Gli Stati Uniti alle urne per scegliere il nuovo presidente tra Mitt Romney e Barack Obama. Decisiva la sfida in Ohio e Florida. Rischio emergenza seggi dopo “Sandy”

Barack Obama e Mitt Romney

L’America al bivio. Martedì mattina alle 6 (alle 12 ora italiana) negli Stati Uniti si apriranno i seggi per scegliere il nuovo presidente. Resta però l’incognita dell’affluenza dopo il passaggio di Sandy.

C’è infatti il rischio che lo spostamento di molti seggi, per l’impraticabilità di quelli danneggiati dalla furia dell’uragano Sandy, possa portare pochi americani al voto. E per questo motivo in alcune contee potrebbe essere concesso un secondo giorno per votare entro fine novembre: un altro turno di 11 ore.

Le campagne elettorali. Attirano tutti e due grandi folle: 24 mila persone a Bristow, in Virginia, per ascoltare Barack Obama, 20 mila per Romney a West Chester, in Ohio. Ovunque i due candidati si siano fermati, in questo vorticoso gran finale della campagna elettorale, ci sono state sempre migliaia di persone. L’entusiasmo cioè non è mai mancato né da una parte né dall’altra. I sondaggi continuano a dipingere un quadro testa a testa, 48 a 47 secondo una rilevazione Nbc-WallStreetJournal, con appena un pugno di indecisi.

Obama ha una possente macchina di migliaia di volontari negli Stati in bilico, come l’Ohio, il Wisconsin, l’lowa. Ma anche Romney ha dalla sua parte un’organizzazione migliore di quella che aveva John McCain nel 2008. Obama conta soprattutto sul voto delle donne, dei giovani, delle minoranze. Romney su quello dei bianchi e degli elettori più anziani. Ma alla fine, vincerà chi riuscirà a portare il numero più alto di propri elettori alle urne.

E su questo fronte ieri Obama aveva di che essere contento: in Florida, dove era possibile votare in anticipo, i democratici hanno ottenuto che questo diritto non venisse interrotto proprio domenica, com’era previsto. Il voto di domenica favorisce i democratici, poiché in genere sono i più poveri che riescono a votare di domenica ma non possono prendersi un permesso dal lavoro per votare martedì.

L’estensione del pre-voto in Florida segue una simile decisione nell’Ohio, dove invece il voto di domenica favorisce gli elettori afro-americani, che tradizionalmente vengono portati alle urne su autobus organizzati dalle chiese dopo la messa di domenica mattina.

Il voto anticipato sembra aver finora favorito Obama, ma questo dato è contestato dalla campagna di Romney, che invece sostiene di essere in vantaggio e di avere la vittoria in mano. Il direttore politico della campagna del candidato repubblicano, Rich Beeson, ha ieri detto che Romney sta godendo di «un’ondata positiva» e che martedì potrebbe «assicurarsi fino a 300 voti elettorali» (ce ne vogliono 270 per vincere la presidenza). I democratici sono sicuri del contrario, anche se ufficialmente insistono che i giochi sono aperti e nulla di certo si saprà fino alla notte di martedì, ma fanno notare la stranezza della decisione di Mitt Romney di aggiungere una fermata e vari spot tv in Pennsylvania, uno Stato dove il repubblicano non è mai andato questo autunno. La Pennsylvania, con i suoi 20 voti elettorali, è un boccone prelibato per i candidati, e i sondaggi la danno da tempo nella colonnina di Obama. Romney sostiene di avervi rilevato un indebolimento del presidente, e per questo di aver deciso di farvi una fermata, nella speranza di conquistarla nella volata d’arrivo. Gli uomini di Obama rispondono che il cambio di direzione di Romney testimonia solo confusione nella campagna.

I due uomini si stanno inseguendo di Stato in Stato, ma – come ha notato amaramente ieri il New York Times – gli Stati che hanno avuto modo di vederli sono solo quelli in bilico: tutti gli altri sono dati come risultato scontato. Anche per questo alla fine il dibattito fra i due non tocca tanti temi che stanno a cuore all’elettorato nazionale. In questi ultimi giorni, ad esempio, si è parlato quasi esclusivamente dell’industria dell’automobile, fondamentale in due Stati in bilico, Ohio e Wisconsin. Ma non si è parlato di immigrazione, o di povertà, o di ambiente.

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