L’indagine fotografica di Lalage Snow sulla guerra, l’ambito più agghiacciante, disumano e traumatico

i volti di “We Are The Not Dead”

I segni del nostro volto racchiudono e rilevano la storia della nostra vita più di quanto possano fare le parole. I solchi e le pieghe più intime del nostro pensiero prendono corpo facendosi un vero e proprio strumento di comunicazione non verbale.

Il fotografo Lalage Snow ha cercato di interpretare questo aspetto dell’umanità conducendo la sua indagine fotografica nell’ambito più agghiacciante, disumano e traumatico: la guerra.

La guerra dalla parte dei soldati che ritornano, qualora il destino lo permetta, modificati nella psiche, nell’anima quindi nel corpo per sempre.

Il fotografo, che attualmente si trova a Kabul, portanto a termine un progetto visivo lungo otto mesi, in cui ha ritratto decine di soldati inglesi prima, durante e dopo il loro servizio in guerra in Afghanistan.

I ritratti finali, che sono la giustapposizione di tre singole foto, mostrano in maniera evidente i cambiamenti fisici dei soldati: non solo il colore della pelle, magari per molto tempo esposta al sole, e un evidente dimagrimento, ma soprattutto quelle “ombre”, uno sguardo diverso, diretto verso un altrove, forse per scappare al peso della realtà, velato da qualcosa di veramente forte che hanno visto, subito ed inflitto. La serie di ritratti si intitola “We Are The Not Dead”.

Spesso, infatti, si cerca di annegare le loro voci, forse scomode a chi pianifica le guerre, di ridurre i loro problemi psicologici che si riflettono poi sulla vita privata, sociale e lavorativa. Di far sì che si auto-alienino dalla società inadatta a “sopportare” la loro storia. Non sono morti?

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