Decreto sviluppo, un altro processo oltre la Cassazione. Emendamento presentato dal Pdl fa insorgere Pd: “atto gravissimo, vogliono smantellare la giustizia italiana”

Silvio Berlusconi

Nel decreto sviluppo ci sarà un emendamento che potrebbe introdurre qualcosa di molto simile ad un quarto grado di giudizio, oltre quello della Corte di cassazione.

Nella sua formulazione più radicale, quella messa nero su bianco ieri dai parlamentari pdl Franco Mugnai, Giuseppe Valentino, Mariano Delogu e Alberto Balboni, consentirebbe di impugnare anche le sentenze di cassazione di fronte alle sezioni unite della stessa suprema corte.

Nella riformulazione prevista già per oggi, si limiterà ad allargare la possibilità di ricorso in Cassazione a tutte i casi in cui nel giudizio di merito non si sia tenuto conto delle leggi comunitarie.

Comunque vada, si tratta di una riforma quasi epocale, che a seconda delle interpretazioni potrebbe avere effetti su processi come quelli sul Lodo Mondadori (che deve ancora arrivare in Cassazione), o sul G8 di Genova, che davanti alla suprema corte ci è già passato decapitando gli ormai ex vertici della polizia criminale. E ancora, potrebbe vanificare gli sforzi della Cancellieri, che in questi giorni sta mettendo a punto le norme sull’incandidabilità in Parlamento, collegate proprio alla definitività della condanna. E in questo caso, nuovi ricorsi rimetterebbero in gioco tutti, o quasi, i parlamentari già condannati con decisione passate in giudicato. Ma andiamo con ordine.

Il progetto, che ha già fatto registrare il secco no del Pd e anche il parere contrario del sottosegretario alla Giustizia, Salvatore Mazzamuto, riguarda esclusivamente le violazioni di norme comunitarie contenute nelle sentenze emesse nei tre gradi di giudizio esistenti. In altre parole, almeno a sentire i parlamentari pdl che l’hanno studiata, la norma eviterebbe i ricorsi alla corte di giustizia europea da parte dei cittadini italiani che ritengono di non aver avuto sufficiente tutela nei nostri tribunali, da quelli ordinari fino alla cassazione.

L’emendamento, nella sua formulazione originaria, prevede la possibilità di appellarsi nuovamente alle sezioni unite della suprema corte con un ricorso del quale le stesse sezioni unite dovranno valutare l’ammissibilità. Insomma, sarebbe previsto una sorta di filtro, per evitare che chiunque ritenti un quarto giro davanti ai giudici. I parlamentari del Pd con maggiori conoscenze giuridiche, come Anna Finocchiaro e Silvia Della Monica, la vedono diversamente. Per la presidente dei parlamentari Pd, la norma è «gravissima». E «stupisce la perseveranza di qualcuno nel voler in tutti i modi smantellare il sistema giudiziario italiano attraverso meccanismi che ne rallentino o inceppino l’iter».

Sulla stessa linea la Della Monica: «Scritta così interverrebbe sulle sentenze già passate in giudicato negli ultimi due anni»; e Donatella Ferranti aggiunge: «Molti di questi procedimenti infatti si potrebbero riaprire con la scusa della violazione del diritto comunitario che ormai potrebbe venire esteso a dismisura». Bocciatura anche da via Arenula, dove il sottosegretario Mazzamuto si dice contrario, mentre il Guardasigilli Paola Severino sceglie il basso profilo: «Non l’ho ancora letta». Forse perché già sa che gli stessi firmatari, stamattina, si ingegneranno per trovare una formula diversa per rimodulare l’emendamento prima dell’ora di pranzo

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