Quattro anni di sfide impossibili attendono l’uomo più potente del mondo nel suo secondo mandato di governo

Barack Obama

Saranno quattro anni in salita, senza sconti, da sfide impossibili. Il prossimo inquilino della Casa Bianca si troverà di fronte una serie di problemi inderogabili. Da una parte la crisi economica, divenuta rapidamente globale.

Dall’altra il progressivo declino dell’America dal suo ruolo di superpotenza. E molto dipenderà dalla possibilità di manovra del presidente, a prescindere dalle sue scelte, ovvero dalla maggioranza del Congresso.

Una situazione come quella attuale, con le due ali del Parlamento dominate da due partiti avversari, sarebbe deleteria. Negli ultimi due anni la presidenza Obama è risultata dimezzata, a causa della situazione creata dalle elezioni di mid term, vale a dire il voto che si tiene a metà mandato. Ogni sua proposta è stata subito bocciata. Una, su tutte: la Buffett Rule, la proposta che prende il nome del miliardario che per primo si è detto favorevole a una tassa sui ricchi.

Al momento di affrontare i nodi della ripresa economica, il presidente troverà comunque una situazione difficile, ma già affrontata con decisione. Il piano di salvataggio di Obama ha reso possibile un atterraggio morbido, laddove era possibile, delle crisi più stringenti. Un esempio è la Chrysler, messa al sicuro grazie all’accordo con Fiat, che ci è rivelato proficuo sia per la società americana che per l’azienda di Torino. Altri casi sono stati più sofferti, e il loro blancio è tutt’altro che chiarito. È il caso di Fannie Mae e Freddie Mac, istituti di credito salvati grazie all’intervento del Tesoro americano.
Sul piano del ruolo globale americano, molto dipende anche dalla tenuta economica. Cina e India, con la loro crescita esponenziale, assieme ad altre potenze emergenti come il Brasile, premono per avere più voce nelle varie assise internazionali. Sul piano della politica internazionale, non sono tutte rose e fiori. Risolta la crisi libica, resta quella siriana, per non parlare dell’emergenza dell’atomica iraniana. E il piano di disimpegno dall’Afghanistan potrebbe non dare i frutti sperati

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