Raid contro Hamas: finora almeno 70 vittime. Obama: “noi siamo con Tel Aviv, ma adesso evitare l’escalation di violenza”. Pioggia di razzi contro il sud di Israele

bambini vicini al luogo della strage

I raid del governo israeliano su Gaza fanno strage di bimbi. Missili di Hamas intanto continuano a essere sparati contro Israele. La diplomazia nel frattempo verifica la possibilità di un cessate il fuoco. In tutto, il numero di morti palestinesi nella giornata di sabato sale a 26.

Tregua vicina. Una tregua fra i gruppi armati di Gaza e Israele è possibile «oggi o domani». Lo ha detto alla France Presse un alto responsabile palestinese a Gaza. «Ci sono dei colloqui seri per giungere a una tregua e un accordo potrebbe essere raggiunto oggi o domani», ha detto nella notte di domenica il responsabile che ha voluto mantenere l’anonimato.

Domenica è stata la giornata più sanguinosa dall’inizio dell’offensiva: nel solo rione Nasser, di Gaza City, una famiglia di 11 persone (6 bambini, quattro donne e un anziano), gli Aldalu, ha trovato la morte sotto le rovine della palazzina in cui abitava, centrata da un missile. Altri quattro piccoli erano diventati vittime «collaterali» dei bombardamenti nelle ore precedenti: due nel nord della Striscia, una nel campo profughi di al-Shati (Tasneem, 9 anni, uccisa con il papà), e un bebè, Eyad, di appena 18 mesi, in un altro campo profughi, quello di al-Bureji. Il totale dei morti palestinesi da mercoledì è salito a oltre 70, con almeno 650 feriti. Nei raid di oggi è stato ucciso anche l’addetto ai lanci di razzi da Gaza, Yihia Abbia. E’ stato colpito a morte assieme alla moglie e a un’altra donna mentre si trovavano nella loro abitazione.

 Altri tre palestinesi, fra cui un bimbo di 6 anni, sono rimasti uccisi in un’ulteriore tornata di raid condotta in serata dall’aviazione israeliana sulla Striscia di Gaza. Lo dicono fonti mediche locali. Uno dei raid è stato registrato a Gaza City, dove sono morti due uomini, mentre un secondo è stato condotto a Jabaliya, nel nord della Striscia, dove una bomba finita contro una casa ha ucciso un bambino di 6 anni, identificato come Hussein Jalal.

Il portavoce militare israeliano Yoav Mordechai alla richiesta di commentare la uccisione di civili, ha replicato che gli attacchi di Israele vengono condotti con la massima precisione. Ha poi accusato i miliziani palestinesi di aver aperto il fuoco anche da moschee e da un campo di calcio: «Dopo gli attacchi cercano riparo in ospedali e scuole… accade così che siano colpiti anche civili».

Su Israele solo oggi sono piovuti altri 100 razzi: in pratica su tutte le città del sud – da Ashdod a Beer Sheva, da Ashqelon a Ofakim ed altre – gli attacchi sono stati senza tregua con feriti (sette, secondo i media), gente traumatizzata, scuole chiuse e sirene in allarme continue. Mentre la paura è tornata anche a Tel Aviv, dove due razzi sono stati intercettati dalle batterie difensive del sistema Iron Dome.

L’aviazione israeliana ha ucciso il responsabile di Hamas addetto ai lanci di razzi da Gaza. Lo ha riferito in serata la televisione commerciale israeliana Canale 10. L’uomo – Yihia Abbia – è stato colpito a morte assieme alla moglie, mentre si trovavano nella propria abitazione.

Il presidente americano Barack Obama ha detto che nelle prossime 36-48 ore saprà se c’è la possibilità di fare progressi nella risoluzione della crisi a Gaza. L’inquilino della Casa Bianca, in visita in Thailandia, ha aggiunto di aver detto ai leader della regione che il prolungamento delle violenze a Gaza rendono più difficile il processo di pace. «Il lancio di razzi contro Israele – ha detto il presidente Obama – ha fatto precipitare la situazione». Nell’esprimere il pieno sostegno al diritto di Israele di difendersi, Obama ha anche affermato che la sua amministrazione sta lavorando attivamente con i principali attori regionali per mettere fine al lancio di razzi contro Israele da parte di Hamas e impedire una ulteriore escalation di violenza.

«Stiamo infliggendo a Hamas un duro prezzo. Zahal (forze armate, ndr) ha colpito 1.000 obiettivi terroristici, e continua in questi momenti nelle proprie attività. Zahal è pronto per estendere le operazioni in maniera significativa». Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu, nella odierna seduta del consiglio dei ministri. «Il nostro è un governo responsabile, e la nostra prima responsabilità è di garantire la sicurezza dei nostri cittadini» ha aggiunto ancora Netanyahu, che non ha fatto menzione degli sforzi in corso al Cairo per definire un cessate il fuoco a Gaza.

È arrivato oggi al Cairo un emissario israeliano per tentare di concretizzare una possibile tregua. In serata il presidente egiziano ha incontrato la delegazione di Hamas guidata da Khaled Meshaal e quella della Jihad islamica. Shimon Peres intanto sostiene la mediazione egiziana, abbinata, però all’accusa rivolta ad Hamas di averla respinta.

Il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman si è detto pronto a considerare una tregua, a condizione che tutti i gruppi armati da Gaza smantellino i lanciarazzi puntati contro Israele. Anche la Gran Bretagna si è pronunciata: un’invasione di terra israeliana a Gaza «sarebbe difficile da sostenere» agli occhi della comunità internazionale, ha messo in guardia il ministro degli esteri britannico William Hague.

Il premier turco Erdogan oggi ha affermato che un cessate il fuoco deve essere in vigore entro le prossime 24 ore perché un ritardo «danneggerà entrambi, palestinesi e israeliani». Domani sarà al Cairo il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, mentre una delegazione della Lega araba guidata dal segretario generale Nabil el Araby sarà martedì a Gaza. Ci sarà anche Riyad al Malki, ministro di quell’autorità palestinese cacciata da Gaza quando Hamas vinse le elezioni nel 2007. Intanto il presidente dell’Anp, Abu Mazen (Mahmud Abbas), ha invitato i palestinesi a manifestare pacificamente contro «l’aggressione israeliana a Gaza».

Israele si impossessa della radio di Hamas. Sfruttando una netta superiorità tecnologica l’esercito israeliano si è impadronito a Gaza della frequenza 106.7 utilizzata da radio al-Aqsa di Hamas e ha mandato alla popolazione palestinese perentori messaggi, in buon arabo. «State alla larga – è stato detto – dai miliziani di Hamas, che giocano con le vostre vite».

L’ufficio a Gaza del canale televisivo Russia Today è stato distrutto da uno dei raid israeliani. Non ci sono feriti. Gli uffici della catena tv sono situati all’ultimo piano dell’edificio, che sono 11, con altri media tra cui Sky News, ITV e alcune agenzie palestinesi.

Attacco ai media center, feriti otto giornalisti. L’attacco ai grattacieli utilizzati dai mass media stranieri a Gaza è stato duramente condannato dall’Associazione della stampa estera in Israele (Fpa). Gli edifici colpiti, fa notare la Fpa, erano da tempo ben noti. Fra gli uffici che vi hanno sede vi sono: la Sky News, la Mbc Tv, al Arabya, la Arf Tv e la Orf. Otto giornalisti sono rimasti feriti, secondo fonti locali: ad uno di essi, un cameraman palestinese, è stata amputata una gamba.

L’ambasciata degli Stati Uniti in Israele ha sospeso i servizi consolari e dato istruzioni ai dipendenti di lasciare i figli a casa e non portarli a scuola nelle aree a sud di Herzliya, inclusa l’intera area metropolitana di Tel Aviv. Lo riferisce il sito di Haaretz aggiungendo che gli impiegati dell’ambasciata a Beer Sheva sono stati temporaneamente trasferiti a nord di Herzliya.

Evacuati i cooperanti italiani. Sono stati evacuati stamani i nove cooperanti italiani che erano rimasti bloccati a Gaza. Lo riferisce la Farnesina. Stamattina, quando le condizioni di sicurezza lo hanno consentito, i nove connazionali (otto operatori umanitari e una missionaria laica del movimento dei Focolarì) sono stati fatti salire su un apposito convoglio richiesto dall’Unità di Crisi e dal Consolato Generale a Gerusalemme e organizzato dal dispositivo Unrwa delle Nazioni Unite.

L’Unicef «esorta» le parti in Medio Oriente ad «usare la massima moderazione e tutelare i diritti di tutti i bambini». E «auspica un impegno per la pace da parte di tutta la comunità internazionale». Lo ha detto all’ANSA il portavoce dell’Unicef Italia Andrea Iacomini commentando le ultimi morti di bambini a Gaza, sollecitando la fine del conflitto e delle stragi dei più piccoli. «Martedì prossimo, il 20 novembre – ha proseguito Iacomini – si celebrerà la Giornata Nazionale dell’infanzia. Lo faremo con un pensiero ai bambini italiani che vivono in povertà e a quelli che non godono ancora appieno dei propri diritti. La mente però non può non andare in Medio Oriente dove si è riaccesa la miccia della guerra nella striscia di Gaza e a Tel Aviv che miete vittime innocenti proprio tra i bambini».

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