La compagnia di bandiera “trattava” con Pulvirenti ma secondo l’imprenditore etneo la vera intenzione non era quella di comprare ma “avviare al fallimento Windjet”

Windjet denuncia Alitalia

Cinquantaquattro pagine, per un lungo e dettagliato atto di citazione, che cominciano raccontando una trattativa commerciale, proseguono spiegando i dettagli dell’accordo tra due aziende, ma culminano con un epilogo che trasforma la vicenda più che altro in una sorta di spy story industriale.

Con un attore che sembra sapere tutto sin dall’inizio, anche il finale, e un altro che è inconsapevole sino alla fine della trama e della chiusura letale della storia.

L’atto di citazione – si legge sul quotidiano “La Sicilia” è quello con cui la Windjet ha trascinato in Tribunale l’Alitalia. La Wj a fine agosto, quando era già esplosa in tutta la sua drammaticità la questione, aveva annunciato che sarebbe ricorsa alle vie legali. Perché, erano stati i primi sussurri venuti fuori dal quartier generale della compagnia di Passo Martino, l’Alitalia dopo avere per mesi orientato le scelte, le strategie, le azioni aziendali e quelle sindacali della Wj, ponendo l’accettazione di questa linea come condizione indispensabile per chiudere l’accordo, alla fine aveva posto una serie di condizioni vessatorie pur di far fallire tutto. Riuscendoci, aveva tuonato la Wj, facendo esplodere così il caos dei passeggeri lasciati a terra nel cuore dell’estate, costringendo l’azienda a chiedere la sospensione della licenza per volare e, di fatto, decretandone, almeno per il momento, la fine.

Così scattava la denuncia, si metteva in moto la Procura di Catania che apriva un fascicolo, con indagini che hanno portato anche alla perquisizione degli uffici dell’Alitalia a Roma. Contestualmente, ma per un’attività investigativa autonoma ha precisato la Procura, venivano anche perquisiti gli uffici della Wj a Catania. Ma che cosa ha raccontato la compagnia siciliana nel suo j’accuse? Ha raccontato alcune cose che nei mesi scorsi abbiamo già scritto, per esempio che quando nel novembre del 2011 l’Alitalia chiamò Catania per mostrare il suo interesse all’acquisizione in tempi brevi della compagnia low cost, la Wj era ad un passo dall’essere quotata in borsa e che si era già concretamente manifestato l’interesse «due interlocutori in grado, rispettivamente, di avviare un processo di quotazione su un mercato non regolamentato e sondare l’interesse di vettori europei all’acquisto di Wind Jet». Era la fase in cui Intermonte SIM e Mediobanca confermavano l’elevato valore dell’azienda Wj, nonché le sue significative performance economiche e finanziarie, l’attrattiva del network e delle tratte sviluppate ed il potenziale di espansione internazionale, specie nell’ottica di integrazione con un altro vettore».

Insomma a questi analisti non pareva che Wj fosse una scatola vuota, un edificio poggiato sul nulla. Ma a novembre entrava in ballo Alitalia, Wj valutava che sarebbe stato più opportuno cedere quella importante quota di mercato low cost alla compagnia italiana.

I sette mesi di trattative, gli accordi firmati tra le parti sono più o meno noti, le novità esposte da Wind Jet nella denuncia stanno nell’atteggiamento che progressivamente ha assunto Alitalia. Si legge nell’atto di citazione: «Nell’ambito delle discussioni e negoziazioni avviate a novembre 2011, Alitalia ha richiesto a Wj la consegna dei principali dati economico- patrimoniali, nonché delle informazioni industriali, legali, contrattuali, di business, di network e di politiche tariffarie al fine di valutare la fattibilità dell’operazione e l’entità dell’investimento da sostenere.

Wind Jet ha ottemperato diligentemente a tutte le richieste formulate, collaborando in buona fede e fornendo ogni tipo di chiarimento o specificazione che venisse domandata.

Tale trasmissione di informazioni è del tutto usuale nella fase preliminare di ogni operazione di acquisizione e/o fusione tra aziende. Ciò che, invece, non è assolutamente consueto, tanto da connotare sin dall’inizio l’intento di Alitalia di illiceità e scorrettezza, è l’utilizzo che l’odierna convenuta ha fatto dei suindicati dati ed informazioni».

In sintesi si può dire che Alitalia, spiega Wj, impose da subito prezzi, tariffe, tratte con una richiesta che un documento della stessa Alitalia indica come «richiesta perentoria di allineare subito capacità e prezzi secondo quanto descritto nel progetto».

Così e per questo Wj riprogrammò voli, cancellò tratte, adeguò tariffe. E Alitalia immediatamente, secondo Wind Jet trasse benefici in termini di riempimento dei vettori. Per Wj questo è il primo segnale che dietro trattative e accordi siglati (il 13 aprile del 2012 quello che sanciva di fatto l’Accordo), c’era solo la volontà di entrare nella cabina di comando dell’azienda, condizionarla, dettare ed imporre linee che avrebbero portato la Wj al fallimento e Alitalia ad acquisire senza uscire un euro il patrimonio di tratte e passeggeri.

Naturalmente questa è la ricostruzione di Wind Jet, dentro cui, però, ci sono elementi curiosi e anomali che, appunto, fanno pensare che ci troviamo di fronte a qualcosa che non fila esattamente in maniera lineare. Per esempio? Per esempio perché mai un’operazione del genere si sarebbe dovuta condurre con e mail “coperte”? In pratica, dice Wind Jet, quei diktat arrivavano ai computer di Passo Martino firmate non dai dirigenti dell’Alitalia, ma con nickname.

«Nella consapevolezza dell’illiceità del proprio comportamento – denuncia Wj – Alitalia ha inteso mantenere l’assoluta riservatezza sulle forme di ingerenza che, prima della conclusione di qualsiasi accordo vincolante, stava operando sulle politiche commerciali e tariffarie di Wind Jet. Per salvaguardare tale esigenza, pertanto, sin dal primo dei vari incontri che si sono succeduti nel tempo il Pricing Manager di Alitalia (dott. Arciulo) ha chiesto al proprio referente in Wj (Responsabile YMS & Pricing – dott. Abbate), di interloquire in ordine alle modifiche tariffarie e agli allineamenti delle rotte che sarebbero stati impartiti da Alitalia a Wj, mediante indirizzi e mail privati che avrebbero dovuto essere appositamente aperti con account non riportanti i nomi degli interlocutori (ovvero riportanti solo “nicknames” o nomi di fantasia) e non essere immediatamente riferibili all’azienda».

E’ spy story, perché da quel momento e sino alle fatidiche date di fine giugno e luglio, quando Alitalia pone le ultime condizioni che Wind Jet, spiega, accetta perché non ha più vie d’uscita, a dialogare sugli aspetti più riservati dell’accordo saranno “freemingus” (il dott. Arciulo), “uluru2009” (il dott. Abbate. L’atto d’accusa racconta anche «le modifiche imposte all’assetto tecnico, commerciale e contrattuale di Wj, la soppressione dei rapporti commerciali con i General Sales Agent, la risoluzione (ingiustificata e anticipata) del rapporto contrattuale con il broker assicurativo, la chiusura della base tecnica di Wj a Palermo, in quanto non ritenuta strategica da Alitalia, la rottura dei rapporti contrattuali e commerciali con il primario partner tecnico Lufthansa Technik, l’imposizione di assumere 6 piloti di Alitalia, da dislocare presso Wj, anziché provvedere al rinnovo dei contratti con altrettanti comandanti il cui rapporto di lavoro con l’attrice era in scadenza ».

Il tutto culmina, secondo la denuncia, in quel drammatico balletto di inizio estate, con Alitalia che prende spunto dal giudizio dell’Antitrust che chiede di tagliare alcune tratte per evitare la concentrazione («e Alitalia non fa nemmeno opposizione come avrebbe potuto»), e che porta la compagnia di bandiera a dire che dell’accordo non si fa più niente. Pressata dalla Wj la compagnia prima riapre il tavolo, ma pone, secondo Wj, altre condizioni più che vessatorie: «Il nuovo accordo predisposto da Alitalia presentava termini e condizioni notevolmente differenti dall’accordo iniziale e conteneva, peraltro, clausole evidentemente vessatorie, tra cui quella emblematica avente ad oggetto espressamente la rinuncia da parte di Wj, ad ogni pretesa, controversia e/o diritto derivante dal precedente Accordo e da qualsiasi disposizione di legge e regolamentare».

Segue, ricorda Wj, quel tentativo del ministro Passera di promuovere una nuova intesa, con la risposta dell’Alitalia che escludeva qualunque possibilità. Da lì lo stop finale, la cessazione dei voli, l’odissea per i passeggeri, una compagnia ko. Con Alitalia, denuncia ancora Wj, che senza spendere un euro e senza rispettare l’accordo, raggiungeva lo scopo di sbarazzarsi del competitor

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