Il rottamatore al Palacongressi di Taormina: “conta lo spirito non la carta d’identità. Loro sono da 20 anni lì e adesso devono lasciare spazio agli altri. Il Pd cambia le regole delle primarie solo ora, mentre in Lombardia…”

Matteo Renzi al Palacongressi di Taormina

“Dicono sempre che se siamo troppo giovani non possiamo politica, ma chi l’ha detto? Devo restare ancora loro che da 20 sono lì? E in questi 20 anni che risultati hanno portato? L’unico che vediamo è quello di un Paese al disastro”. Così ha esordito Matteo Renzi sul palco del Palacongressi di Taormina, dove sabato sera c’era tanta gente ad attenderlo (con pullman organizzati sono partiti da Messina e da altri paesi della provincia).

Renzi ha subito lanciato le sue 3 parole-chiave: rottamazione, futuro e primarie. «I giovani non si riconoscono dalla carta d’identità, ma dallo spirito», ha detto, «la rottamazione non è “via ai vecchi, largo ai giovani”, significa “ricambio”, ridare dignità alla politica». Chi è stato per vent’anni in parlamento, afferma con decisione, è giusto che se ne vada a casa. Tutto ciò servirà, sostiene, a far capire alla gente che non tutti sono uguali, che la buona amministrazione esiste e così può esistere anche il buon governo.

Punto centrale espresso da Renzi – come riporta Tempo Stretto – è la ferrea volontà di abolire di rimborsi elettorali: in un paese civile, ha detto, la politica non si sarebbe permessa di lasciare inascoltato un referendum popolare che ha annullato i finanziamenti pubblici ai partiti e fare politica con l’aiuto di tutti è possibile. Lo dimostrano i circa 110mila euro che persone comune, in tutta trasparenza, hanno donato per “fargli fare benzina al camper”. Ma la lotta agli sprechi passa anche dal porre un limite ai tetti degli stipendi dei super dirigenti di un paese in cui «il direttore dell’Inps guadagna quaranta volte in più del direttore degli Uffizi».

Ma non c’è solo il ricambio nella proposta di Renzi, si abbozza anche qualcosa per il futuro convinto com’è che è necessario «non continuare con le solite facce ma neanche con le solite idee». Lo vediamo perciò lanciare le sue proposte in tema di cultura, scuola e turismo. Proprio per quest’ultima realtà, il nostro paese primeggiava sino agli anni ’70, scendendo miseramente di classifica negli ultimi anni. Ed è da lì che si deve ripartire, da quello che abbiamo, con la speranza di far «riscoprire la bellezza della politica che fa e che piace».

Infine, le primarie. «Stiamo invadendo di idee il dibattito del centro-sinistra», dice, e i big se ne devono rendere conto. Renzi inoltre non nasconde il suo disappunto contro i dirigenti del Partito colpevoli, a suo dire, di «aver cambiato le regole in corso» forse per paura di perdere. «Non si capirebbe altrimenti come mai per queste primarie si vota in un modo, mentre per quelle che si terrannno per le regionali in Lombardia si seguiranno le solite norme».

Poi una battuta su Berlusconi: “mi accusano sempre di essere stato ad Arcore e allora per alcuni del Pd sarei un filo-berlusconiano. Io sono stato dal presidente del Consiglio che ha convocato il sindaco di Firenze. E’ cosa ben diversa. E comunque ci sono stato a pranzo, non a cena”.

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