Determina sindacale contro lo “scomodo” consigliere, che ha denunciato gli sprechi e abusi in Comune: viene portato a giudizio per la tettoia abusiva di una residente delle cooperative di cui è presidente. Ma la Giunta non si è costituita al processo Bnl contro l’assessore D’Urso…  

Antonio Lo Monaco

Si arroventa il clima politico e puntualmente iniziano i “colpi bassi” nel mare della pochezza non solo amministrativa ma umana che attualmente esprime la politica a Taormina.

Una determina sindacale che appare, altresì, un atto intimidatorio, va a colpire in queste ore il consigliere comunale di opposizione Antonio Lo Monaco.

E’ lui il destinatario, infatti, di un provvedimento tanto strano quanto inquietante. Lo Monaco, in questi anni ha rifiutato incarichi e stipendi (nel 2008 disse “no” ad oltre 3 mila euro per la presidenza della Rete Fognante), si è distinto nella sua azione politica per aver denunciato a più riprese sprechi e abusi della pubblica amministrazione e ha colpito meccanismi intoccabili come il sistema delle indennità e le incongruenze negli impegni di spesa del Comune in vari settori, a partire dai Lavori pubblici. Cose scomode, che portano inevitabilmente a farsi nemici.

Il Comune di Taormina si è costituito ora in giudizio, nominando con apposito incarico un legale di fiducia, contro un’associata delle Cooperative D’Orville e – guarda caso – nei confronti anche di Lo Monaco, che è presidente delle medesime cooperative.

“In questa vicenda – si legge nella determina sindacale n. 123 del 19 novembre scorso – il Comune di Taormina non può non rivestire il ruolo di parte offesa”. Ed ancora: “per la particolarità e difficoltà della materia oggetto del presente giudizio la scelta del legale deve indirizzarsi su un penalista di fiducia e di compravata (ma non si dice forse “comprovata” in lingua italiana…?) capacità”.

Evidentemente, stando a quanto si legge, Lo Monaco e l’associata delle cooperative potrebbero aver commesso qualche grave reato che rischia di nuocere al Comune di Taormina.

L’ipotizzato reato “grave” è il seguente: una signora, residente alle cooperative, avrebbe realizzato una tettoia abusiva e un pezzo di corridoio non autorizzato nel proprio appartamento. Avete capito bene.

La determina sindacale conferisce mandato al legale (al quale dovrà essere poi pagata parcella) e dispone di  “provvedere con successivo atto ad impegnare la somma occorrente per il costo del giudizio precisato che la stessa è già stata concordemente fissata nell’importo complessivo di 6.240,07 euro”.

In buona sostanza, un Comune privo di liquidità di cassa e vicino al dissesto, si premura di inseguire in Tribunale un consigliere comunale e sostenere le spese per il giudizio in una banalissima causa. Mentre magari quei 6 mila euro – più altre eventuali spese – potevano essere destinati ai poveri o i disabili o comunque per un qualsiasi altro uso più proficuo e utile alla collettività.  

Il 22 novembre scorso si è già svolta la prima udienza al Tribunale di Taormina e la singolarità della vicenda avrebbe creato, a quanto pare, un certo disagio persino al Pm.

Quante tettoie abusive o presuntamente tali ci sono a Taormina? Tante. E se per ognuna di queste il Comune dovesse costituirsi in giudizio quanto costerebbe ciò all’ente?

Firmatario della determina è il vicesindaco Pippo Calabrò, persona onesta e perbene al quale non va mossa alcuna contestazione e certamente estraneo al caso. Non può essere ritenuto lui l’attore o persecutore di questa storia, e– azzardiamo dire – Calabrò non è neppure a conoscenza dei contenuti dell’atto. Si ha l’impressione che quella determina gli sia stata fatta firmare probabilmente da chi, invece, a Palazzo dei Giurati poteva avere qualche “sassolino nella scarpa” da togliersi nei confronti del consigliere Lo Monaco.

Risulta che in questi anni Lo Monaco abbia risanato i conti delle cooperative e centrato brillanti risultati nella qualità di amministratore, ma che da quelle parti siano anche successi fatti anomali. Ad esempio opere di ristrutturazione degli edifici, sui quali Lo Monaco ha denunciato all’Autorità Giudiziaria una tentata truffa.

E allora un interrogativo e un raffronto sorge spontaneo: come mai il Comune si costituisce con determina sindacale nei confronti di Lo Monaco ritenendo che l’ente “non può non rivestire il ruolo di parte offesa” per una tettoia (forse) abusiva, mentre ad esempio ci pare di non ricordare che il Comune di Taormina si sia analogamente costituito nei confronti di Fabio D’Urso.

Nei confronti dell’assessore al Contenzioso e alle Finanze del Comune di Taormina, ricordiamo, è in atto un’azione giudiziaria della BNL, banca dalla quale D’Urso è stato anche licenziato. E D’Urso è stato rinviato a giudizio insieme altri dipendenti con l’accusa di “aver concesso prestiti personali o fidi superiori al massimo scoperto, a persone o società che non avevano i requisiti di legge e comunque sulla scorta di documentazione carente o falsa”.

D’Urso, al quale va fatto l’augurio più sincero di poter presto dimostrare la propria innocenza e completa estraneità ai fatti, è al centro di una vicenda la cui gravità delle accuse appare evidente. A scanso di equivoci, il simpatico assessore non c’entra col caso Lo Monaco e non è lui l’ispiratore, ma l’esempio della sua disavventura giudiziaria è provocatoriamente calzante sul concetto di Comune “parte offesa” o “parte non offesa” su vicende che riguardano amministratori ma in entrambi casi fatti privati avvenuti fuori dall’ambito di Palazzo dei Giurati.

E allora da un lato si sceglie la linea morbida per rispettare un assessore alle Finanze indagato per ipotesi di reato in materia finanziaria e si esclude, a ragione o torto che sia, quindi che il Comune in una circostanza del genere possa essere implicitamente “parte offesa”, mentre dall’altro lato si procede contro un consigliere comunale perchè presidente di una cooperativa dove c’è forse una tettoia abusiva  e quindi un abuso urbanistico commesso dall’inquilina di un condominio. Quante volte il Comune si è costituito in giudizio su diatribe di cooperative?

Sembra il più classico dei discorsi dei due pesi e due misure. L’ennesimo scivolone di un Comune di Taormina dove ci si è convinti di essere uno Stato a parte, distinto e distante dal cittadino. Un’entità con le proprie regole “motu proprio” e la casta dei suoi “luminari” che di illuminato hanno poco o nulla.  

E allora anche un bambino si renderebbe conto con estrema facilità che la costituzione in giudizio contro Lo Monaco – al quale va la nostra solidarietà – appare, insomma, il maldestro tentativo di dare un segnale al consigliere e fargli intraprendere un’azione legale verso il Comune per renderlo così ineleggibile alle prossime elezioni comunali.

Quando gli amministratori di un Comune scendono a queste bassezze e qualcuno decide di spostare il confronto politico e umano sul piano dello scontro personale o peggio ancora nelle aule di un tribunale è un gran brutto segnale per la città. Significa che il gioco al massacro ha superato ogni limite e l’astio, i veleni e le vendette trasversali hanno preso il sopravvento su tutto il resto.

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