Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

“Sarò un Cesare o una Nullità”
Ho conosciuto Cesare.
Aspetto quasi aristocratico, capelli bianchissimi, sorriso cordiale, tanto che, pur incontrandolo per la prima volta, insisto per offrirgli il caffè.
Avverto in lui la coscienza, anzi il gusto e il piacere della propria diversità.
Subito mi comunica la sensazione di una grande amicizia e intimità.
Sorseggia il cappuccino con eleganza.
“Gli esseri umani sono come il mare, se li trovi tranquilli, li navighi senza problemi, se sono in burrasca, ogni metro è una conquista.”
Una frase come questa mette subito in guardia e stimola il rispetto per l’intelligenza che rivela.
Sdrammatizzo: “Ce ne sono pochi oggi di esseri umani tranquilli, sono quasi tutti tormentati dalla precarietà e dalle tasse. Lei sembra …”
“Chi è questa Lei?” Chiede Cesare con aria furba.”Diamoci del tu.”
“Va bene. Tu non solo sei tranquillo ma lo specchio delle tue acque sembra immobile.”
“Vivo il privilegio della libertà, attorniato da persone inquiete cui il tempo non basta mai.
Adesso ti saluto. Vado a lavorare.”
“Che lavoro fai, Cesare?”
“Il barbone.”
Mi sfugge una risata, contenuta, per rispetto all’ipotesi che la sua sia una battuta di spirito.
“Scusa Cesare, ma pensavo che eri un direttore di banca o qualcosa del genere. Non hai certo l’aria del barbone.”
“Vedi, se vestissi abiti stracciati somiglierei a tutti gli altri che tendono la mano nelle strade di questa città. La gente si impietosisce molto di più vedendo una persona ben vestita, dall’aria perbene, che tende, esitando, la mano.”
“In questo modo vivo bene, ho una casa, e perfino posso fare un po’ di beneficenza. Prima, anni fa, avevo una piccola società, ma il meccanismo delle tasse me l’ha divorata. Ho resistito per alcuni anni, poi ho capito che, in questo Paese, il solo destino per le piccole società era chiaro. O scegliere il cammino della disonestà o accumulare sempre maggiori debiti. Qualsiasi modifica cercavo di fare alla mia attività per migliorarla veniva tassata e, anche se ero in passivo, dovevo far finta di aver guadagnato, altrimenti arrivavano verifiche e multe. Mi sono accorto che questo Stato non ama i suoi cittadini, ma li tratta come nemici. Allora ho chiuso gli uffici e ho teso la mano della mia dignità.”
Nel pomeriggio l’ho rivisto, seduto all’angolo della via, di fronte alla banca.
Impeccabile, infilava nella tasca interna della giacca le numerose offerte dei passanti.

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