L’ex procuratore di Palermo potrebbe candidarsi con il Movimento Arancione guidato dal sindaco di Napoli

Antonio Ingroia

Magistrati, operai, intellettuali, studenti: gli uomini e le donne del “Movimento Arancione” cominciano ad avere non solo profili, ma anche nomi. A cominciare da Antonio Ingroia ex procuratore aggiunto di Palermo e magistrato antimafia per ora riparato in Guatemala dopo le inchieste sui rapporti tra Stato e mafia, vicinissimo al sì o almeno in pole position per la candidatura. La clamorosa notizia è del quotidiano “Il Mattino” di Napoli.

Stesso discorso per Antonio Di Luca cassaintegrato Fiom della Fiat di Pomigliano condizione che sconta in quanto sindacalista che ha rifiutato gli accordi proposti dalla fabbrica delle automobili torinese. Marco Revelli storico e sociologo piemontese, un docente figlio di Nuto, il partigiano. Ce ne sono molti altri ma prima di metterli in fila è utile capire cosa si sta muovendo in queste ore in vista del 12 dicembre data della presentazione della lista arancione creatura del sindaco Luigi de Magistris.

Il primo dicembre alle 18 al Teatro Vittoria il movimento «Cambiare si può» ha convocato un’assemblea per la discesa in campo alle politiche, Luciano Gallino il noto sociologo e studioso della politica tra i promotori, spinge per un’alleanza con gli arancioni. E il primo dicembre questa alleanza dovrebbe essere ratificata con la benedizione appunto di Gallino. Non un passaggio da poco, intanto perché De Magistris ne ha condiviso lo spirito e l’appello già tre settimane fa, e il sindaco dovrebbe essere da quelle parti alle 18 del primo dicembre.

Accompagnato dal politologo della giunta Alberto Lucarelli, assessore ai Beni comuni in odore anche lui di candidatura. «Cambiare si può» annovera fra i firmatari oltre a Gallino personalità di spessore nazionale come appunto Revelli, Livio Pepino magistrato, dal 2006 al 2010 membro del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici ed è stato anche presidente di Magistratura Democratica. E ancora: Paul Ginsborg storico e docente all’università di Firenze e l’economista milanese Guido Viale.

Tutti che hanno già dato la disponibilità a scendere in campo e a candidarsi per governare. Tra le personalità napoletane c’è Attilio Wanderlingh «agitatore culturale» di Intra Moenia, Andrea Mormiroli della comunità Dedalus che lavora con gli ultimi, don Aniello Manganiello già parroco di Scampìa. Il primo dicembre si sancirà l’alleanza con questo mondo.

Tanto che il 12, giorno della presentazione della lista, sempre a Roma, si sta dando la caccia a una sala da almeno 350 posti. Segnale evidente che tanti vorranno partecipare. Il manifesto di «Cambiare si può» del resto è chiaro: è un movimento antiliberista allergico tra le altre cose al Pd, a Sel e ai grillini così catalogati.

«Il modello sociale europeo è cancellato dalle compatibilità economico-finanziarie in una concezione dell’economia che non lascia spazio alla politica. Questa posizione è stata da tempo abbracciata dal Partito democratico e si è tradotta nell’appoggio senza se e senza ma al governo Monti. È una prospettiva nella quale si è inserito il gruppo dirigente di Sel. Dall’altra parte c’è la posizione del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che, pur partendo da una condivisibile critica radicale di questa classe politica e di questi partiti, non offre risposte sul piano della democrazia costituzionale e di una diversa uscita dalla crisi in atto».

Insomma, come il Movimento Arancione, la volontà non è quella di scassare ma di governare nel solco di una marcatissima alternativa al montismo. Il risvolto più napoletano e interno è che con la candidatura di Lucarelli e quella probabilissima di Sergio D’Angelo assessore alle Politiche sociali si andrebbe inevitabilmente verso un rimpasto di giunta. Tra l’altro mai negato da de Magistris, convinto che «non contano le poltrone ma quello che si dà al movimento». Sarebbe difficile, in caso di elezione dei due assessori, tenerli in squadra col doppio incarico.

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