La roadmap della sfida. Alle 7 stop al voto ai seggi in Virginia, alle 7.30 in Ohio: si gioca lì la partita cruciale

Barack Obama e Mitt Romney

Dopo essersi dati battaglia in tutto il paese per mesi, per Barack Obama e Mitt Romney è arrivato finalmente il giorno del giudizio. Ecco una roadmap della serata elettorale (nottata in Italia) con i momenti che potrebbero segnare una svolta.

Alle 7 di stasera, (l’una di notte in Italia), si comincia a capire se l’America andrà incontro a una lunga notte elettorale. A quell’ora chiuderanno infatti i seggi in Virginia, uno dei principali stati in bilico in cui i due candidati hanno speso parecchie energie. La Virginia assegna 13 grandi elettori e sembra essere uno degli obiettivi del candidato repubblicano Mitt Romney, che lunedì ha effettuato due comizi nello Stato.

Se il presidente Barack Obama dovesse vincere la Virginia, per l’ex governatore del Massachusetts le possibilità di vittoria diminuirebbero notevolmente. Secondo lo staff di Romney, infatti, l’importanza dello Stato è molto maggiore del numero di grandi elettori che assegna, perché il risultato potrebbe anticipare il trend della notte elettorale.

Alle 7,30 (l’una e mezza nella Pensiola) chiuderanno poi i seggi dell’Ohio, dove i 18 grandi elettori in ballo saranno fondamentali per entrambi i candidati. Nelle contee dello Stato i voti saranno contati molto attentamente ed entrambe le campagne elettorale si sono dette certe che i risultati non arriveranno prima di alcune ore. Se Romney dovesse vincere in Ohio la notte potrebbe diventare molto lunga e si potrebbero aprire le prime falle nell’organizzazione di Obama negli Stati del Midwest.

In Ohio la battaglia sarà concentrata principalmente a Cleveland, Columbus e Cincinnati: saranno gli exit polls di queste contee, insieme a quelli in Virginia, i più attesi della notte elettorale. Il presidente si aspetta un buon risultato a Cleveland, dove Romney ha un comizio martedì nella speranza di strappare qualche voto ai democratici. I repubblicani dovrebbero invece vincere a Cincinnati.

Se Obama dovesse invece trionfare in Ohio la partita sarà praticamente chiusa: nessun repubblicano ha mai vinto le elezioni senza l’Ohio. A quel punto il presidente potrebbe perdere Colorado, Virginia e Florida e battere comunque largamente l’avversario repubblicano in termini di grandi elettori, chiudendo con 281 contro i 257 di Romney. Ma sull’Ohio, non va dimenticato, pende la spada di damocle dei ricorsi, in particolare su 200.000 voti “provvisori”, depositati da cittadini che ritengono di avere diritto a votare ma la cui idoneità andrà verificata in seguito.

Alle 8 (le due di notte in Italia) chiudono i seggi della Florida, del New Hampshire e della Pennsylvania. Se i risultati della Pennsylvania non saranno annunciati subito, i democratici potrebbero cominciare a preoccuparsi. La Florida sarà però lo Stato in bilico che assegnerà il maggior numero di grandi elettori, 29. Lo staff di Obama non spera di vincere nel Sunshine State, ma Romney non può assolutamente lasciarsi sfuggire lo Stato. In molte contee della Florida le votazioni sono estremamente lunghe e potrebbero ritardare parecchio l’uscita del risultato.

Alle 9 (le tre del mattino in Italia) Colorado e Wisconsin chiuderanno i propri seggi. I due stati assegnano in totale 19 grandi elettori e gli analisti ritengono che potrebbero dividersi fra Obama (il Wisconsin) e Romney (il Colorado). Se entrambi dovessero schierarsi con un candidato, questo avrebbe però ottime possibilità di essere eletto presidente.

Alle 10 (le 4 italiane) chiuderanno i seggi in Iowa. Entrambi gli sfidanti hanno corteggiato a lungo gli elettori dello Stato, che assegna 6 grandi elettori. Obama lo ha scelto per il suo ultimo comizio di lunedì sera, decisione presa più simbolicamente che strategicamente: la vittoria ai caucus dell’Iowa nel 2008 lanciò infatti le aspirazioni presidenziali dell’allora senatore dell’Illinois.

Alle 11 (le 5 in Italia), chiudono i seggi in California, tradizionalmente l’ultimo grande stato a votare: prima di quest’ora, in genere i media americani cercano di non pronunciarsi in modo netto su un’elezione presidenziale, soprattutto per rispetto degli elettori. A quell’ora, in realtà, il risultato potrebbe essere già chiaro da tempo. Oppure, se gli scenari del testa a testa più serrato e dei ricorsi giudiziari si dovessero confermare, per conoscere il 45mo presidente degli Stati uniti si potrebbe dover aspettare ancora per giorni, se non settimane.

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