Da mesi ormai giornali, tv e radio stanno reclamizzando quotidianamente, in ogni possibile trasmissione, la sfida tra Bersani e Renzi: ma quale “rapporto” c’è tra questa competizione e i veri problemi di milioni di italiani?

elettori alle urne per le primarie

Da alcuni mesi, radio, TV e giornali stanno reclamizzando le primarie del PD come evento politico di svolta innovativa e democratica del PD e del “centro-sinistra”(?!). Bersani e Renzi, appaiono come “duellanti” in ogni trasmissione che conta, con Vendola “uomo di sinistra”(!?), come ruota di scorta. Un bluff mediatico che è riuscito pienamente per tre milioni di votanti, spinti dalla fanfara mediatica e preoccupati per le sorti del PD.

Da alcuni mesi giornali, TV e radio reclamizzano quotidianamente, in ogni possibile trasmissione (anche sportiva) i “duellanti”- Bersani e Renzi – del PD, nelle primarie dette del “centro-sinistra”. Dove sia e cosa sia la “sinistra” di queste primarie, nessuno dice, come se fosse una cosa insignificante. Difficile anche capire quali siano le reali differenze politiche e culturali tra Bersani (segretario del PD) e Renzi (dirigente del PD, eletto sindaco con i voti del suo partito). Il primo sarebbe la “continuità”, il secondo il “nuovo che avanza”(?!), ma rispetto a chi ed a cosa? In che rapporto stanno queste primarie con i problemi del Paese e con le esigenze vitali dei lavoratori, dei giovani, dei cittadini? In nessuno, mi pare.

In assenza di qualsiasi indicazione programmatica – peraltro non vincolante – il duello si riduce, come al solito, alle facce dei due protagonisti ultragettonati, entrambi politici navigati e sudditi di Monti.

Al primo turno, com’era scontato nei sondaggi, hanno vinto loro, con percentuali previste. Ora si giocheranno il primato al 2° turno, con grande trepidazione di quanti ri-voteranno. Intanto Vendola annucia che non voterà Renzi “perché è come Casini”; si appella invece a Bersani perché “porti avanti la nostre (SEL) battaglie (!?)”. Ammesso che SEL faccia “battaglie”, è credibile che li porti avanti Bersani, vincitore al 1° turno e strenuo sostenitore di Monti, più del PDL?

Un papocchio politico senza fine, fondato sul nulla, incomprensibile per chiunque abbia un minimo di senso critico. Proviamo allora a dribblare la cagnara mediatica per riflettere un pò sul “magnifico evento”, ponendoci domande elementari “omesse” e cercando risposte di senso comune. Perché le primarie? Solo per scimmiottare gli USA o c’è dell’altro? Il PD delle primarie è altro da Monti/Napolitano?

Il PD viene da una fase “difficile e impopolare”: si scontra con eventi “scomodi” per il suo elettorato:

  • Gli viene a mancare “l’antagonista ventennale (Berlusconi)”, fulcro della sua politica;
  • Grillo inveisce contro la casta, di cui il PD è parte: può di togliere voti, anche al PD;
  • L’appoggio incondizionato alla politica antisociale, anticostituzionale ed antipopolare di Monti e della UE rischia di provocare fuga di voti dal PD, che in pratica ne rappresenta la “totale continuità”.

In vista delle elezioni, serviva una operazione di marketing partitico e mediatico, che rilanciasse in qualche modo il PD, come partito di governo che opera un “cambiamento”, come chiede oltre il 90% dei cittadini italiani. Non un “cambiamento” programmatico – utopia dissennata per i vertici del PD – ma un finto duello “sul nulla” con la bandiera del “nuovo che avanza”: Renzi e le primarie!

Tutti i mass-media hanno sostenuto l’operazione per una serie di motivi: ascolto, rientro in gioco dei partiti tradizionali, lotta a Grillo, incenso al partito di governo che sostituisce il PDL in rotta; garanzia assoluta e di ricambio del PD per il capitalismo finanziario (Monti, UE, banchieri, confindustria,Vaticano, Nato).

Un finto duello che aveva un unico scopo: rafforzare il PD, portandogli i voti dei confusi, dei perplessi, dei delusi, del PDL in rotta. Lo ha dichiarato lo stesso Renzi: “senza di me il PD non avrebbe il 30%”. Perché l’operazione di marketing avesse qualche credibilità e “odorasse di sinistra” (centro-sinistra), il PD ha imbarcato Vendola, che nella sua sigla, SEL, richiama il termine “salvifico”. Sarebbe stato molto arduo accettare il PD come partito di sinistra: servivano perciò le parabole in sinistrese di Vendola.

Ecco perché i mass-media mostravano Vendola “il rosso”, accanto ai due duellanti del PD. Dopo le primarie, chiunque dei due vincerà, sarebbe possibile una alleanza con Casini, cui non dispiacciano le poltrone di governo. Né Vendola potrebbe opporsi, dal momento che ha dichiarato più volte che i perdenti delle primarie debbono accettare le scelte di chi ha vinto (Bersani o Renzi). Il PD, partito di governo e non in rotta, esercita una “attrazione fatale” per formazioni sensibili ai poteri di governo e sottogoverno.

Purtroppo la drammatica vicenda dell’ILVA di Taranto, con le ignobili ripercussioni giudiziarie e politiche che investono sia Vendola che Bersani, sta scompaginando i piani dei “primaristi” e dei media collusi. In ciò che sta emergendo c’è molto poco di “novità partitica” o di “sinistra” o di “cambiamento”: basta informarsi, seguendo le lotte dei lavoratori “messi in libertà” (5.000 famiglie!). Capisco poco Di Pietro che auspica “vinca un’alternativa a Monti”: “Moltissimi elettori e simpatizzanti dell’IDV hanno partecipato alle primarie perché sono parte del centrosinistra e vogliono dare un contributo per indirizzare il centrosinistra su un percorso alternativo a quello seguito, con risultati disastrosi, dal governo Monti”. Pensa davvero che l’alternativa stia nella mani di Bersani o Renzi, rilegittimati? Costoro saranno solo rafforzati nel continuare ciò che fanno da decenni, magari con l’UDC.

 

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