Al processo per l’omicidio di Sarah Scazzi, dopo una lunga udienza di 6 ore la Misseri, sfinita, continua a proclamarsi innocente. Ma la battaglia è solo all’inizio

Sabrina Misseri

Sabrina Misseri in aula al Tribunale di Taranto per rispondere dell’accusa di aver ucciso Sarah Scazzi. Dopo due anni di silenzio, mentre ancora oggi è rinchiusa in carcere, per lei è arrivata l’ora della verità.

Entra con i capelli sciolti, lunghissimi, che sembrano scandire il lento passare del tempo in cella. Più di due anni. Ed è lei a ricordarli quando dopo 4 ore di domande scoppia a piangere e al pm che le chiede se vuole un’interruzione singhiozza: «è da due anni che sono in carcere da innocente, possiamo andare avanti».

Le lacrime scivolano sulle guance della ragazza che urla la sua innocenza: «non ho fatto niente, non so niente». E il suo amore per Sarah: «non avete avuto la fortuna di conoscerla», dice ai pubblici ministeri.

Un’udienza carica di tensione. Appena entra in aula Sabrina stringe la mano del suo avvocato, il professor Franco Coppi, con affetto e fiducia. La ragazza di Avetrana e il principe del Foro. Lui l’ha preparata a questo giorno, alle domande dei pubblici ministeri, alla curiosità avida della gente. Prima che lei parli la difesa presenta 47 lettere che il padre le ha scritto. Fogli in cui Misseri continua a chiedere perdono e in cui ribadisce la sua colpevolezza. Un modo per fare entrare nel processo la sua voce fino ad oggi inascoltata. Nell’ultima, quella dell’11 novembre, Michele spiega alla figlia perché in aula si è rifiutato di rispondere e le assicura che dirà tutto quando sarà ascoltato come teste della difesa. Un’ udienza che inizia battagliera con Coppi che chiede alla corte l’inutilizzabilità dell’interrogatorio reso dalla sua assistita il 30 settembre 2010 quando era ancora solo una persona informata sui fatti. Dalle prime pagine del verbale che riporta quella testimonianza i pm fanno a capire a Sabrina, con modi molto bruschi, che su di lei ci sono sospetti che vanno ben al di la delle false dichiarazioni («Si rende conto che sta mentendo in una maniera pazzesca», pag 158 del verbale).

E in questo caso, quando esistono indizi a carico, spiega Coppi, «secondo l’articolo 63 del codice di procedura penale, i pm hanno l’obbligo di interrompere l’esame per la nomina di un difensore. E tutte le dichiarazioni rese fino al momento diventano inutilizzabili». Anche se confermate dall’indagato successivamente. I pm si oppongono e la Corte respinge l’eccezione che rimane una «zeppa» per eventuali e futuri ricorsi in Cassazione. Sabrina ascolta attenta, una mano sulla guancia con l’aria rassegnata di chi vede tutto contro di lei.

I pubblici ministeri, Mariano Buccoliero e Pietro Argentino, vogliono sentire prima Cosima che si avvale della facoltà di non rispondere come consigliato dai suoi legali. Ed ecco Sabrina, con il volto pallido e tirato. Il padre seduto dietro di lei sembra una statua, immobile con gli occhi fissi non si sa dove. Mamma Concetta, la fissa. Poco prima di entrare in aula aveva detto: «Sabrina racconterà la sua verità. Come faccio a crederle?».

Il pm Buccoliero inizia chiedendo a Sabrina dei suoi rapporti con la cuginetta Sarah. «Io la reputavo una sorella minore, non una cugina», dice la ragazza. Il pm gli contesta alcuni sms inviati a Ivano Russo che dimostrerebbero secondo l’accusa la gelosia della Misseri per Sarah Uno dice: «Hai fatto una cosa buona con Sarah e una brutta. E’ così magra che mi fa più male». Sabrina spiega che non era invidia per la linea della ragazzina ma che quando la abbracciava sentiva le ossa appuntite e le faceva male.

Dalle parole della Misseri un rapporto di affetto, di frequentazione con la cugina e anche di rimproveri.

«Più di qualche volta rimproveravo Sarah perché stava magari troppo “appiccicata” a degli amici, a Ivano o ad Alessio, e non volevo che in paese si spargessero voci strane. Può darsi che lo abbia fatto anche il 25 agosto e il 26».

Domande ripetute, circolari, che tornano al punto di partenza. I pm Buccolierio e Argentino usano una tecnica di interrogatorio a goccia cinese, ma Sabrina Misseri sembra leggerla. E’emozionata ma tranquilla e spesso si è sentita confortata dagli interventi della Corte o della sua difesa. Si procede passo passo per trovare, nelle sue precedenti dichiarazioni, incongruenze, contraddizioni e soprattutto gli elementi che possono scolpire il movente della gelosia portato avanti dall’accusa.

Ma Sabrina chiarisce che per Ivano c’era attrazione fisica, non innamoramento. E che quell’unico rapporto sessuale, in macchina il 2 agosto, è «durato pochi secondi». Comunque iniziano in quell’auto le incomprensioni che minano l’amicizia tra i due ragazzi. E Sabrina lo racconta. Ivano l’accusava di avere raccontato tutto al cugino Claudio. «Non l’ho mai fatto», ha spiegato la ragazza in aula, dicendo di non aver mai rimproverato alla cugina di avere messo in giro voci su quella sera.

Si torna alla sera prima della scomparsa quando una testimone disse che Sarah era triste: «Sì, è vero che Sarah aveva quella sera una lacrimuccia, ma perché Stefania insisteva chiedendo del fratello che era partito e se era per quello che era triste».

«La sera del 25 agosto in birreria non ho litigato con Sarah, può darsi al massimo che le abbia fatto un rimprovero«, ha spiegato Sabrina. Ha anche ricordato che qualche giorno prima aveva litigato con Ivano Russo e aveva detto in birreria «questa volta è finita». E che la frase «si vende per due coccole» – che l’accusa ritiene fondamentale nella ricostruzione del movente – era ricorrente nel loro modo di parlare. « Volevo dire che Sarah era sempre troppo condiscendente con gli altri».

Chiarisce sui diari che, secondo l’accusa, ha nascosto: «Non ho mai prelevato i diari di Sarah da casa di mia zia per portarli a casa mia. Sbagliammo, lo ammetto, a non portare il diario segreto con lucchetto (dove Sarah confidava la sua attrazione per Ivano,ndr) ai carabinieri. Fu una decisione di comune accordo con i miei zii, non mia. Secondo noi quel diario non c’entrava nulla con la scomparsa di Sarah».

Ivano, il movente, è su di lui che battono le domande a Sabrina. Interminabili, tanto che all’avvocato Marseglia (insieme a Coppi difensore di Sabrina) scappa la pazienza e cita i metodi «alla Guantanamo». Il giudice Rina Trunfio invita alla calma.

Domande a raffica anche sull’umore di Sarah la mattina del 26 agosto. Una cliente di Sabrina dice che quel giorno quando ha visto Sarah a casa Misseri era triste. Ma Sabrina spiega che non era così. Semplicemente alla cugina quella signora stava antipatica perchè tempi prima le aveva fatto dei commenti sulla debolezza del padre Giacomo per le donne. Sabrina nega di avere mai cercato di convincere questa teste a non andare dai carabinieri a raccontare del broncio di Sarah quella mattina. Il pm insiste e lei spiega che tutti sanno che quella signora è una pettegola.

E si arriva alle ore del delitto. Alla gita al mare che Sabrina e Saeah dovevano fare con Mariangela. Ai messaggi e alle telefonate che scandiscono l’ora del delitto e che sono determinanti per l’alibi di Sabrina. «In quel telefonino è scritta l’innocenza di Sabrina», sostiene la difesa. Mentre per l’accusa quel telefonino è stato il mezzo con cui la ragazza ha tentato di depistare i sospetti.

Quando arriva il messaggio di Mariangela Sabrina era nel letto. «Mio padre non so dove fosse», spiega. Poi il pm inizia a martellare con domande sul messaggio «sto tentando in bagno» che Sabrina mandò a Mariangela. Buccoliero vuole sapere quale bisogno corporale esattamente stava tentando e se ci è riuscita. E così via con una serie infinta di minuziose contestazioni. Alle 18,38 Sabrina è sfinita. Inizia a cedere. Ha un altro sfogo: «Non ho fatto niente, volevo bene a Sarah». Al pm che gli contesta delle dichiarazioni fatte nei giorni dopo l’arresto del padre spiega: «In quei giorni ero confusa, avevo scoperto di avere un padre assassino». Buccoliero perde la pazienza: «Ma che stai a dire…».

Coppi interviene duramente – «questo non lo permetto!» – e si interrompe l’udienza per permettere a Sabrina di asciugarsi le lacrime. Sono più di sei ore che si va avanti e appena rientrata Sabrina ha un’altra crisi. Altra pausa. Ma il presidente della Corte è inflessibile: si va avanti. Buccoliero ricomincia con le domande su quell’intervallo di tempo che comprende delitto e occultamento del cadavere. Interrogatorio infinito «Abbiamo tempo», chiarisce il pm Buccoliero. La battaglia è solo all’inizio.

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