Il leader di Italia dei Valori si sente perseguitato dai media: “delitto politico premeditato nei mei confronti”

Antonio Di Pietro

”Questa non è lotta politica. E’ premeditato omicidio politico”: dopo giorni di accuse su proprietà immobiliari e accordi con il Movimento 5 Stelle, dopo essersela presa anche il comico Maurizio Crozza, accusato di “killeraggio mediatico”, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro torna all’attacco: ”Mi viene davvero voglia di urlare una volta per tutte: e mò basta con tutte queste sciocchezze”.

Il riferimento è alla notizia pubblicata dall’Unità secondo cui Di Pietro avrebbe persino già in mente un simbolo per la sua nuova formazione politica: il logo “Basta!” su sfondo viola. Con chiaro richiamo al Popolo viola e al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. “Tutte boiate informative, con il comico non ci siamo neppure sentiti, per le alleanze bisogna aspettare le primarie Pd”.

“A livello nazionale, ad oggi, non abbiamo ricevuto alcuna risposta alla nostra proposta ma è nostra intenzione aspettare fino alla fine delle Primarie di Pd, Sel e Psi, dato che al loro interno vi sono vistose divergenze sul futuro politico e programmatico che intendono portare avanti”, prosegue Di Pietro.

“Io e Beppe Grillo, in questi giorni, non ci siamo nemmeno sentiti, ha scritto Di Pietro sul proprio blog, ma immagino che pure lui si stia facendo un sacco di risate leggendo e sentendo le mille ricostruzioni fantasiose circa il nostro comune futuro politico (che ad oggi non abbiamo nemmeno ideato o programmato, ma di cui leggiamo ampie immaginifiche ricostruzioni da parte di variegati commentatori politici) e, soprattutto, percependo le paure che una tale eventualità incute al sottobosco della politica tradizionale”.

“Il successo di M5S, anche maggiore rispetto al nostro, non ci infastidisce affatto. Anzi ci stimola a migliorare, soprattutto con riferimento alle modalità di ricerca e selezione della classe dirigente, e a trovare sinergie in battaglie comuni”.

“Sia ben chiaro, però, che accordi di coalizione con noi vi potranno essere solo su base programmatica, come ad esempio: l’accettazione degli obiettivi dei nostri quesiti referendari, il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, una più equa ripartizione del carico fiscale, una maggiore attenzione al mondo del lavoro e, più in generale, una dichiarata esplicita discontinuità dalle attuali politiche del governo Monti”.

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