Ddl Sallusti, Senato dice sì al carcere per i giornalisti che diffamano. Battuto il governo sull’emendamento. L’aula ha votato a scrutinio segreto. Fnsi: “voto vergognoso”

Alessandro Sallusti

Un voto carico di odio e un atto di killeraggio politico contro un’intera professione. L’Aula del Senato, con il voto segreto chiesto dalla Lega e firmato dall’Api, dice sì al carcere per i cronisti che diffamano.

Favorevoli a mandare dietro le sbarre i giornalisti 131 revisori, 94 i no e 20 gli astenuti. L’ok ‘bipartisan’ della Camera Alta sul ddl Diffamazione fa andar sotto il governo, che aveva dato parere contrario all’emendamento del Carroccio che prevede il «carcere fino a un anno o la multa» per chi diffama, e ‘boccia’ il secondo accordo di maggioranza che era stato raggiunto sul testo la settimana scorsa. Ma, soprattutto, fa venir meno l’obiettivo principale del provvedimento: evitare il carcere al direttore de ‘Il Giornale’ Alessandro Sallusti. Come si proponevano di fare i due firmatari del testo: il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri (Pdl) e il vicepresidente di palazzo Madama Vannino Chiti (Pd).

Sallusti infatti è stato condannato con sentenza passata in giudicato per diffamazione, ma se il reato fosse stato depenalizzato, cioè fosse stata eliminata la condanna al carcere, lui, grazie al principio del ‘favor rei’, dietro le sbarre non sarebbe mai finito. Così in molti, a cominciare dal presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli, che per settimane ha svolto il ruolo di mediatore per tentare di salvare il ddl, sono convinti ora che il progetto di legge finirà «su un binario morto». Anche perchè restano da fare «altri tre voti segreti»: su 2 emendamenti e sull’intero art.1 del testo.

Chiti, insieme al senatore del Pd Vincenzo Vita (altro protagonista della trattativa sul testo), auspica che la Conferenza dei Capigruppo del Senato, convocata dal presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani subito dopo il voto per decidere il da farsi, «tolga di mezzo» la riforma. Il voto segreto di oggi, commenta il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro «è stato usato come una rappresaglia contro la libertà di stampa». È un «segnale di vendetta che disonora il Parlamento», incalza il capogruppo Udc Giampiero D’Alia. È «acido muriatico» contro i giornali, commenta il presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini che nei giorni scorsi aveva parlato di «un fondo di acidità verso i giornalisti».

A parole, insomma, tutti puntano il dito contro il voto segreto che ha affossato il testo e ha mostrato «l’arretramento culturale del Senato», come sottolinea il responsabile Giustizia dell’Idv Luigi Li Gotti, ma qualcuno deve aver pur detto sì all’emendamento della Lega visto che i voti a favore sono stati 131. «Non crediamo proprio che il Pd abbia votato compatto» contro la proposta di modifica del Carroccio, ipotizzano due senatori Pdl Achille Totaro ed Enzo Fasano «l’excusatio non petita di Latorre conferma la nostra impressione». E infatti Nicola Latorre dichiara che il gruppo del PD con le sue 86 presenze ha votato contro. Ma facendo i calcoli e contando le assenze nei gruppi, almeno 5 o 6 senatori Democratici, dovrebbero aver preso parte al ‘si bipartisan’.

Quella della Lega, assicura il segretario Roberto Maroni, «è stata solo una provocazione» che dovrebbe aiutare a riflettere meglio su una materia tanto delicata. Il fatto, spiega anche Berselli, è che la norma della Lega sarebbe sempre ‘migliorativa’ della legge attuale che parla di carcere per i cronisti da uno a 6 anni e«di multa, ma «non aiuterebbe comunque a risolvere il caso Sallusti». Pertanto anche per il Pdl non sarebbe più così importante. «Se rimanesse comunque l’ipotesi del carcere – sostiene Berselli – anche se in maniera più ‘soft’ e ‘conveniente’, non si potrebbe più applicare il principio del favor rei a Sallusti», per cui tanto vale «lasciare tutto così com’è» visto anche il momento politico piuttosto delicato.

Casini : harakiri politico. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini scrive sul suo profilo Facebook: «È un harakiri politico, un autentico atto di autolesionismo il voto del Senato che reintroduce il carcere per i giornalisti. Della serie continuiamo a farci del male».

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