Lettera anonima ai pm: “dovete cercare nella Bibbia”. Del ragazzo non c’è più traccia dal novembre 2009

Cristopher Oliva

Che fine ha fatto Cristopher Oliva? Il giallo continua e spunta una nuova pista.

Stavolta c’è di mezzo un passo della Bibbia, contenuto nell’ultimo scritto anonimo indirizzato in Procura. La notizia viene riportata da “Il Mattino”.

Si parte da Caino e Abele – l’inizio della Storia -, riferimento diretto alla «terra bagnata dal sangue fraterno», al tradimento. Poi c’è una indicazione precisa , un posto in cui scavare, un luogo offerto agli inquirenti, che neanche a dirlo si rivela inesatto.

È il contenuto del secondo anonimo spedito in Procura, un nuovo documento destinato a finire nell’inchiesta che punta ad accertare la responsabilità della scomparsa di Cristoforo Oliva, missing dal novembre del 2009. Tre anni, zero denunce. Chiusura ermetica verso le indagini della Procura, è così che finiscono per destare curiosità anche i due esposti anonimi confezionati di recente. C’è una voce (o più di una?) che prova a dialogare con i pm, tanto da attirare l’attenzione dei pm Alessandro Cimmino e Ivana Fulco.

Una breccia nel muro di omertà dopo la scomparsa del 19enne? Tutt’altro. Due scritti anonimi in pochi mesi, due tentativi mirati di scavare in punti precisi, nessuna novità emersa dalle indagini. Proviamo a ragionare sui dati di fatto: entrambi gli scritti non firmati provano a indirizzare le ricerche in un punto in particolare, anche se si sono rivelati privi di riscontri. Anche il secondo anonimo ha infatti costretto gli inquirenti a scavare in una zona abbandonata nell’area metropolitana a nord di Napoli, senza però concedere passi in avanti: anche in questa occasione, non c’è traccia del corpo di Cristofer Oliva, dopo il secondo esposto le ricerche si sono fermate di fronte al nulla di fatto. Insomma, chi c’è dietro l’ultimo scritto indirizzato in Procura?

Chi prova a recitare un ruolo sotto copertura in una storia che sembra priva di sbocchi? Possibile che dopo anni di silenzio, qualcuno si diverta a orientare (o disorientare) indagini in stand by? Fatto sta che due anni dopo l’apertura dell’inchiesta, i tasselli sono gli stessi: c’è un ragazzo scomparso, un ventenne in cella da due anni (Fabio Furlan, vent’anni), un altro ragazzo sotto processo (Karim Sadek) anche se la sua posizione è prossima ad essere archiviata dalla Procura dei minori.

Storia di un processo che si sta celebrando dinanzi alla terza Corte d’Assise del Tribunale di Napoli, istruttoria entrata nel vivo con gli interrogatori dei personaggi chiave: ascoltate la mamma e la sorella di Cristofer, è toccato anche alla ex fidanzatina del ragazzo scomparso rispondere alle domande dei giudici e delle parti, mentre nelle prossime udienze spetta alla mamma dell’unico imputato – del ventenne Fabio Furlan -, accomodarsi dinanzi alla terza assise. Pubblico folto in aula, tanto che la Procura nel corso delle ultime udienze ha anche mandato le forze dell’ordine a identificare gli spettatori, tanto per avere le idee chiare su chi ha interesse a seguire il processo relativo alla scomparsa del ragazzo dell’area collinare.

Tanti vuoti, silenzi, testimoni reticenti che sembrano addirittura impauriti. Clima soffocante, scenario immobile, dove suscitano attenzione le pagine senza firma indirizzate in queste settimane. Nel primo documento, si fa riferimento al nome di battesimo del ragazzo scomparso, in una lettera corredata da una mappa ricavata da google, per indicare un frutteto a ridosso di Chiaiano dove – stando al primo scritto – sarebbe stato sepolto il ragazzo. Inutili le ricerche, stesso scenario anche dopo la lettura del secondo esposto.

È accaduto pochi giorni fa, quando l’occhio degli investigatori è caduto su una lettera che sembra ispirata da un’esigenza di partecipazione più che da una reale volontà di instradare gli inquirenti: Caino e Abele, la terra che gronda di sangue fraterno, il tradimento. Una provocazione, già, ma chi c’è dietro?

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