Il volto di San Pio sulla casa disabitata e i fedeli si radunano a migliaia per l’incredibile avvenimento. Antropologo: “apparizioni sono giochi della mente”

l’incredibile apparizione a Mercogliano

«Nessun miracolo o apparizione miracolosa. Alle falde del Partenio troviamo solo un suggestivo esempio di pareidolia». L’antropologo Marino Niola, prova a ridimensionare così la commozione delle migliaia di irpini che da giorni pregano e depositano fiori dinanzi la vecchia casa adiacente alla chiesa di San Modestino a Mercogliano, sulla cui facciata sostengono di scorgere il profilo di Padre Pio da Pietrelcina, il frate delle stimmate santificato il 16 giugno 2002 da Giovanni Paolo II. La notizia viene riportata da “Il Mattino” di Napoli.

«La figura che i fedeli sono convinti di intravedere sul muro adiacente la chiesa mercoglianese, – afferma Niola – è frutto di un’illusione percettiva che gli studiosi chiamano pareidolia. Consiste nell’interpretare uno stimolo, di per sé vago e confuso, in maniera chiara e riconoscibile. In poche parole, si tratta di un processo psicologico che porta istintivamente e automaticamente a trovare forme familiari in immagini disordinate, ottenendo così una spiegazione razionale a fenomeni apparentemente paranormali, quali appunto le apparizioni di immagini su muri o la comparsa di fantasmi in fotografie».

Dunque, Niola, a Mercogliano soltanto una bizzarra illusione accresciuta col fervore religioso?
«Assolutamente sì. Gli esempi abbondano, soprattutto in campo religioso. Per un uomo di fede, una macchia di umidità che ricorda un volto viene inevitabilmente associata alla Madonna, a Gesù o a un santo particolarmente conosciuto e amato come san Pio, che incarna di più l’ideale della religiosità contemporanea. Parliamo di un fenomeno molto comune, quotidiano, che agisce anche a livello acustico quando si crede di sentire suoni, parole o frasi significative in rumori casuali, come quelli ottenibili da registrazioni eseguite al contrario. Numerose leggende riguardo a presunti messaggi inquietanti, o addirittura demoniaci, inclusi in canzoni rock ed heavy metal – si pensi ai brani ”Revolution 9” dei Beatles e ”Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin – sono da attribuirsi proprio a questa illusione percettiva, amplificata dai fan e in alcuni casi sfruttata a scopi commerciali dalle industrie discografiche».

«È un gioco psicologico che affina l’occhio in generale, donando all’immagine trovata un senso che nasce esclusivamente nella testa dell’osservatore. Un gioco illusivo che quando diviene collettivo porta a manifestazioni di pura suggestione. Ognuno di noi ha un riconoscimento innato estremamente radicato per i volti e le sembianze umane. Ogni volta che vediamo in una nuvola un elefante, in una manciata di fagioli gettati sul tavolo una forma familiare o in una screziatura sul fondo di una padella un personaggio biblico siamo di fronte a fenomeni di pareidolia. Gli avvistamenti di Ufo sono, spesso, imputabili a cause pareidoliche, così come, almeno in parte, il fenomeno del mostro di Loch Ness. È pareidolia quando ci capita di vedere in un’ecografia il nostro futuro bambino che ci saluta strizzando l’occhio. Del resto, bastano due punti e una riga per rappresentare un volto, donde il successo delle faccine nei messaggi di posta elettronica, negli sms e nei social network più diffusi come Facebook e Twitter».

La frequente apparizione di immagini sacre non può considerarsi una prova che c’è sotto qualcosa di miracoloso? «Anche in questo c’è una spiegazione psicologica molto semplice. Siamo soliti notare l’ordine nel disordine, per cui se al gioco del Lotto vengono estratti i numeri 11, 12, 13, 14 e 15 ci sembra un’anomalia incredibile, quando in realtà questa sequenza ha la stessa probabilità di ogni altra. Nella nostra vita quotidiana ci imbattiamo in milioni di forme casuali: volute di fumo, nubi, ombre sui muri, macchie di muffa. Ma notiamo e ricordiamo soltanto quelle che riteniamo in qualche modo speciali e ci dimentichiamo delle altre».

«Diciamo che non sopporta il vuoto e lo riempie con tutto ciò di cui dispone. Per questo cerca strenuamente un qualche tipo di ordine nella realtà che ci circonda sulla base delle nostre aspettative, conoscenze, credenze, speranze e timori. Sono le nostre conoscenze linguistiche a permetterci di riconoscere in un suono vago un preciso messaggio espresso, guarda caso, nella nostra lingua o in una lingua che conosciamo. Sono i nostri timori a farci vedere una figura mostruosa tra i rami di un bosco a mezzanotte. È la cultura religiosa cui apparteniamo che ci fa vedere su un tronco d’albero l’immagine di Gesù invece di quella di Maometto. Questa caratteristica è talmente rilevante che si può ben dire che la mente umana è una macchina produttrice di senso, anche se non ce ne accorgiamo».

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