Con lo sbarramento al 5%, un elettore su quattro esprimerà il voto per una lista minore ma quella sua preferenza andrà poi ai grandi partiti. Ecco come

la riforma elettorale fa discutere

In tutti i paesi occidentali, la riforma elettorale viene modificata all’incirca una volta ogni cento anni, da noi ogni volta che la maggioranza in parlamento sente di non avere i numeri per farcela a essere rieletta (le forze attualmente presenti in parlamento coprono circa il 50% degli orientamenti elettorali attuali), cerca di alterare e truccare la competizione elettorale per favorire i propri interessi.

Ecco allora – come evidenzia “I segreti della casta” – dopo la vergogna del Porcellum, il superporcellum, liste bloccate (figuriamoci se alla Camera i deputati nominati permetteranno l’introduzione delle preferenze), sbarramenti e soglie ritoccate a uso e consumo dei partiti di governo. E fanno pure finta di litigare aspramente intorno a qualche piccolo dettaglio (42 o 40% per il premio di coalizione?).

Lasciando da parte i premi di maggioranza, sulla base degli ultimi sondaggi, possiamo fare delle proiezioni circa lo scippo dei voti che si produrrà esclusivamente attraverso l’innalzamento della soglia elettorale.

Nello specifico qualsiasi lista che non raggiungerà il 5% dei voti, non avrà alcuna rappresentanza in parlamento. Questo significa che se ad esempio poco meno di due milioni di italiani voterà il partito Tizio o Caio, tale partito non raggiungerà la soglia del 5% (le scorse politiche i votanti furono poco meno di 40 milioni): quel voto però non andrà buttato. Peggio.
Quel voto verrà riassegnato proporzionalmente agli avversari politici che avranno superato la soglia.

Così ad esempio, stando agli orientamenti rilevati negli ultimi sondaggi, ci saranno all’incirca 500mila italiani che sulla scheda voteranno Lega Nord ma il cui voto invece verrà attribuito al PD. Così come, dall’altra parte, ci saranno 100mila italiani che voteranno Rifondazione Comunista e il cui voto verrà invece assegnato al Popolo delle Libertà.

In altre parole, i tre dell’ave maria, gli ABC Alfano-Bersani-Casini, con la soglia di sbarramento al 5% si sarebbero già pappati un premio di maggioranza del 26% tra di loro. Ora bisogna capire quant’altro assegnare come ulteriore premio al primo dei tre e su quello in questi giorni litigano Casini e Bersani.

Tuttavia – sempre secondo “I segreti della casta” – basta fare due conti per capire come con tutti questi squallidi trucchi e trucchetti siamo finiti ormai più vicini alla Legge Acerbo del regime fascista piuttosto che alla Legge Truffa della democrazia cristiana. In nome del presunto valore della governabilità, calpestano i sacrosanti valori e principi della democrazia.

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