Nuovi accertamenti per far luce sulla pista messicana: ecco la strategia concordata dagli esperti che affiancano Maria e Catello Celentano nella ricerca della piccola Angela. Ieri mattina, i genitori della bambina scomparsa sul monte Faito a Vico Equense nell’estate del 1996 si sono dati appuntamento con l’avvocato Luigi Ferrandino, l’ex generale dei Ris Luciano Garofano, la giornalista Filomena Rorro e l’esperto informatico Nanni Bassetti. E proprio quest’ultimo è destinato ad assumere un ruolo di primo piano nelle «indagini parallele» condotte dalla famiglia Celentano.

I nuovi accertamenti predisposti nel corso del summit in un albergo del centro di Napoli rimasto fino all’ultimo top secret, riguarderanno ancora una volta il «filone informatico» della pista messicana. Una scelta dettata innanzitutto dalle interviste rilasciate alla tv italiana da Cristino Ruiz, il padre di quella Celeste che, in una serie di mail inviate alla famiglia Celentano, ha detto di essere Angela e di non voler essere cercata. Stando a quanto riferito dall’uomo, dipendente del ministero di Giustizia messicano, gli inquirenti si sarebbero limitati ad ispezionare il computer dal quale sono partiti i messaggi. In altre parole, non ci sarebbe stato nessun sequestro. Né tantomeno sarebbe stata estratta una copia forense dell’hard disk. Operazione che Nanni Bassetti giudica assolutamente necessaria: «Ci auguriamo di disporre al più presto di una copia del disco per evitare che i dati in esso contenuti si disperdano».

A diversi mesi di distanza dall’ultimo contatto tra Celeste e la famiglia Celentano, infatti, il pc dal quale sono partiti i messaggi potrebbe essere stato distrutto. Oppure alcuni file potrebbero essere stati sovrascritti. Col rischio di dover dire addio a molte informazioni utili per accertare l’identità di Celeste. L’analisi della copia forense dell’hard disk, quindi, potrebbe essere determinante per ricostruire la storia del computer, la provenienza delle mail e, soprattutto, per verificare se e quali dati sono stati nel frattempo cancellati. La volontà di puntare tutto sul filone informatico, d’altra parte, nasce anche dalla mancanza di altri indizi. Al momento, inquirenti e consulenti di parte non dispongono né di testimonianze oculari né di filmati né di intercettazioni telefoniche. Nulla al di fuori delle evidenze informatiche. Ed è su queste che si concentreranno giocoforza i prossimi accertamenti. «Appena avremo ulteriori informazioni – fa sapere l’avvocato Ferrandino – le confronteremo con quelle a disposizione della procura di Torre Annunziata per fare il punto della situazione e studiare le prossime mosse».

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