L’accusa al cappellano di “San Vittore” nel libro del 2007 “La mia prigione”: “quel tipo provò a toccarmi, promise agevolazioni e lo raccontai. Nessuno ci aveva creduto”

Fabrizio Corona

Anche il fotografo dei vip Fabrizio Corona sarebbe stato oggetto, quando era detenuto a San Vittore, di attenzioni «particolari» da parte di don Alberto Barin, il cappellano arrestato martedì con le accuse di violenza sessuale e concussione. Lo rivela il Corriere della Sera.

«Ci provò a toccarmi, promettendomi agevolazioni», afferma oggi il fotografo. Ma l’accusa l’aveva già fatta in tempi non sospetti: Corona ha ricordato di aver parlato dell’episodio, una volta uscito dal carcere, nel suo libro «La mia prigione», uscito nel 2007.

All’epoca però la cosa non fece notizia: «Nessuno gli ha dato importanza», riferisce Corona. Il fotografo trascorse un’ottantina di giorni in carcere nel 2007, nell’ambito dell’inchiesta su Vallettopoli.

L’interrogatorio di garanzia di don Alberto Barin si terrà giovedì mattina all’interno del carcere di Bollate (Milano), dove il sacerdote 51enne è detenuto, davanti al gip di Milano Enrico Manzi, che ha firmato l’ordinanza di custodia.

Nell’ordinanza relativa al pericolo di reiterazione di reati, firmata dal gip Manzi, si legge che «l’indagato, nell’arco dei pochi mesi in cui è stato sottoposto ad indagine, ha collezionato una serie impressionante di approcci a sfondo sessuale e appare, francamente, in preda ad un totale sbandamento morale e umano, incapace di reagire ai suoi istinti, dimentico dei doveri della sua vocazione e letteralmente in preda ad una totale incapacità di contenersi (ben sapendo, oltretutto, che sarebbe incappato prima o poi in una denuncia, visto che le persone con cui entrava in contatto erano sostanzialmente degli estranei, conosciuti da pochissimo tempo)».

Secondo l’accusa sarebbero sei le persone che hanno subito i presunti abusi (toccamenti) alcuni dei quali, stando alle indagini, hanno ammesso che erano costretti dal loro stato di bisogno, misto al timore reverenziale.

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