La Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia: momento significativo per ricordarci che il futuro non può prescindere dalla tutela delle nuove generazioni

i diritti dell’infanzia

“Toutes les grandes personnes ont d’abord été des enfants. Mais peu d’entre elles s’en souviennent”.
Antonine de Saint-Exupèry – Le petit Prince

Si è celebrata in questi giorni la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia. L’assurdità umana si fa spazio in giornate come questa. Si lanciano appelli mentre nel mondo centinaia di migliaia di bambini muoiono per fame, per malattie senza contare i massacri programmati di tutte le guerre del mondo, le vittime innocenti dei bombardamenti israeliani e potremmo continuare all’infinito indagando il presente e facendo anche salti nella storia che tutto sembra essere tranne Magistra Vitae.

Diritti negati in ogni angolo del pianeta “I bambini sono il futuro del mondo. Il rispetto dei loro diritti è fondamentale perché garanzia del futuro stesso dell’umanità e della qualità della vita del mondo intero. Ma troppo spesso gli adulti, che hanno il compito e il dovere di definire e far rispettare questi diritti in ogni angolo della Terra, lo dimenticano. Non sappiamo investire sul futuro del nostro pianeta!”, sottolinea Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione – Cipsi, che in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia si fa portavoce ti tante e tantissime associazioni umanitarie attive nel sociale che quotidianamente lottano per togliere una spina nel fianco a questi bambini e per creare una vera opportunità, una vera alternativa per il loro futuro.

Per dare alcuni dati sull’infanzia: dopo le promesse degli Obiettivi del Millennio, ancora oggi almeno il 26% dei bambini africani non frequenta la scuola. Oltre la metà degli esclusi sono bambine, a conferma di un’emarginazione ancora fortemente basata sulla differenza di genere. Inoltre, secondo i dati diffusi dall’Unicef, nel mondo abbiamo 33 milioni di migranti sotto i 20 anni di età, su un totale di 214 milioni di persone che vivono fuori dal proprio paese d’origine.

I paesi in via di sviluppo detengono la percentuale più alta di bambini e adolescenti migranti: circa 20 milioni ovvero il 60%. Dati troppo alti, che impongono un cambio di direzione radicale verso il rispetto concreto dei diritti dei bambini e di tutti gli esseri umani.

L’articolo 7 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, approvata a New York il 20 novembre 1989, siglata da ben 193 nazioni e ratificata dall’Italia nel 1991 con la legge n. 176, afferma che ‘i bambini hanno diritto a un nome e a una cittadinanza’. Pensiamo solo al nostro Paese dove ci sono almeno 4.500 i minori stranieri non accompagnati e circa 572 mila minori nati in Italia, che rappresentano le cosiddette “seconde generazioni”.

Sono ragazzi nati in Italia, figli di immigrati: studiano nel nostro paese, parlano la nostra lingua e i nostri dialetti, molto probabilmente non sono nemmeno mai stati nel paese d’origine dei loro genitori né spesso ne parlano la lingua. Eppure non sono riconosciuti cittadini italiani come tutti gli altri. I bambini nati in Italia devono acquisire la cittadinanza per ius soli, ed è fondamentale che il parlamento legiferi per il raggiungimento di questo diritto.

Quello di questa giornata è un richiamo forte alla società civile ed alle istituzioni. Non bastano solo le parole, c’è bisogno di cambiamento, di responsabilità da parte da ognuno, nessuno escluso. Se uccidiamo e deturpiamo l’infanzia muore il nostro futuro.

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