Il Cavaliere torna in prima linea e rottama il Pdl con Forza Italia 2.0. Alfano lo boccia e avverte: “se ci sono candidati indagati io non corro”. Sgarbi si ritira e va all’attacco del segretario: “così stai distruggendo tutto”

Silvio Berlusconi pronto a “resuscitare” Forza Italia

Silvio Berlusconi, dopo aver trascorso notti insonni, ha rotto gli indugi. E’ pronto a veleggiare verso acque lontane dal Pdl, facendo rotta sulla (ri)nascita di un soggetto politico che si ispira al suo grande cavallo di battaglia. Forza Italia 2.0 – avete capito bene – in questo day after è più vicino, e il protagonista sarà ancora lui.

«Il dinosauro» sembra essere pronto ad uscire dal cilindro e il Cavaliere sfida i giornalisti ad un gioco di esegesi, davanti a palazzo Grazioli, poco prima di lasciare Roma. Si avvicina e racconta una barzelletta, dice di non voler parlare di politica, ma dopo aver risposto ad alcune domande sul Milan, si lascia sfuggire una battuta sul dinosauro «magro» (che potrebbe essere un nuovo soggetto politico), «Magro» come lui. Il cavaliere ha la gestualità da attore consumato nell’indicare la propria silhouette ormai alleggerita da vari chili. Il messaggio è chiaro: «eccomi, ci sono».

Torna ad invocare la riscossa di Fi l’amazzone Michaela Biancofiore, che stamani è andata a trovare Berlusconi per testimoniargli ancora una volta tutto il suo affetto. Gli ha portato una registrazione collage fatta sul territorio, con la voce della gente comune che lo sprona a tornare in campo. La vuole il coordinatore Sandro Bondi, che non si riconosce più in un partito ormai troppo sbilanciato a «destra» e ostaggio dei colonnelli ex An. Sono pronte Alessandra Mussolini e Daniela Santanchè, che guardano con sconcerto alla deflagrazione del partito. Ci contano vari ex Fi che preferiscono non uscire allo scoperto, ma si consumano nell’attesa che il Cavaliere si decida, una volta per tutte. E ci sono già sondaggi che attribuiscono alla nuova-vecchia cosa politica consensi tra il 22 ed il 24 per cento.

«Se ci sono candidati indagati, io non ci sarò»: il segretario del PdL Angelino Alfano, intanto, pronuncia parole che suonano come una dichiarazione di guerra allo stesso Silvio Berlusconi, salvo poi aggiustare il tiro, nel tardo pomeriggio: lui «è un perseguitato della giustizia, siamo e saremo al suo fianco».

Vittorio Sgarbi ritira invece la sua candidatura. La prima testa a cadere dopo l’annuncio di Alfano è quella di Sgarbi che però attacca: Alfano «stabilisce condizioni che precluderebbero la competizione al fondatore del suo partito, Berlusconi, indagato e condannato. «Mi ritiro, disgustato dalle sue parole. Senza vergogna, esibisce una questione morale avendo come compagni di partito numerosi inquisiti, rinviati a giudizio e condannati (che non hanno reagito al suo penoso ultimatum), e il fratello sotto inchiesta nell’ambito di una indagine sulla compravendita di esami all’Università di Palermo». Poi ribadisce di essere «disgustato» di vedere il proprio nome «al fianco del suo»; quindi «non posso partecipare alle Primarie del Pdl, e mi riservo di valutare qualunque iniziativa venga direttamente promossa da Silvio Berlusconi».

«Vedo che la partita in un partito morto – argomenta Sgarbi – si gioca tra un segretario di inquisiti che esibisce una doppia morale, e una rivale che non è indagata ma non è neppure laureata. È troppo. Il Pdl non esiste più. Per un persona libera, candidarsi alle primarie è accanimento terapeutico. Meglio l’ultimo degli inquisiti che l’ipocrita Alfano. L’inquisito potrebbe essere innocente, Alfano è colpevole di aver ucciso un partito».

Alfano, mentre si appresta a debuttare a Cagliari con la sua campagna per le primarie, continua a sottolineare che col Cavaliere c’è perfetta sintonia. Le colombe intanto continuano a lavorare. Fabrizio Cicchitto alla domanda se sia possibile ipotizzare un Pdl senza Berlusconi risponde: «Non credo e non si pone questo problema. Si pone invece un problema di divisione dei compiti e dei ruoli fra Berlusconi e Angelino Alfano». E ancora Gaetano Quagliariello: «Rispetterò qualsiasi scelta del presidente Berlusconi ma credo che in questo momento storico “spacchettare” la forza che abbiamo sedimentato sul territorio potrebbe essere un errore».

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