Sino a che punto dovremo ancora subire i tagli alla spesa pubblica e l’aumento indiscriminato delle tasse?

Mario Monti

Qualsiasi debito si riduce in due modi, incassando di più o spendendo di meno. Il concetto é semplice, non c’e’ bisogno di andare a scuola per capirlo.

Per quanto riguarda il debito pubblico, questo andrebbe idealmente ridotto nei periodi di espansione, ed incrementato durante le recessioni. In Italia, dove ci si diverte a fare le cose al contrario, le tasse sono state ridotte nei periodi di relativa tranquillitá, e adesso ci troviamo a doverle alzare, assieme ad una drastica riduzione della spesa pubblica, durante una severa crisi.

In un modo o nell’altro la riduzione di un debito deve avvenire. É banale ripeterlo, ma sembra che ci si dimentichi che più cresce il debito, piú il denaro viene prestato a tassi incrementalmente piú alti, visto che chi offre credito si fida incrementalmente di meno. Si rischia che i tassi d’interesse elevati, come quelli che spesso l’Italia subisce, crescano piú velocemente del Prodotto Interno Lordo (Pil) del Paese, e quindi piú velocemente delle entrare, al punto in cui nessuno crederá piú che il debito verrá ripagato, congelando i prestiti e paralizzando il Paese.

Fin dove dobbiamo subire i tagli alla spesa pubblica e l’aumento delle tasse? La risposta é semplice: fino a quando il bilancio di ció che si deve é pari a quello che si ha. Il debito pubblico attuale é pari a poco piú del 120% del Pil, mentre un valore del 100% (o 1 a 1) col Pil é il livello “sano” che permette ad un governo di incrementare la spesa (aumentando il debito) senza problemi durante i periodi di crisi, sapendo che poi ridurrá il debito nella fase di espansione.

Sin qui la logica ci permette di capire il problema e la soluzione “tecnica”. Ma a livello politico questa soluzione “all’olio di ricino” non piace; non si riesce ad ingerirla anche se si sa che fa bene. Dopotutto sono i politici che devono essere eletti o rieletti e, di solito, lo si fa promettendo mari e monti, e non annunciando licenziamenti e tagli.
Ed é per poter attuare la soluzione tecnica che ci si é affidati al governo di Mario Monti. Il fatto rimane che (a prescindere dai tentativi dei politici di usare il governo tecnico come capo espiatorio) i cittadini in gran parte addossano la colpa per l’attuale crisi alla classe politica che l’ha creata e non puó risolverla.

Per questo motivo i politici hanno cominciato a parlare di un “Monti Bis”, non solo perché sanno di non poter riuscire a creare un’alleanza di maggioranza stabile, ma anche perché non esiste una forza politica che potrá continuare a diminuire la spesa pubblica. Non che sia un’operazione semplice, anche perché la spesa pubblica italiana viene illustrata in una maniera quasi incomprensibile.

Si sfida a spiegare, ad esempio, cosa siano esattamente gli “Oneri Non Ripartibili” per cui il governo ha speso 39 miliardi nel 2011. Capire dove sono le spese “inutili” e quelle “utili” non é facile, soprattutto se la spiegazione fosse in mano ad un politico che per definizione vuole far contenti tutti.

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