Bersani, Fini, Di Pietro, Gasparri incoerenti nelle dichiarazioni dei redditi presentate. Tutti evasori?

Gianfranco Fini

Il Redditest è già in agguato e, intanto, svela singolari anomalie nella dichiarazione dei redditi dei “signori” della casta. Passando ai raggi x le dichiarazioni di leader politici nazionali come Bersani, Fini, Di Pietro, Gasparri, il quotidiano Libero dimostra come, sottoposti allo strumento di autodiagnosi fiscale, ricevono tutte un bel semaforo rosso.

Ovvero, incoerenti, cioè potenziali evasori meritevoli di accertamento. Un modo originale per rilevare le numerose incongruenze del redditest (interfaccia del redditometro vero e proprio).

Va detto che l’operazione di Franco Bechis per Libero, diciamo così irrituale, intanto “premia” la trasparenza dei pochi leader che hanno messo in rete le proprie entrate annuali. Per dire Alfano, leader del Pdl, non lo ha fatto (per questo è subentrato Gasparri).

Alla malizia di Bechis (“su come spendono i rimborsi pubblici ci siamo fidati di loro”) corrisponde però la segnalazione di un problema. Questo benedetto reedditest, è davvero di aiuto o serve solo a misurare l’inattendibilità del “sistemone”? Aumentando cioè paure e paranoie di non essere in regola, pur avendo sotto mano tutte le ricevute e le pezze d’appoggio per dimostrare che tanto ho guadagnato, tanto sono riuscito a spendere.

Nel caso dei 4 politici, ad esempio, “anche inserendo due volte i rimborsi ottenuti dal Parlamento in entrata e in uscita (operazione in cui il Redditest è ambiguo) il risultato di incoerenza non cambia”. Per Bersani, Di Pietro e Fini il semaforo rosso scatta automatico per colpa delle proprietà immobiliari. Su Fini (e ti pareva) l’incoerenza si deve alle spese di manutenzione: il software prevede super esborsi. Per gli altri due bastano le semplici proprietà dirette per indisporre la macchina.

In effetti, altre simulazioni, rivelano incongruenze derivanti dall’arbitrarietà delle voci e dei coefficienti. Per esempio. Se tu spendi, mettiamo 8 mila euro, per un gioiello, il redditest non fa una piega. Se utilizzi gli stessi soldi per fare un bel viaggio, allora sono dolori. Secondo gli ideatori del software “il gioiello è valorizzato dalla funzione di regressione come bene a utilità pluriennale, mentre un viaggio è considerato dalla regressione come spesa corrente”.

Insomma uno si apprezza l’altro è un bene voluttuario che deperisce il tempo di consumarlo. Certo un gioiello, come le azioni, o un titolo di Stato, può apprezzarsi come diminuire di valore. Altro esempio: le spese di manutenzione di una casa. Se tu hai speso, mettiamo, 15 mila euro per piccole ristrutturazioni alla villa al mare, il redditest non sente ragioni: 40 mila euro avresti dovuto spendere, qualcuno ti chiamerà per verificare l’entità delle fatture.

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