Il confronto tv tra i candidati alle primarie del Pd ha spinto qualcuno a fare paragoni con le elezioni Usa, ma di americano si è visto in verità soltanto il formato

il confronto tv tra i candidati Pd

L’hanno chiamato un dibattito all’americana quello delle primarie del Partito Democratico (Pd), ma di americano c’era solamente il formato, cioé il concetto base, quello che di solito si prende per un reality show.

Prima di tutto al pubblico erano permessi gli applausi, cosa che in America non si fa.

Poi il moderatore-conduttore di Sky Tg24, Gianluca Semprini, tendeva ad interrompere i cinque sfidanti rubando loro del tempo sui 90 secondi (o 60 per le repliche) a loro disposizione. Non solo, spesso le interruzioni facevano perdere il filo del discorso ai candidati. Questo é assolutamente vietato nei dibattiti politici negli Usa.

Infine il confronto, trasmesso alle 20:30 sul canale a pagamento di Sky Italia in simultanea con quello in chiaro (Cielo, della stessa Sky), aveva un taglio piú da spettacolo d’intrattenimento che d’informazione. L’aspetto interessante é che, alla fine del confronto, il canale ha presentato un “fact checking” o esame dell’accuratezza delle risposte ed ha rilevato che il candidato alla guida del Pd, Matteo Renzi, aveva fornito una risposta “non vera”, mentre un altro candidato, Nichi Vendola ne aveva dato una “parzialmente vera”.

Altri elementi positivi sono stati che il dibattito non é finito in rissa e le voci non si sono accavallate (rendendolo cosí comprensibile).

Entrando nel merito delle risposte, il candidato che mi é piú piaciuto é stato Bruno Tabacci, oggi assessore al Bilancio del Comune di Milano, che, secondo alcuni editorialisti, nei sondaggi dopo-dibattito ha ricevuto solamente dal 5% all’8,8% dei consensi. Bisogna precisare che si é trattato di una sfida all’interno di una casta, pertanto i livelli di preferenze vanno considerarti in modo relativo.

Gli editorialisti si sono schierati a seconda del cavallo in gara preferito, tenendo conto che il loro lavoro é principalmente quello di tenere la casta al potere presentandola come una cosa nuova. Come ha affermato Bruno Vespa ad “Otto e Mezzo” su La7: “per scegliere i giornalisti che fanno le interviste in un programma, serve l’OK del politico”.

Pertanto, ecco spiegate le lodi all’attuale leader del Pd, il segretario Pierluigi Bersani al quale i sondaggi dopo-dibattito hanno dato dal 33% (“laRepubblica”) al 28.1% (“Corriere.it”) di preferenze e al sindaco di Firenze, Renzi, dal 44% (‘Corriere.it”) al 31% (“laRepubblica”). Le agenzie stampa invece non si sono sbilanciate ed hanno dichiarato un “pareggio” tra Bersani e Renzi.

Il governatore della Regione Puglia, Vendola (che ha ricevuto consensi variabili dal 12% al 15,3%) non é stato molto pragmatico, ma ha saputo formulare le risposte entro il tempo permesso, cosa non facile per un retorico della politica. Ha volute peró esaltare la sua diversitá (indossando l’orecchino) invece che renderla normale minimizzandola.

Anche il consigliere regionale della Regione Veneto, Laura Puppato, ha giocato la carta del “diverso”, facendo leva sulle donne (“É 65 anni che non si considera possibile che alle massime cariche dello Stato ci sia una figura femminile”.). Ha anche introdotto l’idea molto pratica di rendere deducibili gli scontrini, per spingere il consumatore ad esigerli dai commercianti. I sondaggi le hanno dato preferenze variabili dal 4% al 6,8%.

Renzi, candidato molto apprezzato da Silvio Berlusconi, era molto preparato, fin troppo, infatti ha dato l’impressione di essere teleguidato, sbirciando spesso il suo cellulare. Ma a guidarlo non era il suo spin-doctor, l’ex direttore di Canale5 di Berlusconi, Giorgio Gori, che era “sorvegliato” a vista tra il pubblico.

Bersani, che rappresenta l’establishment del Pd, ha dato l’impressione di arroganza, pur non avendo il suo sigaro in bocca (cosa che tra l’altro lo connota come persona poco attenta alle opinioni altrui e poco incline a dare un buon esempio). Infine, Renzi non ha toccato l’argomento degli alti costi associati con la sua campagna per le primarie, dietro i quali si é anche scritto ci sia l’ombra di Berlusconi.

© Riproduzione Riservata

Commenti