Blitz degli inquirenti in Alto Adige: il Procuratore di Bolzano ha ispezionato il monastero di Sabiona. Con lui Pietro Orlandi, fratello della cittadina vaticana scomparsa nel giugno 1983. La ragazza fu portata lì?

Emanuela Orlandi

Nuovo capitolo e forse un colpo di scena nelle ricerche di Emanuela Orlandi. Si torna a seguire la pista altoatesina per provare a far luce sulla misteriosa scomparsa della cittadina vaticana, della quale ormai non si hanno più notizie dal 22 giugno 1983.

Guido Rispoli, procuratore capo di Bolzano, assieme a Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha effettuato nelle scorse ore un’ispezione all’interno del monastero di Sabiona sopra Bressanone, in Alto Adige, dove vivono delle suore di clausura.

Al momento non e’ stato reso noto il motivo di questa visita, sembra comunque confermata l’apertura di nuove indagini e nuovi accertamenti.

Già in passato le ricerche si focalizzarono in Alto Adige questo anche grazie alla testimonianza di un’anziana donna di Terlano, Josephine Hofer Spitaler, che ha riferito di aver visto dalla finestra della propria abitazione, Emanuela scendere da un’auto targata Roma, in visibile stato confusionale, probabilmente sedata, e portata in un appartamento proprio sotto al suo.

All’arrivo al monastero di Sabiona, culla spirituale del Tirolo, Pietro Orlandi è parso molto teso, con la speranza di poter arrivare a una svolta.

«Io sono qui dal 1980 – ha detto suor Ancilla – ma vi avverto: le nostre sorelle sono sempre state di lingua tedesca e quindi, se cercate una donna italiana…».

Pietro Orlandi, a quel punto, ha serrato i pugni. Ha aperto la borsa con gli atti che s’è portato dietro, le denunce di una signora che due mesi dopo vide Emanuela da queste parti, le foto di sua sorella quindicenne e quella presunta di oggi, realizzata con un «invecchiamento» al computer.

“La pista bolzanina è stata sottovalutata”, ha detto già nel recente passato Pietro Orlandi. Qualche mese dopo il suo rapimento Emanuela fu vista, per l’esatttezza, a Terlano da Josephine Hofer Spitaler, che però denunciò quello che aveva visto solo un anno e mezzo dopo.

Secondo il fratello di Emanuela, c’è chi si nasconde dietro al segreto di Stato. Pietro crede alla testimonianza della Spitaler: “Le dichiarazioni di quella donna furono sottovalutate. Solo oggi, dopo avere visto tutta la documentazione che riguarda i processi di allora, sono venuto a sapere di particolari importanti. Particolari emersi con ritardo. La signora Josephine aveva dichiarato di avere visto mio sorella arrivare a metà agosto. Dopo quattro giorni è stata portata via. Ma soprattutto: la donna dice di avere notato un nastrino giallo e rosso attorno al collo di quella ragazza. Questo particolare non mi fa dormire la notte. Emanuela, pochi giorni prima di essere stata rapita, portava quel nastrino per festeggiare lo scudetto della Roma. Purtroppo tra le persone che furono infine coinvolte in quell’indagine c’era anche un uomo che abbiamo scoperto faceva parte del Sismi. Furono indagati per sequestro di persona. Invece tutto finì con l’assoluzione. Troppe cose rimasero in sospeso”.

“Mi ricordo quel Natale in cui papa Wojtyla venne a trovarci e disse una frase che non dimenticherò mai: nel mondo esiste il terrorismo nazionale ed internazionale. Il rapimento di Emanuela è legato al terrorismo internazionale. Con il passare del tempo ho ripensato a queste parole. Il Vaticano deve essere a conoscenza di qualcosa, ma non vuole parlare. Ci sono troppe persone, che una volta interrogate dalle forze dell’ordine, hanno sempre risposto che il segreto di Stato non va divulgato. Il Vaticano è stato vicino a noi dopo il rapimento di mia sorella, ma non è mai stato vicino ad Emanuela”.

Perchè la Spitaler decise di rivelare quello che vide quel giorno solo un anno e mezzo dopo. «Disse che suo marito le aveva consigliato di farsi gli affari propri – afferma Pietro Orlandi -. Forse aveva paura. Si trattava pur sempre dei suoi vicini di casa. Spiegò che mia sorella, stanca, con i capelli sporchi, dopo quattro giorni fu portata via. Ma salendo in macchina aveva cercato di mettersi in contatto con lei. Fu purtroppo fermata. Solo a quel punto le forze dell’ordine hanno collegato mia sorella ad una richiesta di intervento arrivata da Bolzano da una professoressa di pianoforte, Giovanna Blum. La donna ricevette nel cuore della notte una telefonata da una ragazza che diceva di essere mia sorella e di trovarsi a Bolzano. Poi un uomo la richiamò minacciandola. La polizia le consigliò solo di chiudere la porta e di non far entrare nessuno in casa. Purtroppo l’indagine fu chiusa”.

E’ pensabile che dopo tanti anni Emanuela sia ancora viva? Il fratello non smette di sperare: “Io credo che sia stata portata in un luogo dove non può muoversi liberamente oppure ha subìto uno choc. Ho una mia vita, mi sono sposato e ho dei figli. Ma ogni volta che sorrido o sono felice una parte di me si sente in colpa. E’ come avere due vite parallele: una continua per la propria strada, mentre la seconda non riesce a darsi pace». Verrà in Alto Adige a parlare con Josephine Hofer Spitaler?

“Oggi – conclude Pietro – Emanuela avrebbe 45 anni. Non è giusto lasciare le persone in sospeso. Non è giusto rubare la vita agli altri. Chiedo a chi sa cosa è successo a Emanuela di farsi avanti. Voglio un segnale dal Vaticano”.

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