La più recente seduta di Consiglio comunale a Taormina lascia pesanti strascichi non solo per le questioni politiche. L’intera prima parte della seduta è stata infatti incentrata sul “caso Lo Monaco”. Come abbiamo riportato, infatti, nei giorni scorsi, con determina sindacale è stato dato incarico ad un legale per costituirsi parte civile in giudizio contro una residente delle cooperative d’Orville e contro il consigliere comunale Antonio Lo Monaco, presidente di quelle cooperative. L’ipotesi di reato concerne l’avvenuta realizzazione di una tettoia abusiva. E adesso Lo Monaco è intervenuto in Consiglio, leggendo la seguente nota:

In data 19/11/2012, con determina sindacale n. 123 a firma del vicesindaco dott. Giuseppe Calabrò. veniva dato incarico all’avv. Carlo Umberto Lo Schiavo per tutelare gli interessi del comune innanzi al tribunale di Messina nel procedimento a carico di M.L. e Lo Monaco Antonio, e successivamente in data 26/11/2012 con determina sindacale N. 126 DEL 26/11/2012 il sindaco dott.Mauro Passalacqua impegnava la somma di €6.240,07 per la parcella dell’Avvocato. Il confezionamento di un documento inquietante, e presumibilmente con i connotati di un’intimidazione che mira a intimorire la mia persona e la mia famiglia. Chi sono i veri mandanti di questa esecuzione sommaria. Il consigliere Lo Monaco Antonio nonché presidente pro-tempore della Cooperativa d’Orville di Taormina, di consueto e regolarmente, ogni giorno si reca a scuola a Giarre dove svolge il proprio lavoro come insegnante, per sgomberare subito il campo il sottoscritto non ha commesso nessun abuso edilizio oggetto della costituzione in giudizio del Comune di Taormina. E allora mi chiedo, se il Comune di Taormina non si è mai costituito come parte offesa per gli abusi edilizi commessi sul suo territorio, perché, oggi improvvisamente solo ed esclusivamente per una socia della Cooperativa e il per suo presidente il consigliere Antonio Lo Monaco e è stato riservato un trattamento che lascia profonda inquietudine e legittimo sospetto di un atto intimidatorio?

Ci capita spesso di leggere dalla cronaca nera in generale che, l’intimidazione concerne le seguenti circostanze: essa proviene da ambienti mafiosi, da organizzazioni criminali per chi non paga il pizzo, da chi sgarra dalle regole di cosa nostra, da chi denuncia fatti delinquenziali. Come può essere interpretata questa azione giustizialista nei confronti del sottoscritto? Chi sono i mandanti di questa regia occulta?

Escludo categoricamente il dott.Calabrò Giuseppe persona per bene e che stimo. Mi chiedo perché in una Cooperativa di periferia dimenticata, in letargo da 30 anni dove non è successo mai nulla, improvvisamente si concentra e si scatena una potenza di fuoco inaudita con una cinquantina di denunce di presunti abusi edilizi, tutte le denunce portano la firma di un signore di Linguaglossa titolare di un impresa bene conosciuta nel Comune di Taormina cui sono stati affidati numerosi lavori di somma urgenza di cui, Piazzetta Cagli, Piazza Von Gloden, lavori della fogna a Mazzarò e la Chiesetta a Mazzeo. Se il consigliere Lo Monaco Antonio. non ha commesso l’abuso in questione che cosa ha fatto per scatenare questo accanimento giustizialista? Forse ha dato fastidio criticare i lavori di somma urgenza della salita San Vincenzo? Forse ha dato fastidio criticare i criteri di affidamento dei lavori di somma urgenza per un’importo complessivo di circa €2.000.000? Forse ha dato fastidio criticare i lavori di somma urgenza riguardanti la Costa Don Lappio quelli vicino al cimitero? Forse ha dato fastidio criticare i lavori di somma urgenza riguardanti la fogna a Mazzarò? Forse ha dato fastidio l’unico mio voto contrario per i debiti fuori bilancio per le somme urgenze per un’importo di €1.000.000? Forse ha dato fastidio criticare i fatti riguardanti la TARSU dei garage dove ancora aspetto le carte? Forse ha dato fastidio rinunciare ad uno stipendio di circa €3.700 nelle spartizione delle poltrone? Forse ha dato fastidio parlare dei costi fuori mercato di Messina ambiente per la pulizia degli stabili? Forse ha dato fastidio parlare del clientelismo politico del palazzo? Forse ha dato fastidio chiedere documenti che sembrano attestare anomalie e situazioni ambigue riguardante alcune fatture? Forse ha dato fastidio evidenziare che sono stati incaricati dei professionisti senza seguire l’iter comparativo di selezione? Forse ha dato fastidio evidenziare che la giunta Comunale usufruisce di un’ assicurazione e che sono stati pagati contributi Inps per molti anni arretrati ad alcuni assessori? Forse ha dato fastidio la mia querela nei confronti di un dirigente del Comune, guarda caso è stata archiviata senza che io fossi stato avvisato dalla Procura di Messina, nonostante abbia espressamente richiesto di essere avvisato nel caso di archiviazione. Il sottoscritto è stato eletto Consigliere Comunale probabilmente scomodo a qualcuno per adempiere alle proprie funzioni dettate dallo statuto comunale che è quello di vigilare e controllare l’operato dell’amministrazione affinché siano rispettati gli interessi generali della città. Questo accanimento giustizialista alla mia persona è palese, bisogna liquidare il consigliere Lo Monaco Antonio per eliminarlo dalla competizione elettorale. In ultimo, ricordo a tutti, che in questa città è scomparso un imprenditore taorminese, Maurizio Russo, e oggi per tutta questa serie di fatti denunciati dal sottoscritto in Consiglio comunale,sono consapevole che chi dà fastidio dove ci sono milioni di euro di lavori può ritrovarsi solo, e fare anche una brutta fine. Sono certo e fiducioso che la città degli onesti è pronta a reagire per ripristinare la democrazia, le regole e gli interessi generali del paese. Ringrazio, intanto, tutte le persone per la solidarietà che mi è stata data e l’invito a continuare”.

Storie distinte e distanti, diciamolo subito, quella dell’intimidazione denunciata da Lo Monaco e la tragica fine fatta da Maurizio Russo. Ma una vittima della propria onestà non può e non deve essere dimenticata dalla comunità dove viveva e si è fatto apprezzare per le sue qualità umane, morali e professionali. L’onesto e dinamico imprenditore taorminese scomparve il 24 marzo 2011 e fu trovato privo di vita nelle campagne dell’Etneo il successivo 21 aprile. L’inchiesta sulla morte di Russo è stata subito archiviata dalla Procura di Messina ritenendo che sia stato un suicidio: ma una nuova indagine sul caso è stata poi aperta dalla Procura di Marsala.

Al centro delle attività investigative avviate a Marsala sono finite vicende connesse ai lavori di “Completamento dell’ex Collegio dei Gesuiti da adibire a servizi culturali”, e dunque la realizzazione di un Polo Museale, con il Museo della Mafia, a Salemi. Il 25 febbraio 2010 erano stati consegnati a Maurizio Russo interventi per complessivi 755 mila euro, aggiudicati alla sua impresa. Senza entrare nuovamente nel merito di questa dolorosa storia, sulla quale allora come adesso merita il massimo rispetto e il più sincero pensiero di stima e conforto la moglie e l’intera famiglia di Maurizio, la tragica fine di un giovane di 41 anni, non può essere relegata nell’oblio dei ricordi scomodi, come frettolosamente è avvenuto in una comunità come Taormina che spesso preferisce trincerarsi nell’illusione di essere un’inviolabile isola felice.

Quel caso ha lasciato ombre e interrogativi che mai hanno trovato una plausibile risposta, e anche per noi che in quel periodo ce ne siamo occupati lavorando con “Chi l’ha Visto” alla fine fu come andare a sbattere contro il muro invalicabile che, puntualmente, si alza attorno alla roccaforte Taormina, quando si prova a vedere qualcosa che nella “Perla dello Jonio” non va e se soltanto si prova a volgere lo sguardo oltre le apparenze dell’isola felice. Un dettaglio emblematico: Maurizio, al momento del ritrovamento, aveva nelle tasche dei pantaloni due biglietti manoscritti. Si fa davvero una gran fatica a credere che una persona decida di togliersi la vita lasciando i propri pensieri e le sue volontà – chiaramente destinati a una lettura altrui – nel profondo delle proprie tasche in una sperduta zona a 50 km da Taormina, dove quei foglietti potevano rimanere introvabili per sempre. Il podere dove si concluse la vita di Maurizio era un posto quasi fuori dal mondo, come forse nemmeno Dante avrebbe potuto immaginare, e soltanto chi ci è stato può comprendere sino in fondo quanto inquietante fosse, anche solo per l’aria che si respirava. Quella stessa aria che in certi casi sembra aleggiare su Taormina, l’isola felice violata.

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