Bankitalia: nei primi nove mesi incremento di 88,4 mld. Istat: l’inflazione ad ottobre rallenta al +2,6%

conti pubblici sempre più a picco

La “dieta” tutta tasse e sangue del professor Mario Monti non funziona. Il verdetto è nei numeri.  

Il debito pubblico italiano marcia spedito verso il record di 2 mila miliardi, anche se dal fronte inflazione arriva una frenata nel mese di ottobre. L’importo dei debiti delle amministrazioni pubbliche che, a settembre 2012, è aumentato di 19,5 miliardi rispetto al mese precedente, ha infatti toccato un nuovo massimo storico pari a 1.995,1 miliardi.

Secondo quanto emerge dai dati diffusi da Bankitalia l’incremento riflette, oltre al fabbisogno del mese di settembre (11,6 miliardi), l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, detenute presso la Banca d’Italia e in impieghi della liquidità, (8,6 miliardi).

Nei primi nove mesi dell’anno l’incremento del debito (88,4 miliardi) rispecchia il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (61,9 miliardi), l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (21,7 miliardi) e l’emissione di titoli sotto la pari (5,2 miliardi). Nello stesso periodo, però, il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche è stato superiore di 0,9 miliardi a quello registrato nello stesso periodo del 2011 (61 miliardi).

Escludendo le erogazioni in favore della Grecia (5,0 miliardi nel 2011), la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’European financial stability facility (Efsf – 2,2 miliardi nel 2011 e 17,1 nel 2012) e le misure relative alla Tesoreria unica (che hanno comportato nel 2012 il riversamento nella Tesoreria centrale di 9,0 miliardi da parte degli enti decentrati), il fabbisogno del 2012 sarebbe in linea con quello del 2011.

In altre parole, mentre le spese per fare andare avanti lo Stato rimangono costanti, gli esborsi per i meccanismi di solidarietà all’interno della zona euro, come il Fondo Salva Stati, annullano i benefici delle manovre del governo.

Intanto, nel mese di ottobre, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, comprensivo dei tabacchi, registra una variazione congiunturale nulla e un aumento del 2,6% nei confronti di ottobre 2011 (era +3,2% a settembre). Il dato definitivo, come rivela l’Istat, conferma la stima provvisoria.

Il rallentamento della crescita su base annua dei prezzi al consumo coinvolge gran parte delle diverse tipologie di prodotto, scontando sia effetti di riduzione congiunturale in diversi comparti dei beni e dei servizi, sia un favorevole confronto con ottobre 2011, mese caratterizzato da forti rialzi congiunturali dei prezzi, ai quali aveva in parte contribuito l’aumento dal 20% al 21% dell’aliquota Iva ordinaria”, spiega una nota. L’inflazione acquisita per il 2012 si conferma al 3%.

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