Dopo averlo candidato per il Quirinale, adesso il leader di Cinque Stelle fa dietronfront su Tonino: “è un amico, ma il movimento non si alleerà con l’Italia dei Valori”

Beppe Grillo e Antonio Di Pietro

Fine di un flirt politico, proprio sul più bello. Beppe Grillo si è smarcato da Tonino tra le righe di un vademecum di 12 punti pubblicato sul suo blog: «Di Pietro ha la mia amicizia, ma il Movimento 5 stelle non si alleerà né con l’Italia dei valori, né con nessun altro. Il M5s vuole sostituire il sistema dei partiti con la democrazia diretta. In sostanza vuole la fine dei partiti basati sulla delega in bianco». Così il comico ha smentito il possibile asse con l’ex pm, calmando gli animi della Rete, dopo aver lanciato l’idea di Di Pietro candidato alla presidenza della Repubblica.

«Il M5s supporta e appoggia le istanze dei movimenti con obiettivi comuni, come è avvenuto per il no al nucleare, l’acqua pubblica, il No Tav e il No Gronda», è stato quindi chiarito.

Come riporta però Lettera 43, c’è un diktat di Grillo per i suoi: «Vietata la partecipazione ai talk show Rai-Mediaset-La7».

Grillo dalla sua piattaforma ha rilanciato un principio per lui sacro: «Non sono ‘vietate’ interviste di eletti del M5s trasmesse in tivù per spiegare le attività di cui sono direttamente responsabili. È fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show condotti abitualmente da giornalisti graditi o nominati dai partiti, come in Rai, Mediaset e La7».

Quale strada alternativa prendere allora? «Iscrivetevi al canale Tv 5 Stelle per le prossime dirette e spegnete la tivù!», ha suggerito il comico. Un primo assaggio della nuova strategia di comunicazione del movimento è stata data in occasione delle elezioni siciliane: una lunga diretta che ha ospitato interventi, tra gli altri, di Giancarlo Cancelleri, Federica Salsi, Valentina Palmeri.

Il conduttore Salvo Mandarà è il nuovo “reporter a 5 stelle”. E il nuovo sistema di comunicazione passa per le dirette streaming in Rete, note come hangout. Più tardi, su Facebook, Grillo ha attaccato anche i giornalisti: «Lerner, Fazio e Formigli pagati profumatamente per il servizietto pubblico al Bersani, al Renzi, al Casini di turno».

Sul suo sito c’è stato spazio pure per il tema delicato della moneta unica: «La decisione di rimanere nell’euro spetta ai cittadini italiani attraverso un referendum, questa è la mia posizione. Io ritengo che l’Italia non possa permettersi l’euro, ma devono essere gli italiani a deciderlo e non un gruppo di oligarchi o Beppe Grillo». Quindi un’altra precisazione: «Il M5s non ha incassato alcun rimborso elettorale per le regionali e non lo incasserà per le prossime politiche».

Nella sua guida for dummies «per tutti coloro che hanno dubbi interpretativi, dietrologie, necessità di chiarimenti», Grillo ha parlato di elezioni: «Chi sta svolgendo un qualunque incarico elettivo non può dimettersi per concorrere ad altre cariche elettive (es. chi è consigliere non può candidarsi a deputato, chi è senatore non può candidarsi a sindaco)».

E gli emolumenti? «Gli eletti tratterranno per sé una parte degli emolumenti, oggi fissata in un massimo di 5 mila euro lordi, e restituiranno la rimanenza allo Stato». Spiegazione anche sui mandati: «Il Movimento 5 stelle non candida chi ha svolto due mandati anche se interrotti».

Mentre il centrosinistra prepara confronti televisivi e il centrodestra decide le regole, Grillo non ha intenzione di fare le primarie: «Non si votano leader o leaderini per le elezioni politiche, ma la scelta di portavoce per la Camera e per il Senato. Il loro compito sarà l’attuazione del programma elettorale in stretta collaborazione attraverso la Rete con gli iscritti».

Già, il programma: «Il nostro esiste (chi dice il contrario mente) ed è visibile sul blog. Prima delle elezioni politiche sarà integrato e migliorato dagli iscritti attraverso una piattaforma on line».

Regole anche sulla remissione del mandato: «Il consigliere, il sindaco o il parlamentare non ha alcun obbligo di rimettere il mandato periodicamente (per esempio ogni sei mesi). Nel caso questo avvenisse deve essere preceduto da un’informazione pubblica e dettagliata del suo operato sul portale del movimento con una votazione estesa a tutti gli iscritti del Comune e della Regione di rifermento, o dell’intero corpo elettorale in caso del parlamento».

Infine le votazioni: «Il M5s vota nei Consigli comunali e regionali, e in futuro voterà in parlamento, le proposte che aderiscono al programma anche se presentate dai partiti».

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