Esondazione del Tevere causa gravi disagi. La capitale in ginocchio: diverse strade e collegamenti interrotti

la furia del Tevere in una spettacolare immagine aerea

Centro Italia in ginocchio per il maltempo, che ha flagellato Toscana, Umbria e alto Lazio. A Roma a seguito dell’esondazione del Tevere si sono verificati allagamenti nella zona di Castel Giubileo.

Allagamenti all’alba anche in via Flaminia altezza della stazione La Celsa che è stata chiusa. Chiuso al traffico veicolare e pedonale via dei Prati Fiscali da largo Valtournache a via Salaria. Chiusi al traffico anche il sottopasso di Tor di Quinto in direzione centro e la rampa di accesso alla galleria giubileo 2000 in direzione Terni.

Questa mattina all’alba il barcone del circolo Canottieri Aniene, già messo in sicurezza all’altezza di Ponte Milvio, non ha resistito alla pressione dell’acqua e si è spezzato in più punti. Mentre la Regione Lazio sta elaborando gli scenari, la Protezione civile di Roma ha deciso l’apertura del Centro Operativo Comunale (Coc) a Porta Metronia e ha rafforzato i presidi di vigilanza e pronto intervento sulle tratte di Tevere e Aniene.

Secondo quanto rilevato dal Centro Funzionale dell’Ufficio idrografico regionale alle ore 8.30 i livelli del Tevere hanno raggiunto 12.79 metri nella stazione di Ripetta.

Autostrade per l’Italia ha comunicato intanto che sull’A1 Milano-Napoli è stato riaperto ai mezzi leggeri, con una deviazione sulla carreggiata nord, il tratto tra Orte e Valdichiana in entrambe le direzioni.

Tiene banco la situazione difficile a Roma. Dunque, anche la capitale è stata colpita dal maltempo, con la piena del Tevere arrivata proprio in una giornata campale per la Capitale a causa dei cortei, e ha portato allagamenti soprattutto a Roma nord. Uno spettacolo inconsueto per i romani che si sono trovati davanti, nonostante la bella giornata di sole, strade chiuse perché invase dall’acqua.

Il Tevere ha superato i 13,30 metri, mentre gli archi dei ponti, quasi sommersi, molto fotografati. Ma anche l’Aniene ha rotto gli argini in alcuni punti, in corrispondenza delle zone di confluenza col Tevere. La Protezione Civile del Lazio e di Roma hanno lavorato da ieri con più di 1.500 uomini per fronteggiare la situazione: sono decine le tonnellate di detriti rimosse nel corso urbano e agli arenili di Fiumicino.

Gli allagamenti hanno riguardato via Salaria, la zona di Castel Giubileo, via dei Prati Fiscali, via di Tor di Quinto, via Flaminia, via della Magliana, Fidene, via Tiberina. Chiusa, sempre per allagamento, la stazione Roma Nord-La Celsa. Gli storici circoli sportivi sul Tevere, come l’Aniene, completamente allagati e resi inagibili, mentre diversi sottopassi sono stati inondati. Una situazione che ha portato al caos del traffico, con bus deviati e strade chiuse. Ed è stato anche chiuso il pronto soccorso del Fatebenefratelli sull’isola Tiberina, invaso dall’acqua. Allagamenti anche alle porte della Capitale, a Torrita Tiberina. La piena ha travolto un canile a Orte (Viterbo) e ha causato la morte di 30 cani.

Il passaggio della piena, fa sapere la Protezione civile regionale, «sarà graduale con una durata anche di diversi giorni, ma in condizioni complessive di sicurezza a Roma, garantita dai muraglioni». Particolare attenzione è rivolta a coloro che abitano nei pressi del fiume. Il sindaco Gianni Alemanno ha fatto un sopralluogo a Ponte Milvio, dove ieri sera un barcone che aveva staccato gli ormeggi si è incagliato: «Stiamo vigilando sugli argini e su tutte le situazioni di emergenza – ha detto – Siamo in allerta e invitiamo tutti i cittadini a prestare attenzione. Nei prossimi giorni non ci sono allerta meteo». Roma, fa sapere la Protezione Civile, è al sicuro grazie ai muraglioni.

Intanto i i relatori alla Legge di Stabilità puntano a ottenere una deroga al patto di stabilità interno per consentire ai comuni di spendere le risorse per fronteggiare il dissesto idrogeologico: «O il governo presenta un emendamento – dice Pier Paolo Baretta – o lo presentiamo noi».

La deroga al patto di stabilità interno per i comuni che devono fronteggiare le calamità naturali non dovrebbe riguardare, secondo uno dei relatori alla Legge di Stabilità Pier Paolo Baretta, solo le amministrazioni virtuose ma essere più ampia. «È obbligatoria – aggiunge Baretta – un’assunzione di responsabilità da parte del Parlamento e la strada più efficace è quella dell’allentamento al patto di stabilità. È arrivato il momento e questa è la strada maestra». Anche per l’altro relatore, Renato Brunetta, c’è la «necessità di aprire una riflessione. Che vi siano risorse – dice – che i governi locali non possono usare per rispondere a esigenze così fondamentali è incomprensibile. Capiamo i vincoli e anche se non ci sono a disposizione quantità significative di risorse un segnale va dato».

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