La politica non fa scelte oculate e ovunque i cittadini sono ormai costretti a subire le stesse conseguenze di quando si va al dissesto: incrementi esponenziali dei tributi e dei costi per i servizi. Risanare è un’altra cosa

il default della politica italiana

Qualche giorno fa, dopo una chiacchierata con un ex funzionario della Pubblica Amministrazione, uno di quelli che, per modestia, si definiscono “ragionieri di campagna”, ero sul punto di approfondire le novità introdotte nel Tuel (Testo Unico degli Enti Locali – il decreto legislativo 267/2000) dal decreto legge 10/10/2012 n° 174 (recante, tra l’altro, disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali….), ma alcuni eventi mi hanno in parte distolto da tale proposito e precisamente:

1) La visione della puntata di Report del 22/10/2012, il cui contenuto, in parte incentrato sulle istituzioni “Regione Sicilia ed Assemblea Regionale Siciliana” e sulle elezioni regionali siciliane, è stato sicuramente destabilizzante per tutti coloro che, quotidianamente, si spendono (invece di spendere…..) per far funzionare la pubblica amministrazione.

2) L’emanazione della circolare n°31 del 23/10/2012 della Ragioneria Generale dello Stato, che, facendo seguito alla precedente circolare n. 28 del 12 settembre 2012, ha finalmente spiegato ai destinatari (enti ed organismi pubblici, compresi gli Enti Locali) come, dove e quando applicare le novità introdotte dal decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 meglio conosciuto come “Spending Review”, di cui, a tutt’oggi non è dato sapere a quanto ammontino le economie di spesa che dovrebbero essere utilizzate per far fronte anche ad altri provvedimenti legislativi (vedasi legge di stabilità); per chi volesse cimentarsi nella lettura e nella comprensione ecco il relativo link.

3) L’aver improvvisamente realizzato che le legittime (nel senso di consentite dalla legge) norme statutarie e regolamentari che hanno consentito ai Consiglieri Regionali di mezza Italia di saccheggiare a proprio uso e consumo ingenti somme di denaro sottratte alla collettività, sono molto simili a quelle presenti in quasi tutti gli statuti (fotocopia) degli enti locali italiani, come è possibile evincere da una rapida consultazione del sito internet del proprio comune di residenza e segnatamente:

“Il Consiglio gode di autonomia organizzativa e dispone di risorse finanziarie nei limiti di cui al presente Statuto….”..ed ancora……”fatte salve le previsioni di spesa per l’esercizio ed il funzionamento ordinario del Consiglio Comunale, il bilancio di previsione, compatibilmente alle esigenze di stabilità finanziaria dell’Ente, potrà contenere appositi capitoli di spesa da destinare ai compiti istituzionali e di rappresentanza del Consiglio”……ed ancora….”L’Ufficio di Presidenza gestisce, su indirizzo del Consiglio, i fondi di bilancio assegnati annualmente ……….” , etc..

Fortunatamente, le croniche difficoltà finanziarie in cui versano gli enti locali non hanno consentito alla maggior parte dei Comuni di dare concreta applicazione alle predette assegnazioni di somme, a differenza di quanto invece attuato dalle suddette Regioni, alla cui vigilanza e controllo gli enti locali sono comunque sottoposti.

Tutto ciò premesso, alcune innovazioni introdotte dal D.L. 174/2012 nel Tuel mi sono conseguentemente apparse sotto una luce diversa e mi riferisco in particolare ai dettami dell’articolo 243-bis (Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale).

Tali “innovazioni” introducono, tra l’altro, la possibilità per gli enti locali per i quali sussistono squilibri strutturali del bilancio in grado di provocarne il dissesto finanziario (quindi di enti per i quali le misure di cui agli articoli 193 – salvaguardia degli equilibri di bilancio – e 194 – riconoscimento di legittimità dei debiti fuori bilancio – del Tuel non siano sufficienti a superare le condizioni di squilibrio rilevate) di ricorrere ad una nuova procedura di riequilibrio finanziario pluriennale che, in pratica, consente a tali enti (di fatto in dissesto, ma non ancora dichiarato formalmente), di evitare la dichiarazione del default di cui all’art. 244 del Tuel e soprattutto le conseguenze (art. 248 Tuel) che tale dichiarazione comporta per gli Amministratori dell’ente (i Politici) e precisamente:

1) Divieto per gli amministratori (per un periodo di dieci anni) che la Corte dei conti ha riconosciuto (anche in primo grado) responsabili di aver contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario, di ricoprire incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati.

2) Divieto (per un periodo di dieci anni) per i sindaci e i presidenti di provincia (ritenuti responsabili ai sensi del punto precedente) sia di candidarsi alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di giunta regionale, di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo, sia di ricoprire la carica di assessore comunale, provinciale o regionale ne’ alcuna carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici.

3) Irrogazione nei confronti degli amministratori (riconosciuti responsabili dalle sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti) di una sanzione pecuniaria pari ad un minimo di cinque e fino ad un massimo di venti volte la retribuzione mensile lorda dovuta al momento di commissione della violazione.

Tale precisazione si rende necessaria per meglio evidenziare cosa viene “risparmiato” alla classe politica dal ricorso alla suddetta procedura di riequilibrio finanziario pluriennale (Art. 243 Tuel) e cosa invece “non viene risparmiato” ai cittadini che “subiscono” le stesse conseguenze cui sarebbero soggetti in caso di dichiarazione di dissesto, sia in termini di incrementi esponenziali di aliquote e tariffe tributarie, di incrementi della quota parte (a carico dei residenti) dei costi della gestione dei servizi a domanda individuale (es. mensa scolastica, scuolabus, nido, pre-scuola, post-scuola, impianti sportivi comunali, colonie e soggiorni estivi per i minori, ecc.), di copertura integrale dei costi del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e del servizio acquedotto, sia in termini di contestuale contrazione della spesa corrente degli Enti, compresa quella sociale.

In conclusione, rinviando ogni approfondimento degli aspetti (positivi e negativi) introdotti nel Tuel dal D.L. 174/2012 a data successiva all’avvenuta conversione in Legge da parte del Parlamento, anche in considerazione delle annunciate modifiche da parte della Commissione Bicamerale per le Questioni Regionali che si è già espressa negativamente in merito agli articoli 1 (Rafforzamento della partecipazione della Corte dei conti al controllo sulla gestione finanziaria degli enti territoriali) e 3 (Rafforzamento dei controlli in materia di enti locali), lascio ai lettori di Blogtaormina ogni ulteriore riflessione sulla bontà morale delle ragioni politiche che sono alla base di tale provvedimento.

Approfitto, infine, di queste pagine, per esprimere la mia personale vicinanza agli amici ed ai colleghi del Comune di Messina per le gravi difficoltà finanziarie in cui versa l’Ente, con l’auspicio che, anche alla luce della suddette novità normative (ove confermate dal Parlamento…), chi ha sbagliato, sia esso Amministratore, Dipendente o Controllore.…paghi!

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