Per l’opera che non c’è e quasi certamente non ci sarà mai sono stati già spesi 600 milioni. Il costo totale è di 8,5 miliardi. Eppure Monti rinvia ancora la decisione

il progetto del Ponte sullo Stretto

Il Ponte sullo stretto di Messina non esiste ed è già costato 600 milioni di euro. Il costo totale previsto per l’opera si aggira però intorno agli 8,5 miliardi di euro. I numeri aggiornati e impietosi li riporta Blitz Quotidiano.

Era il 1981 quando iniziò il progetto e nel 2011 la Commissione europea ha deciso di non inserirlo nelle opere prioritarie per il 2014-2020. Niente fondi comunitari perché l’opera non è “strategica” per l’Unione europea.

In Italia invece il governo di Mario Monti ha rimandato di due anni la decisione, per evitare il “no” al Ponte che sarebbe costato 300 milioni di euro in penali. Soldi che nelle casse dello Stato non ci sono.

Solo tra il 2001 ed il 2006, secondo la Corte dei Conti, per studi preliminari sono stati spesi 200 milioni di euro. Studi che comprendevano la stima dell’impatto “emotivo” del ponte sugli abitanti del luogo o la relazione con i flussi migratori dei cetacei.

I dipendenti della Stretto di Messina Spa lavorano dal oltre 30 anni per un progetto che probabilmente non sarà mai realizzato e sono costati 28,8 milioni in 5 anni.

Tempi e costi per la costruzione del Ponte di circa 4 chilometri, tra parte sospesa e a terra, si dilatano sempre più. E pensare che il Lake Pontchartrain Causeway, negli Stati Uniti, è lungo 38,4 chilometri e fu costruito in 11 anni, tra il 1956 ed il 1969.

Se i costi non sono confrontabili, con i materiali che avevano un prezzo diverso 50 anni fa, i tempi e la lunghezza del ponte sì. Il ponte americano è 10 volte più lungo del progetto del Ponte sullo Stretto, ma quello italiano sta impiegando un tempo che è 3 volte superiore. E non per la costruzione, ma per il solo progetto, dato che il Ponte sullo Stretto non è ancora una realtà e probabilmente mai lo diventerà.

Se davvero c’è qualcuno che di questi tempi prospetta che i giornalisti e i magistrati debbano pagare di tasca propria quando sbagliano, questo stesso qualcuno dovrebbe allargare la propria visuale anche al Governo italiano.

Se, infatti, l’Esecutivo avvia la costruzione di un’opera -senza aver valutato effettivamente se ci sono i soldi in cassa e senza prima aver fatto una valutazione sull’impatto ambientale di quest’opera (quindi se l’Esecutivo non ha agito secondo legge)- se quest’opera poi -come era possibile prevedere- non viene compiuta, allora dovrebbe essere l’Esecutivo nella persona del Ministro (o dei Ministri) a rispondere in prima persona per eventuali penali e non lo Stato. Pechè altrimenti va a finire che a pagare sono sempre i cittadini.

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