Tonina Belletti, la madre del Pirata morto otto anni fa, torna a chiedere chiarezza alla giustizia: “hanno detto che fu ucciso dalla droga ma ne aveva in corpo tanta da far morire sei persone. Questo non lo posso accettare”

Marco Pantani

Un progetto teatrale sulla vita di Marco Pantani è l’occasione, per Tonina Belletti, di ritornare sulle circostanze della morte del figlio, avvenuta a Rimini il 14 febbraio del 2004 per un’edema polmonare e cerebrale, conseguente a un’overdose di cocaina.

“Spero che si possa riaprire il caso, sono otto anni che lotto per questo – ha detto la mamma del ‘Pirata’ a Rtl 102.5 – E quando mi hanno proposto questo progetto teatrale sulla vita di Marco, ho accettato subito. La morte di Marco non è avvenuta come ci hanno fatto credere: hanno detto che mio figlio è morto di droga, ne aveva in corpo tanta da far morire sei persone e questo non lo accetto. Ci sono tanti dubbi, non ho avuto chiarezza, nemmeno dopo l’autopsia eseguita sul cuore. Ci sono cose in sospeso che a me non vanno bene”.

La signora Tonina torna a contestare gli esami autoptici, che hanno evidenziato un’assunzione massiccia di cocaina: “Sarebbe morto subito e non sarebbe neanche riuscito a digerirne così tanta. Come mamma ho il diritto di sapere come è morto mio figlio. Hanno chiuso il caso dopo 50 giorni. Marco non stava bene? Chi lo dice? Nel 2003 ha fatto un Giro d’Italia ed era in perfetta forma, e se uno non sta bene non lo fa”.

L’autopsia sul corpo del campione dopo la tragica morte, ed in particolare l’analisi del midollo osseo, a suo tempo ha escluso che Pantani avesse fatto uso frequente e in quantità elevata di Epo durante la sua carriera.

La morte di Pantani ha lasciato sgomenti tutti gli appassionati delle due ruote, per la perdita di un grande corridore; uno degli sportivi italiani più popolari del dopo guerra, protagonista di tante imprese. La sua fine è ancora un enigma. Una storia nella quale c’è ancora qualcosa da chiarire.

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