Il Governo Monti, a suon di tasse, ha oppresso e ridotto ai minimi storici un Paese che non può più accettare e subire in silenzio: non si può più prescindere dalla tutela dei redditi più bassi e uno stop all’aumento dei prezzi

Monti e Fornero

La politica del Governo Monti  ha certamente impoverito il paese, ma ciò che stupisce non è che il governo continui ad emanare provvedimenti che segnano un ritorno indietro in tutti i campi (dalla scuola all’informazione ed ai rapporti sindacali tra datori di lavoro ed operai) che sono in linea con la sua vocazione fondamentalmente reazionaria, quanto il silenzio con cui gli italiani accettano le politiche dei “professori”.

Si tratta di provvedimenti che dalla scuola all’informazione hanno determinato forme di opposizione sociale, ma sempre frammentarie tra loro e non una vasta opposizione di massa che ponesse al centro del dibattito il rilancio dei consumi, un calmiere sui prezzi, la ridiscussione del rapporto euro–lira, il rilancio dell’economia e di una politica industriale, e soprattutto una legge elettorale giusta e non fatta per favorire il ritorno in parlamento di gruppi di potere.

In questi mesi si è parlato di tutto, ma in concreto si è fatto molto poco e questa è una delle ragioni per cui continuiamo a precipitare nel vortice di una crisi che ci divora sempre di più. Ma è molto difficile allo stato attuale delle cose che il cambiamento venga dalla nostra classe politica che è arroccata nella difesa dei propri privilegi e dei propri interessi.

Se una speranza c’è (“Spes ultima dea”!) viene da un risveglio della coscienza civile degli italiani. Solo se gli italiani ricomincieranno ad impegnarsi, a scendere in piazza ed a pretendere che prima che si vada alle urne vengano cancellati i provvedimenti che distruggono ancora ulteriormente la scuola pubblica, che cancellano la libertà di informazione, che non favoriscono la politica industriale e la crescita economica e che venga fatta una legge elettorale giusta e democratica e che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti; solo se gli italiani avranno la forza di pretendere che il governo dei professori emani misure per la tutela dei redditi più bassi, un calmiere sui prezzi, una legge che impedisca al prezzo degli affitti di salire ulteriormente, ecco forse per il nostro paese una speranza ci sarà ancora.

Noi che scriviamo non crediamo che l’Italia possa uscire dalla crisi solo con un avvicendamento elettorale. Se questo non sarà accompagnato dalla presenza nelle piazze dei cittadini e soprattutto da un grande movimento civile le elezioni saranno svuotate del loro significato e difficilmente potremmo uscire da questa spirale che ha ridotto alla fame le famiglie, che ha spento nel cuore dei giovani la speranza, che ha creato solo disuguaglianze e soprattutto tante ingiustizie ed un drammatico e triste ritorno indietro.

Perché l’Italia possa uscire dalla crisi si devono liberare forze ed energie nuove e soprattutto serve una nuova idea di politica e questa può venire solo se gli italiani avranno il coraggio di scendere in piazza in prima linea.

I lavoratori della scuola e dell’informazione, gli operai, le famiglie, gli imprenditori, i disoccupati, i giovani devono trovare l’unità e scendere tutti uniti in piazza e prendere che chi finora ha governato male il paese distruggendo il futuro di una generazione si faccia da parte e che al centro della politica venga messo non il potere finanziario, ma il bene comune di tutti i cittadini.

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