Romney sconfitto, Ohio decisivo. La Camera resta ai repubblicani, il Senato va ai democratici. Nel discorso della vittoria il presidente tende la mano allo sfidante: “lavorerò insieme a lui per il bene della nostra patria”

Barack Obama

Altri quattro anni alla Casa Bianca. Barack Obama batte Mitt Romney e resta presidente degli Stati Uniti.

«Il meglio deve ancora arrivare», sono state le prime parole rivolte alla nazione dal presidente dopo l’annuncio della rielezione. Obama ce l’ha fatta dunque e per il secondo mandato, “Four More Years”, ha annunciato subito la sua intenzioni di finire quello che è stato iniziato. E mentre i sostenitori lo festeggiavano, il contendente Mitt Romney ha augurato al presidente ogni bene, ricordando che questi sono tempi difficili per la Nazione.

Secondo dati ancora provvisori, Obama si è aggiudicato 332 grandi elettori (ne servivano 270 per la vittoria). Il presidente riletto risulta in vantaggio anche nel voto popolare e, in sintesi, mantiene tutti gli stati del 2008, fatta eccezione per l’Indiana e il North Carolina. Da Chicago a New York esplode la festa. I repubblicani però mantengono il controllo della Camera, mentre i democratici restano in maggioranza al Senato.

Obama dunque ce l’ha fatta, non sarà un presidente da un solo mandato, l’incubo che lo perseguitato in questi mesi di durissima campagna elettorale. Sarà lui a guidare l’America per i prossimi quattro anni. «Four More Years»: è stato ancora una volta uno slogan vincente a trascinarlo alla vittoria, come il “Yes We Can” del 2008. «Finirò quello che ho iniziato», esulta rivolgendosi ai sostenitori in delirio: da Chicago, dove si trova il suo quartier generale, a New York, dove Time Square è gremita di gente in festa. Fino a Washington, dove la folla esulta davanti alla Casa Bianca. Proprio come quattro anni fa.

Eppure all’Election Day si era arrivati con un serratissimo testa a testa tra lui e Mitt Romney – quello sancito da tutti i principali sondaggi – che lasciava presagire una nottata elettorale difficilissima. Qualcuno agitava lo spettro del riconteggio dei voti in alcuni Stati in bilico – come in Florida nel 2000 – altri addirittura ipotizzavano uno storico pareggio. Invece per Obama è filata via più liscia del previsto. E alla fine non è servito nemmeno aspettare il risultato del Sunshine State,la Florida, e nemmeno quello della cruciale Virginia. A rivelarsi decisivo – come ci si attendeva alla vigilia – è stato l’Ohio. Vinto questo Stato è bastato aspettare i risultati degli Stati della West Coast (dalla California a quello di Washington), e la soglia dei 270 elettori necessaria per l’agognata è stata superata.

Romney, che ha conquistato gli Stati del sud e ha confermato il testa a testa nel voto popolare, ha regalato un po’ di suspense. Non ha concesso immediatamente la vittoria. Dopo l’annuncio di tutti i media, l’ex governatore del Massachusetts ha aspettato un’ora prima di far sapere che aveva chiamato Obama per congratularsi. «Auguro al presidente, alla First Lady e alle loro figlie ogni bene. Questi sono tempi molto difficili per la nostra grande Nazione», ha detto rivolto ai supporter riuniti nel quartier generale di Boston su cui già da parecchio era calato un silenzio di tomba. Niente a che vedere con la folle esultanza del MacCormick Center di Chicago, dove gli obamiani hanno rivissuto le emozioni del 2008.

Ed è un Obama versione 2008 quella che sale sul palco: di nuovo la stessa grinta, la stessa ispirazione, nonostante l’enorme fatica delle ultime settimane. «Torno alla Casa Bianca più determinato che mai», promette nel tripudio generale, assicurando come «l’America migliore deve ancora venire». Obama in questo secondo mandato potrà agire senza più essere condizionato dalla prospettiva di una rielezione, di una nuova campagna elettorale all’orizzonte. Il presidente sa che non sarà facile far fronte alle promesse ancora rimaste evase. Gli americani gli hanno riconsegnato un Congresso spaccato, con la Camera ai repubblicani e il Senato ai democratici.

Ma tende la mano e promette di lavorare per trovare «quei compromessi necessari per portare il Paese avanti». «Lavorerò con Romney – assicura – lavorerò con i leader di entrambe gli schieramenti per affrontare quelle sfide che possiamo risolvere solo insieme». A partire da quella del crescente debito pubblico e da quella della crescita e dell’occupazione: «L’economia si sta riprendendo», ha detto, sottolineando come manchei comunque ancora molto lavoro da fare. Lavoro che – è il suo appello – potrà essere compiuto se tutti si impegneranno a lavorare nella stessa direzione, quella dell’interesse generale del Paese, mettendo da parte il cinismo e le partigianerie.

Il discorso di Obama: forward. Il presidente arriva sul palco insieme alla moglie e alle figlie. Davanti a una folla in delirio al quartier generale di Chicago, e sulle note prima di Sign, sealed and delivered, di
Stevie Wonder e in chiusura, We take care of our own, di Bruce Sprinsgsteen, Obama parla agli americani, con significativi echi kennedyani, affrontando diversi temi: dall’economia in ripresa, alla forza del popolo americano di reagire dopo i disastri (vedi Sandy), al patriottismo che li distingue, alle prossime sfide da affrontare insieme con un unico motto: “Forward”.

«Oltre duecento anni dopo che questa colonia è diventata una nazione – comincia – facciamo un passo avanti per rendere ancora più perfetta la nostra unione. Grazie a tutti voi. Voi avete riaffermato lo spirito che ha trionfato sulla guerra e la depressione, quello che ha dato speranza a questo Paese. Noi siamo una famiglia americana. La nostra strada è stata difficile eppure ci siamo rialzati, ritrovandoci nella strada comune. Per gli Usa il meglio deve ancora venire. Voglio dire grazie a ogni americano che ha partecipato a questa elezione».

«Michelle ti amo». Quindi Obama fa le congratulazioni a Romney: «Nelle settimane scorse ho pensato che mi sarei seduto con lui per collaborare insieme per far progredire questo Paese. Voglio ringraziare Joe Biden, il vice più bravo di sempre. E non sarei l’uomo che sono oggi senza la donna che 20 anni fa ha deciso di sposarmi. Michelle non ti ho mai amato così tanto. L’America ti ama». Poi, alle figlie Malia e Sasha: «Sono fiero di voi, ma penso per il momento che un cane sia abbastanza», dice riferendosi al regalo fatto loro, il cane presidenziale Bo, quando ha vinto la Casa Bianca nel 2008.

«America generosa e tollerante». «So che le campagne politiche possono sembrare futili, una piccola cosa. Questo fa il gioco dei cinici che sviliscono la politica, ma la politica non è questo – aggiunge Obama -. Nonostante tutte le nostre differenze, la maggior parte di noi condivide speranze per il futuro dell’America. Vogliamo dare ai nostri figli un Paese sicuro e ammirato in tutto il mondo. Crediamo in un’America generosa, tollerante e aperta. Andiamo avanti. Avremo disaccordi, anche duri, sul come arrivarci, ma ci arriveremo».

Poi Obama cita i valori di «amore, carità, patriottismo». «La nostra economia si sta riprendendo», continua, promettendo che lavorerà per trovare «quei compromessi necessari a portare il Paese avanti». «Lavorerò con i leader di entrambe gli schieramenti per affrontare le sfide che possiamo risolvere solo insieme. Siamo più grandi della somma delle nostre singole ambizioni».

La gioia di Michelle. «Più di ogni altra cosa, voglio ringraziare tutti voi per tutto. Sono molto grata a ognuno di voi per il vostro sostegno e le vostre preghiere». Così la first lady Michelle Obama su twitter dopo la vittoria del marito.

I festeggiamenti a Chicago, tensione a Boston. A Chicago, al maxi-centro congressi della Windy City, quartier generale della campagna democratica, è esplosa la festa (foto). Ma la gente è scesa in strada ovunque, da Washington a New York, fino alla Casa Bianca (continua a leggere). Delusione a Boston, dove Romney ha ammesso la sconfitta e fatto gli auguri al presidente (continua a leggere).

I referendum. Intanto l’America, il giorno dopo l’Election Day, fa passi avanti anche su alcune spinose questioni sociali. E grazie ai referendum svoltisi in concomitanza del voto si legalizzano le nozze gay nello Stato del Maine e l’uso della marijuana, anche per fini ricreativi, in Colorado e nello Stato di Washington.

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