Gli assessori D’Urso e Muscolino si dicono convinti che sulla sfiducia al sindaco e alla Giunta il Consiglio si spaccherà e farà dietrofront, senza andare comunque oltre un “innocuo” documento di diffida. Finirà così?

Marcello Muscolino e Fabio D’Urso

A quattro giorni dal Consiglio comunale che potrebbe scrivere la parola fine alla legislatura, clima politico in fermento a Taormina. Sono ore di febbrili consultazioni per concordare le modalità con cui sfiduciare il sindaco Mauro Passalacqua e l’Esecutivo. In serata, ad ora di cena, è prevista una riunione informale tra alcuni esponenti delle forze politiche locali.

Secondo quanto stabilito nel vertice tra maggioranza e opposizione di mercoledì scorso si dovrebbe andare in aula con un documento, di fatto, finalizzato a chiedere al primo cittadino di rassegnare le dimissioni. Diciassette consiglieri sui venti dell’assemblea hanno già firmato il 19 novembre scorso la sfiducia politica al sindaco e alla Giunta.

Intanto, si acuisce la frattura proprio tra Giunta e Consiglio comunale. Il bilancio è passato in Consiglio in extremis con l’artifizio di un voto tecnico e l’intesa a denti stretti raggiunta da tutti i consiglieri, ma gli assessori tornano a destinare frecciate al Civico consesso.

In queste ore alcuni assessori, a quanto pare, starebbero ostentando la certezza che il Consiglio alla fine farà dietrofront e il polverone si risolverà in un nulla di fatto. A “sfidare” l’assemblea consiliare sugli scenari politici in itinere, in particolare, Fabio D’Urso e Marcello Muscolino, che non perdono occasione per mostrarsi tranquilli – si fa per dire, visti i loro risultati amministrativi – sugli sviluppi della situazione.

D’Urso, come rivelano fonti a lui vicine, avrebbe già avuto un contatto telefonico con il sindaco Mauro Passalacqua, il quale al rientro in Italia dalla trasferta istituzionale negli Stati Uniti avrebbe chiesto lumi sulla situazione e sulle effettive intenzioni del Consiglio. In tal senso l’assessore messinese avrebbe rassicurato il sindaco, sostenendo che non ci sarà alcuna sfiducia e che il Consiglio, anche in virtù della vigente normativa in materia (che manderebbe a casa pure l’assemblea se dovesse votare e approvare una mozione, ndr), non sarebbe in grado di andare oltre una “innocua” nota di diffida che lascerebbe tutto invariato.

Stando alle convinzioni di D’Urso, in sostanza, si prospetterebbe un’ accessa discussione anologa alle sedute del bilancio, ma nulla più di un documento che potrebbe essere posto in votazione al solo fine di diffida, senza estreme conseguenze. E poi…tutti a mangiare la pizza in allegria.

Sulla stessa posizione di D’Urso, il suo collega Muscolino, che stigmatizzando le accuse del Consiglio alla Giunta, riterrebbe che al momento non ci sia nessuna sfiducia in atto all’indirizzo del primo cittadino e della squadra di governo.

I “pretoriani” del sindaco non temono lo tsunami di fine legislatura, appaiono convinti che il Consiglio sia destinato a spaccarsi o almeno a desistere in alcuni suoi componenti in caso di pressing poi dei rispettivi assessori di riferimento. E stando a questa teoria, di conseguenza, non si arriverebbe più alla compattezza delle 17 firme apposte nei giorni passati.

Avranno ragione gli assessori o il Consiglio? Tanto rumore per nulla e gran finale a “tarallucci e vino” (con la pizza ovviamente…)?

Aspettando di vedere come andrà a finire, qualche riflessione a margine è d’obbligo. Il commissariamento forse non farà dormire sonni tranquilli viste le passate esperienze senza dubbio negative, ma che non sia un bel paravento dietro al quale nascondersi.

Dall’esito di questa ennesima querelle, non sarà difficile capire se, a questo punto, prevarrà l’interesse vero di salvare il salvabile in una città ormai in ginocchio o se, invece, emergerà la voglia di difendere a tutti i costi la poltrona per qualche mese.

Il problema va ben oltre il dilemma della sfiducia “si” o “no” a Passalacqua, dimissioni si o no, ma è cosa si voglia fare fare di Taormina e se si intenda continuare a giocare tra piccole beghe di palazzo e intrallazzi, con la logica delle future alleanze a suon di numeretti e con la sola ed unica preoccupazione del prossimo cavallo di Troia da individuare. Un film già visto, che non appassiona più.

 

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