Il premier: “i nostri sforzi hanno salvato questo Paese e l’Eurozona. Un anno fa eravamo al bivio drammatico”

Mario Monti

“Nessuno mi domanda impegni oggi, e oggi non do nessun impegno» ha detto il premier Mario Monti interpellato sulla possibilità di un suo ruolo futuro in politica dopo il termine del suo governo.

Il voto al governo. Rispondendo al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, che gli chiedeva di darsi un voto dopo un anno di governo, il premier Monti ha risposto che il voto che lui si attribuisce «è meno buono di quello che mi dicono gli osservatori stranieri, meno cattivo di quello che mi dicono gli economisti, specie se bocconiani».

«Per l’Italia grandissimi problemi ma non insormontabili». «Davanti all’Italia ci sono ancora grandissimi problemi» ha detto Monti, dicendo di sperare che il lavoro di un anno di governo tecnico sia servito a mostrare che «non sono insormontabili». Monti si è anche augurato che questi problemi possano essere affrontati in uno spazio «meno angusto temporalmente e politicamente».

«L’Italia non è un paese debitore, non deve neanche un euro ai fondi “salva-Stati” ed è il terzo contributore non solo dei bilanci Ue, ma anche dei salvataggi verso Atene e il Portogallo» ha detto il premier sottolineando come da questi salvataggi l’Italia non abbia avuto nemmeno «quel silenzioso beneficio di ritorno che hanno avuto Francia e Germania, che hanno sistemi bancari molto esposti».

«Non credo che l’Italia abbia bisogno né che avrà bisogno del fondo salva-Stati» ha detto Monti ribadendo la sua convinzione che «il Paese non starebbe meglio se avessimo chiesto un po’ più di tempo per il rientro nel pareggio di bilancio. Altri Paesi hanno chiesto una dilazione e abbiamo visto gli effetti su di loro e sull’eurozona per avere introdotto elementi di cedevolezza».

Palazzo Chigi: senza il nostro rigore non ci sarebbe più l’Eurozona. «Forse oggi, senza le politiche di rigore messe in atto dall’esecutivo non ci sarebbe più l’Eurozona. O sarebbe notevolmente ristretta come dimensione geografica, senza quello che l’Italia, con uno sforzo collettivo di cui non si ricordano molti precedenti nella storia repubblicana, è riuscita a compiere». E’ quanto scrive Palazzo Chigi, in occasione di un anno di attività dell’Esecutivo, nell’introduzione del documento pubblicato oggi dal titolo “Un anno dopo: il governo, l’Italia, i cittadini”. Intanto Pier Ferdinando Casini, spinge per un Monti bis: «Non c’è alternativa alla sua credibilità» dice il leader dell’Udc. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Camera, Gianfranco Fini: «La società civile – dice – si deve organizzare perché Monti resti presidente del Consiglio». Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, sottolinea invece che per formare un governo politico Monti dovrebbe candidarsi alle elezioni e ottenere la maggioranza.

Palazzo Chigi: Italia saldamente sulla via del cambiamento. «Dopo un anno – scrive Palazzo Chigi – l’Italia è saldamente sulla via del cambiamento, di certo è un’Italia che adesso può guardare con più fiducia verso il suo futuro. Un futuro che sarà prospero se si continuerà sulla strada intrapresa, senza disperdere il lavoro che è stato compiuto fino ad oggi. Un lavoro che passa attraverso cinque parole che ridisegnano la nuova Italia: credibilità, coesione, responsabilità, legalità e visione».

«Un anno fa bivio drammatico». «Questo governo – si legge nel rapporto – è nato sull’onda dell’emergenza, trovandosi di fronte ad un bivio drammatico: lasciar affondare il Paese o sforzarsi di uscire dalla palude. Tra questi due estremi il primo passo è stato compiuto ed è quello del risanamento, che era condizione preliminare per ogni altro obiettivo».

«Il Paese fuori dalla palude». «In un anno l’Italia ha intrapreso profonde trasformazioni – scrive Palazzo Chigi – Questo governo è nato sull’onda dell’emergenza, trovandosi di fronte ad un bivio drammatico: lasciare affondare il Paese o sforzarsi di uscire dalla palude. Tra questi due estremi il primo passo è stato compiuto ed è quello del risanamento che era condizione preliminare per ogni altro obiettivo e anche necessario a evitare che l’Italia, per la sua dimensione, non determinasse un cambiamento dello scenario europeo, e forse mondiale, degli avvenimenti economici e finanziari».

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