Ddl Sallusti, governo ko al Senato: passa emendamento Berselli che prevede il carcere per i giornalisti e soltanto una multa per i direttori. Lunedì sciopero della stampa

Alessandro Sallusti

L’Aula del Senato ha detto sì alla norma “salva-direttori”, inserita nel Ddl Diffamazione dal relatore Berselli, quella che prevede che per lostesso reato della diffamazione il giornalista vada in carcere fino a un anno, mentre al direttore e al vicedirettore responsabile tocchi solo il pagamento di una multa fino a 50mila euro.

Approvata la norma con 122 si, 111 no e 6 astenuti, mandando di fatto ko il governo: il sottosegretario alla Giustizia, infatti, aveva dato parere contrario “per ragioni tecniche”. La Federazione della stampa italiana ha indetto uno sciopero dei giornalisti per lunedì.

La mobilitazione riguarderà l’intera categoria: giornalisti di quotidiani, televisioni, agenzie di stampa, periodici, testate web, free lance, uffici stampa. Lo sciopero è «contro il provvedimento sulla diffamazione in discussione al Senato che limita gravemente l’autonomia dell’informazione», annuncia il segretario della Federazione della stampa, Franco Siddi.

La votazione è rimasta aperta a lungo per via di numerosi “pianisti” che sono stati richiamati all’ordine dai segretari d’Aula. Hanno votato a favore il Pdl, la Lega e Coesione Nazionale. Il Pd ha detto “no” (ma in molti non hanno preso parte al voto) insieme all’Udc e all’Idv. Gerardo D’Ambrosio non ha partecipato alla votazione e critica pesantemente la norma soprattutto da un punto di vista giuridico. «Ma vogliamo tornare tutti quanti al primo anno di università? – chiede – Così com’è scritto questo emendamento è un obbrobrio giuridico. E’ una sceneggiata incredibile». Berselli difende la sua proposta negando che abbia effetti anche sull’articolo 57 del codice penale: «C’è una diversità sostanziale tra l’autore dell’articolo e il direttore».

«Non possiamo abbandonare il relatore ai cannoneggiamenti della sinistra che parlano di attacchi sistematici»: è l’invito rivolto da Roberto Castelli al resto del centrodestra dopo aver sostenuto le ragioni della norma che differenzia la pena per giornalisti e direttori.

Una differenziazione che il responsabile Giustizia dell’Idv Luigi Li Gotti non esita a definire una «discriminazione». Attacca a testa bassa la norma dicendo che oltretutto penalizza il giornalista radiato che comunque «ha diritto di scrivere se vuole» e annuncia il “no” del suo gruppo.

Anche Rutelli difende il “salva-direttori”, ma la sua proposta di inserire un registro nelle redazioni per annotare la vera identità degli autori anonimi non passa.
Silvia Della Monica si astiene «dal partecipare al voto di questo pasticcio».

Achille Serra dell’Udc fa un paragone con il furto: «Palo e ladro hanno la stessa pena. Perché giornalista e direttore no?». Vincenzo Vita (Pd), infine, non ha dubbi: «Questo testo è un vero pasticcio e non ha senso».

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