Elezioni Usa, testa a testa fino all’ultimo. Lunghe file ai seggi. Incertezza senza precedenti negli stati chiave, ma i sondaggi indicano il presidente in leggero vantaggio. Candidato repubblicano ancora in corsa sino all’ultimo

Barack Obama e Mitt Romney

Stati Uniti al bivio tra il presidente Barack Obama e Mitt Romney. L’America più che mai divisa, lacerata da anni di crisi che hanno esasperato il confronto politico, è andata al voto per decidere a chi affidare le chiavi del Paese. Tra poche ore sapremo l’esito di una sfida incerta e avvicente, che corre sul filo della crisi economica internazionale e di una fase storica che deciderà soprattutto il futuro delle giovani generazioni.

Non a caso i sondaggi fino all’ultimo hanno confermato un sostanziale testa a testa tra i due sfidanti. Con lo spettro del pareggio dietro l’angolo. E l’incubo che possa finire come nel 2000, quando tra George W.Bush ed Al Gore si andò al riconteggio dei voti in Florida.

Proprio sul “Sunshine State”, come sull’Ohio, sono puntati tutti gli occhi: sono i due Stati in bilico che – col loro numero di grandi elettori in palio, rispettivamente 29 e 18 – quasi certamente regaleranno la vittoria. Per conoscere i primi exit poll bisognerà attendere – se le previsioni saranno rispettate – almeno l’una di notte italiana. Il timore, però è che si possa andare per le lunghe. Gli scenari più catastrofici sono quelli di un riconteggio in Ohio che, con le sue complesse procedure, potrebbe causare un rinvio di settimane per l’annuncio del vincitore. Anche fino a dicembre, scrive il New York Times, con decine di azioni legali.

Massima incertezza dunque sul nome del prossimo inquilino della Casa Bianca, in una delle elezioni più incerte degli ultimi anni. I sondaggi danno i due sfidanti testa a testa, con un leggero vantaggio per il presidente in carica negli stati chiave. Anche i bookmaker sono spaccati. Nelle ultime ore tuttavia Obama ha allungato sul fronte del numero dei grandi elettori, quello che conta per la vittoria finale. In base alla media di tutti i sondaggi elaborata dal sito specializzato RealClearPolitics.com, il presidente americano ne avrebbe in tasca 303 su 538, 68 in più del candidato repubblicano Mitt Romney, sufficienti per assicurargli la vittoria (il minimo per vincere, il “magic number”, è 270).

E mentre in tutto il Paese – dalla East alla West Coast – l’affluenza sembra essere sostenuta, i due candidati seguono gli sviluppi dalle loro roccaforti: il presidente a Chicago, in Illinois, e il candidato repubblicano a Boston, in Massachusetts, lo Stato di cui è stato governatore.

«Sono fiducioso di avere i voti per vincere», si è lasciato andare Obama nel corso di una visita a sorpresa in un piccolo comitato elettorale della sua città, dove militanti e volontari del partito democratico facevano le ultime telefonate sulla base di liste di elettori ancora indecisi. Toltasi la giacca anche il Commander in chief ha fatto qualche chiamata: «Pronto, sono Barack Obama, non mi conosce? Il presidente…». Un modo per scrollarsi di dosso la tensione. Come la partitella a basket nel primo pomeriggio. Quindi da Obama arrivano le congratulazioni all’avversario Mitt, protagonista insieme a lui di una durissima e serratissima campagna elettorale. «E comunque vada – dice scaramantico il presidente – grazie al popolo americano».

Romney, che in mattinata ha votato a Boston con la moglie Ann, – Obama aveva votato in anticipo nei giorni scorsi – ha invece deciso un ultimo blitz in Pennsylvania e in Ohio, prima di tornare nella sua città e attendere i risultati. E quanto sia spasmodica l’attenzione sul “Buckeye State” lo dimostrano le visite dell’ultim’ora compiute anche dai due vice Joe Biden e Paul Ryan, che all’aeroporto di Cleveland non si sono incrociati per pochi minuti: mentre Biden scendeva dall’Air Force Two, l’aereo di Ryan atterrava.

L’appello ad andare a votare sembra comunque essere stato accolto alla grande dagli americani. Anche in alcune delle zone colpite dall’uragano Sandy, nonostante i disagi e i seggi soppressi o improvvisati. Mentre spettrale appare Atlantic City, la Las Vegas della costa orientale devastata dall’uragano, con seggi e casinò aperti ma pressochè deserti.

Lunghissime invece le file da New York a Miami. In tutta la Florida l’affluenza alle urne è massiccia, con ore di coda sotto il sole da cui migliaia di elettori si difendono con ombrelli e ombrelloni. Problema contrario in Virginia, altra terra di elettori indecisi, con la gente costretta in fila nonostante il freddo gelido. È
prorpio da questo Stato che dovrebbero arrivare i primi exit poll e risultati che contano.

Attesa anche per i risultati del Congresso, con gli americani che votano anche per il rinnovo dell’intera camera dei deputati – attualmente in mano ai repubblicani – e per quello di un terzo del Senato fino ad oggi a maggioranza democratica. Assieme a una valanga di referendum, dalla legalizzazione della marijuana a quella delle nozze gay.

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