran Premio delle lettrici di Elle 2012”

Angela Capobianchi

Si chiama Angela Capobianchi ed è una delle scrittrici più apprezzate di oggi. Dal 27 novembre un suo racconto è stato inserito all’interno dell’antologia Mondadori “Giallo Panettone”.

Nel frattempo il suo libro “Esecuzione” – scelto dalla giuria di Elle come libro del mese – si candida ad essere uno dei possibili vincitori del “Gran premio delle lettrici di Elle 2012”.

“Esecuzione” è un giallo in piena regola dove protagonista assoluta è la musica. Con grande maestria la Capobianchi tesse la trama conducendo lentamente il lettore da una parte all’altra, sfornando continui colpi di scena e confezionando assassini che si rivelano poi vittime. Sorprendente il finale dove l’immagine di una torta dice tutto e niente.

Tra una battuta ed un commento la Capobianchi ci ha concesso un’intervista per Blogtaormina.

Da cosa nasce la storia “Esecuzione”? “Dal pianoforte. Lo avevo studiato, e poi abbandonato, da ragazzina. Quando mio figlio – che all’epoca era poco più di un bambino – ha cominciato a prendere lezioni dalla stessa maestra che avevo avuto anch’io alla sua età, mi è tornata la voglia di suonare. E poi ero curiosa di sapere se il tempo avesse in qualche modo modificato la mia natura, mitigandone l’incostanza e dandomi una maggiore consapevolezza nell’affrontare uno strumento così impegnativo e difficile. La risposta è stata che io ero rimasta la stessa, sempre volubile e poco incline alla disciplina che il pianoforte richiede; in compenso, però, la maturità mi aveva regalato la capacità di cogliere nella musica sfumature e suggestioni che da ragazzina non ero in grado di apprezzare. E così ho deciso che avrei scritto un thriller in cui la musica non fosse solo colonna sonora, ma protagonista assoluta”.

E’ previsto un sequel? “Non lo so ancora. Quello che posso dire è che nel mio nuovo romanzo torneranno ad investigare il commissario Conti e la sua squadra. Per il momento, dunque, il finale di “Esecuzione” resta ancora aperto”.

Ha sempre preferito scrivere thriller? “Scrivere thriller soddisfa i due aspetti – opposti ma entrambi preminenti – della mia personalità: quello razionale, che si diverte ad architettare trame e intrighi, e quello emotivo, che trae un gran conforto nel dare corpo a ombre ed emozioni, spostandole sulla pagina scritta. Per me la scrittura è divertimento e consolazione insieme”.

Trovo eccezionale l’intreccio di “Esecuzione” soprattutto nella parte in cui si scopre il significato dei cerchi e dei tagli nel corpo dei ragazzi. Da cosa è nata questa intuizione? Da un particolare tecnico spuntato fuori durante una lezione. In un brano di Chopin che stavo provando, c’era una successione di note fuori dal pentagramma che avevo difficoltà a leggere: così la mia maestra, per semplificarmi le cose, me l’ha spiegata con un disegnino. Il romanzo vero e proprio – che fino a quel momento era ancora un’idea nebulosa, priva di contorni precisi – è nato lì, da quello schemino per principianti. Inutile dire che quel giorno abbiamo interrotto la lezione e, invece di suonare, ho cominciato a raccontarle la storia di “Esecuzione”.

Il romanzo ha come sfondo la musica. Che rapporto ha con essa? “Un rapporto forte, che dura da sempre. Pianoforte, chitarra, armonica, sax: nel corso della vita li ho suonati, anzi strimpellati, tutti. E, se ne avessi la possibilità, sceglierei di rinascere cantante”.

Perché la scelta delle polacche di Chopin? “Perché la trama del thriller richiedeva un pezzo molto difficile da suonare, che inoltre presentasse caratteristiche tecniche molto particolari. L’abbiamo cercato a lungo – la mia maestra e io – prima di trovarlo fra le Polacche di Chopin.

Il finale è eccezionale. L’immagine della torta sul tavolo mette i brividi. L’ha immaginato subito o è venuto scrivendo? Quel finale l’ho scritto di getto, senza averlo minimamente previsto, e mi sono fatta paura da sola. Era notte, e ricordo di essere andata a letto in uno stato di grande agitazione”.

Quanto c’è di autobiografico nel suo romanzo? “Fanno sicuramente parte della mia vita gli ambienti e gli scenari: il mare Adriatico, la pineta, la città di provincia che poi è Pescara. E c’è qualcosa di me in tutti i personaggi del libro, anche in quelli più negativi e antipatici. Ma la storia e i suoi interpreti sono frutto di invenzione pura: e ci mancherebbe, il divertimento è tutto lì!”

Particolare risulta la scelta del commissario. Si è ispirata a qualcuno per descriverlo? “Purtroppo no: magari conoscessi un tipo così!”

Ha lasciato la professione di avvocato per fare la scrittrice. Come mai? E’ felice di questa scelta? Ho scelto di fare l’avvocato prima ancora di iscrivermi alla facoltà di legge, quando non avevo ancora vent’anni. L’ho deciso in piena autonomia e senza condizionamenti, né da parte della mia famiglia né di altri: è stata una scelta libera, quindi, ma non altrettanto consapevole. Quando si è molto giovani, può accadere di prendere degli abbagli. A me è successo. E non perché la professione dell’avvocato non fosse quella che pensavo – fra le più intelligenti e fascinose che esistano – ma perché a quel tempo non avevo abbastanza esperienza per capire chi ero veramente e cos’era meglio per me. Forse avevo sopravvalutato alcuni lati del mio carattere (resistenza allo stress, alla pressione, alla responsabilità) e ne avevo sottovalutato altri (la vocazione a esprimermi in ambiti più liberi e creativi). Mi sono impegnata seriamente nella professione, ma a un certo punto ho deciso che non era più quella la mia strada. E’ stato uno strappo doloroso, ma necessario: oggi sono felice di aver avuto il coraggio un po’ folle di mollare tutto per cambiare vita”.

A quando il prossimo libro? A molto presto, spero. Ma il progetto è piuttosto impegnativo, richiede studio e una certa accuratezza”.

Ci può anticipare qualcosa? “Si tratterà di un thriller dalle tinte gotiche, ambientato in un liceo classico. La storia si svolge ai giorni nostri, ma con forti riferimenti a un passato antico, forse anche antichissimo. Non posso dire di più, se non che per l’occasione ho riletto Tacito e Svetonio e mi sono procurata dei consulenti d’eccezione”.

Cosa significa essere una delle potenziali vincitrici del “gran premio delle lettrici di ELLE?” “Significa onore per il prestigio del Premio e grande gratificazione per essere stata scelta dalle lettrici”.

Che progetti ha Angela Capobianchi nel suo futuro? “Continuare a scrivere, senza dubbio. Senza però mai escludere la possibilità di un cambiamento: in fondo, questa è solo mia seconda vita!!

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