La nuova procedura di riequilibrio delle casse comunali potrebbe dare tre mesi di “ossigeno”, bloccando ulteriori richieste di pagamenti. La situazione resta disastrosa in un ente sommerso da una valanga di debiti milionari

Taormina sommersa dai debiti

Tre mesi di respiro all’orizzonte per provare a frenare l’emorragia che sta portando il Comune di Taormina al dissesto. La casa municipale sta predisponendo le procedure da adottare per il necessario riequilibrio finanziario pluriennale.

Questo frangente amministrativo potrebbe consentire un momento di tregua a fronte di una montagna di debiti e contenziosi dai quali difendersi. Il riequilibrio viene previsto dal Testu Unico degli Enti locali 267/2000 ed, in particolare, nel recente decreto 174 del 10 ottobre 2012 (“Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali”) che prevede la rateizzazione in 5 anni del pagamento dei debiti. Ed è qui che arriverebbe una notizia positiva tra le tante negative di una fase finanziaria sommersa da innumerevoli liti pendenti.

Gli uffici della ragioneria stanno preparando una relazione dettagliata con tutti i debiti, l’ammontare complessivo del deficit e il riferimento temporale, a quando cioè risalgono le singole pendenze. Va detto che debiti e contenziosi non riguardano, però, solo il periodo dell’attuale Amministrazione ma partono da molto più lontano e in parecchi casi lo “scotto” si sta pagando adesso. Una volta completato questo schema ricognitivo del debito, fino a quando non verrà approvato dal Comune il piano, le casse di Palazzo dei Giurati non potranno essere aggredite per ulteriori richieste di pagamento.

Per un periodo di circa tre mesi, insomma, si avrà una sorta di “moratoria” nei confronti di ulteriori creditori intenzionati a rivalersi verso il Comune. Questa fase scatterà dopo il deposito, da parte dell’Amministrazione, della “pronuncia di accertamento” del debito, e da lì in poi si dovranno adottare “i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e ripristinare gli equilibri di bilancio”. In parole povere, il Comune potrà avere un periodo di respiro da nuovi creditori ma in quei mesi avrà l’obbligo di avviare i pagamenti sin qui disattesi, partendo da quelli più “anziani” sino ai più recenti.

Una soluzione potrebbe essere l’alienazione di alcuni beni, prevista per circa 27 milioni nell’arco dei prossimi tre anni, ma questo piano ipotizzato dalla Giunta dovrà presto essere discusso in Consiglio. Di sicuro il Comune di Taormina, al momento, ha almeno 12 milioni di euro di debiti fuori-bilancio e c’è una lunga serie di contenziosi al bivio.

Entro la prossima settimana Impregilo aspetta 4,3 milioni di euro per un decreto ingiuntivo sul quale è stato fatto il precetto e forse questi soldi verranno trovati con l’impegno in bilancio delle somme Imu, ma c’è anche l’atto stragiudiziale di un privato che reclama 5 milioni per i vecchi espropri della piscina, Messinambiente vuole poi 4 milioni di euro, e Villa Regina ha già fatto un pignoramento da 595 mila euro. Per la vicenda dell’ex pretura la curatela fallimentare reclama due crediti da 829 mila euro e da Un milione 200 mila euro. E diversi altri privati bussano alla porta del Comune.

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