Interpretazione del discorso del presidente Bce, Mario Draghi, alla “Bocconi”, con due punti cardine: riduzione della spesa corrente e “no” ad aumenti delle imposte 

Mario Draghi

“Non si risana con le tasse” hanno titolato i giornali sulla presentazione del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi, nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico 2012-2013 dell’Universitá Bocconi di Milano.

“Il consolidamento fiscale ideale é quello che reduce il deficit e il debito con le minori conseguenze negative sul prodotto di un paese. L’evidenza prevalente indica che esso deve essere centrato su riduzioni di spesa corrente e non su aumenti di tasse”, ha affermato Draghi.

In questa breve frase dalle affermazioni generiche ci sono due elementi da analizzare:
1) Riduzioni di spesa corrente
2) No ad aumenti di tasse.

Per quanto concerne le riduzioni di spesa corrente, in Italia, ci sono sette forme di spesa, tra cui “spese in conto capitale”, cioé per gli investimenti, e “correnti”, principalmente riferite al funzionamento dei servizi pubblici.

Nel suo discorso Draghi si riferiva molto probabilmente ai tagli degli stipendi statali e non a quelli dei costi della politica come, ad esempio le inutili spese per le province.

La parte del discorso di Draghi che riguarda il no all’aumento delle tasse, é ancora piú enigmatica, visto che il governo di Mario Monti non ha in programma drastici aumenti delle tasse se non quella della cosiddetta “Tobin tax”, ma proposta dalle parti sociali.

Viste nell’insieme, le affermazioni di Draghi si potrebbero riassumere in: ridurre la spesa, cioé tagli, e lasciar stare le tasse. Da interpretare come un rallentamento alla lotta contro l’evasione fiscale ed archiviazione della “Tobin tax” (dal nome di James Tobin, premio Nobel per l’economia), la tassa sulle transazioni finanziarie (esclusi titoli di stato) e sugli utili delle banche per trading speculativo.

La linea di Draghi non é nuova, né innovativa: é la cura imposta ai paesi europei dalle banche. Quelle stesse banche che si sono affidate alla Germania come “Policy Shaper” per far passare i loro piani d’azione facendole imporre la leadership europea di cui Draghi e Monti sono espressioni.

Le banche peró hanno funzioni speculative con visioni a breve termine e non riescono ad afferrare i danni strutturali di lungo termine che stanno causando all’Europa.

La strategia imposta all’Europa dei “Policy Takers” e che fa perno sui tagli e sulla ridotta pressione fiscale, ha chiaramente dimostrato di fermare la crescita (quindi l’occupazione, i consumi e gli investimenti). Come é stato affermato su Monti, dopo un anno di governo tecnico, i dati sono disastrosi. Questa strategia, comunque, ha come scopo il risanamento delle stesse banche, cadute in disgrazia per colpa della speculazione selvaggia, in due modi:

1) I tagli permettono ai paesi debitori di ripagare i prestiti sovrani (liquiditá necessaria alle banche per sopravvivere dopo l’emorragia causata dalla speculazione).

2) La ridotta pressione fiscale fa sí che il denaro non debba uscire dai paradisi fiscali (denaro che genera alle banche enormi profitti) e non si debba tassare i guadagni sulla speculazione tanto cara alle banche.

Come spesso si afferma, capire il problema rappresenta il 50% della soluzione. E la soluzione é che solamente con la crescita (e con i tagli allo spreco, come i costi della politica, delle province, della corruzione, e delle pensioni d’oro) si aumentano le entrate fiscali che poi permettono la riduzione della pressione fiscale.

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