I problemi a cui andrebbe incontro il nostro Paese se uscisse dalla moneta unica sono documentati e la storia dovrebbe insegnarci qualcosa. Ecco i rischi in agguato

il dilemma italiano sull’Euro

Non passa giorno che qualcuno non si metta a dire che saremmo stati meglio con la Lira, che l’unione monetaria é stata fatta male e che la crisi é tutta colpa di qualcun’altro.

Ebbene, andiamo a vedere i precedenti storici per cui un paese, dopo essersi distaccato da un’unione politica, si é dovuto creare una moneta partendo da zero. Si potrebbe guardare al frantumo della Jugoslavia, o il crollo dell’URSS, o anche l’indipendenza del Bangladesh dal Pakistan. Ma meglio evitare confronti che possono sembrare distanti dalla realtá italiana. Guarderei invece agli Stati Uniti, un paese al quale, per osmosi culturale, possiamo sentirci in un modo o l’altro vicini e prendiamoli nel loro momento più buio: la guerra civile.

Nel 1861, 78 anni dopo aver conquistato l’indipendenza, gli stati del sud si distaccarono dal’unione, tagliarono tutti i legami col governo Federale e formarono una Confederazione indipendente.

Come i nostri “anti-europeisti”, i confederati in America presero in considerazione fattori non accurati su come funzionava l’economia mondiale. Gli stati del sud ritenevano che le loro esportazioni di cotone fossero talmente importanti per l’economia mondiale, che le potenze dell’epoca (Francia e Inghilterra) avrebbero spinto la Federazione a non contestare la loro indipendenza. Il risultato anticlimatico fu invece che le potenze d’Europa iniziarono a comperare il cotone dall’Egitto.

Della stessa idea sono oggi gli anti-europeisti sicuri che l’Italia si affermerebbe meglio nell’economia globale da sola. In che modo non é chiaro e la parte più interessante é quella che riguarda il ritorno alla Lira.

La creazione di una moneta fiduciaria non é un concetto nuovo, esiste dal XII secolo. Ma quando una moneta viene messa in circolazione da un governo che non ha la fiducia né della comunitá internazionale, né dei cittadini stessi, si creano condizioni inflazionarie. Nel caso degli stati confederati d’America, questi crearono una moneta fiduciaria ma non riuscirono a farne una moneta garantita da un metallo prezioso.

Gli stati confederati poterono solamente distribuire note che promettevano un pagamento in metallo prezioso in una data futura, spesso non definita. Con lo scoppiare della guerra civile le monete persero valore e i metalli preziosi nelle mani dei conferedati vennero scambiati all’estero per acquistare armi. Il denaro cartaceo cosí sfiduciato venne quindi abbandonato dalla popolazione degli stati confederati a favore del baratto.

L’Italia ha un precedente simile. Quando nel 1992, l’Italia lasciò l’accordo europeo sui cambi (il precursore all’euro che permise al valore delle monete europee di fluttuare solo entro certi limiti), la Lira perse il 25% del valore in un solo giorno. Chi all’epoca aveva contratto prestiti o mutui in marchi tedeschi (il fatto che i tassi d’interesse siano più bassi in Germania non é di certo una svolta recente) fu incapace di onorare i pagamenti.

Naturalmente, nel ’92 l’Italia non era in una situazione drammatica quanto quella degli stati confederati, ma oggi, grazie ai sentimenti anti-europeisti di chi non tiene conto delle conseguenze delle loro azioni, l’Italia rischia di rimanere emarginata.

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