Al processo d’Appello oggi altra udienza favorevole al prof. Vincenzo Morici, medico accusato di aver ucciso la moglie. L’accusa chiede audizione di un luminare ormai centenario: presidente della Corte non accoglie l’istanza

il prof. Vincenzo Morici

Si avvicina all’assoluzione definitiva il prof. Vincenzo Morici, accusato di essere l’autore del delitto della moglie, la prof. Antonella Falcidia.

L’impianto accusatorio contro il medico, primario di Chirurgia generale all’ospedale San Vincenzo di Taormina, sembra ormai crollato.

E l’udienza odierna al Tribunale di Catania non è riuscita, infatti, a ridare vigore al teorema giudiziario avverso all’imputato.

Il sostituto procuratore generale Domenico Platania, come ci si attendeva, ha chiesto stamane la condanna di Morici a 30 per uxoricidio, in riferimento ai fatti avvenuti il 4 dicembre del 1993.

Il prof. Morici, ricordiamo, è stato già assolto in primo grado “per non avere commesso il fatto”. Nel caso dovesse ottenere un giudizio di assoluzione anche in secondo grado, uscirebbe definitivamente di scena dall’inchiesta. E per lo Stato italiano ci sarebbe, a quel punto, il rischio concreto di una pesante richiesta di risarcimento danni per l’accanimento in termini di danni morali, psicofisici, professionali e d’immagine.

La richiesta di condanna per Morici è stata formulata presso la Corte d’Assise d’Appello (Presidente Luigi Russo) al termine di un’udienza durata a lungo, dopo che la Pubblica Accusa aveva chiesto di riaprire il dibattimento con la presentazione di “nuove prove”.

Proprio le presunte nuove prove hanno trasformato l’udienza in un “batti e ribatti” non privo di ironiche considerazioni della Difesa nei confronti del Sostituto Procuratore generale. Le nuove prove non sembrano aver prodotto, insomma, alcun colpo di scena e l’accusa non è riuscita a produrre elementi concreti nei confronti dell’imputato.

Si parla adesso di un album fotografico riguardante ambienti dello stabile in cui è avvenuto il delitto, in particolare un garage che sarebbe stato di pertinenza dell’immobile in cui fu ritrovato il cadavere, accertamenti catastali in merito e soprattutto, poi, è stata fatta oggi la richiesta di sentire in aula il prof. Biagio Guardabasso, celebre medico legale, che diciannove anni fa fece i suoi accertamenti.

In particolare, ci sarebbero stati da spiegare meglio alcuni verbali sull’autopsia della vittima, con riferimento alla viscosità del sangue al fine di risalire all’orario esatto del delitto. Un tema, tuttavia, già abbondantemente discusso in primo grado

Le richieste hanno suscitato una schermaglia con la Difesa dell’imputato (avv. Trantino e Galati): l’avv. Enzo Trantino ha dato parere negativo (tranne che per l’acquisizione dell’album fotografico), dichiarando: “si vuole forse accertare se il prof. Morici ha pagato o meno l’Imu?”.

Anche al Presidente della Corte, la richiesta di chiamare ancora in causa, il prof. Guardabasso, luminare ormai vicino ai 100 anni, per ricordare quanto fatto 19 anni fa, è apparsa alquanto eccessiva. Non a caso lo stesso presidente della Corte, Luigi Russo, ha ricordato sommessamente che il prof. Guardabasso “è nato nel 1912….”.

Dunque, alla fine la Corte ha deciso di acquisire esclusivamente l’album fotografico.

Poi è cominciata la requisitoria del Pg Platania, alla luce nelle ispirazione generale di una visione alternativa a quanto già fatto in primo grado.

Sull’orario del delitto, i legali di Morici hanno già ribadito il proprio stupore e le perplessità su come si sia riusciti a superare in fase accusatoria l’alibi del marito, che in quel momento era distante decine di km a Nicosia (provincia di Enna), al ristorante “La Rotta”, con diversi testimoni che hanno confermato tale tesi.

Se Morici fosse, insomma, l’assassino – sostiene la Difesa -, allora significa che quest’uomo nasconde dei poteri sovrannaturali, che gli consentono di sfuggire alle leggi della fisica e ai tempi di percorrenza che sin qui l’uomo può calcolare. O forse Morici ha un sosia che ha cenato al suo posto al ristorante a Nicosia?

E Morici, presente in aula, ha seguito con attenzione il dibattimento; è parso sereno e fiducioso nell’esito positivo della lunga vicenda giudiziaria.

L’ 11 dicembre prossimo la parola alla Difesa. Poi dovrebbe arrivare la sentenza che potrebbe mettere fine all’estenuante vicenda, nella quale è stato proprio l’accusato a chiedere anche esami accurati del Dna per escludere definitivamente ogni suo coinvolgimento.

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