Storia di una terra che sarebbe potuta essere oggi tra le regioni protagoniste del commercio internazionale

la pista dell’aeroporto di Reggio Calabria

La storia e la cultura della Calabria hanno radici che toccano tempi protostorici così da prefigurare la Calabria come la “prima Italia”. Questa terra è stata la prima a creare i rapporti con i popoli e le civiltà mediterranee, punto importante per un piano di sviluppo della Regione.

La Calabria ha una grande storia antica, come dimostrano i ritrovamenti archeologici; è stata teatro di insediamenti umani fin dal periodo Paleolitico, ciò è evidente dalla moltitudine di reperti raccolti a Torre Talao nelle grotte di Scalea e dal graffito di Papasidero nella grotta del Romito, in cui è raffigurato un bue inciso sulle pareti rocciose. Anche nel Neolitico vi sono importanti testimonianze, concentrate nella parte orientale della penisola, sono piccoli nuclei sparsi che vanno da Cassano (vicino Cosenza), a Girifalco (nei pressi delle colline catanzaresi). Grazie alla vicinanza con il mare si sviluppano, già nell’età del bronzo e del ferro, i primi nuclei urbani, da Praia a Mare a Tirolo a Gerace. Mentre la radice etnica dei calabresi, secondo la storiografia greca, appartiene a più comunità. Per i greci la Calabria (prima dell’epoca magno – greca) è stata abitata dagli Enotri (coltivatori della vite) Morgeti, Coni, Itali.

Le prime colonizzazioni elleniche tra il VIII e VII secolo a.C. segnano la fine della protostoria calabrese, sono gli Ioni a fondare con Reggio la prima colonia, ecco poi gli Achei che fondano Sibari, Crotone e Locri.

Tra il 744 e il 670 a.C., vi è una nuova realtà sociale, economica e culturale che lascia tracce indelebili nella futura storia dei calabresi e della loro terra. E’ Sibari la prima ad avere la supremazia economica, commerciale e militare sulle altre città magno-greche. Alla guida dello sviluppo greco ormai all’apice vi sono uomini quali Pitagora, Milone, Ibico, Zaleuco. Con l’arrivo di Pitagora (il grande filosofo greco) a Crotone termina la supremazia sibarita. Egli giunge nella città ionica con una moltitudine di esperienze accumulate nei suoi viaggi (Egitto, Fenicia, Siria, Creta, Sparta, Delo) risiede in Italia per trent’ anni fino alla morte, introduce nella città nuove regole di comportamento e alcuni indirizzi culturali tali da formare una nuova classe dirigente in grado di battere persino sul piano militare Sibari che viene poi distrutta nel 510 a.C.

E’ Pitagora a segnarne la distruzione: fa allargare la città nemica deviando il corso dei fiumi. Crotone è ora ricca con campi arati e viti magnifici,ma alla fine subisce la stessa sorte di Sibari. Ed ecco Locri la nuova “stella nascente magno greca” città dove il grande Zaleuco imposta nuove forme di vita sociale, la stessa Locri che ha potentissimi “protettori”quali i Tiranni di Siracusa, che distruggono Reggio eliminando lo Ionio dai traffici marittimi. Ora è il Mediterraneo la via di comunicazione più importante per gli scambi commerciali.

Mentre a nord e all’interno della Calabria arrivano i Bruzi che assediano e conquistano tutto il perimetro cosentino, da qui ha inizio l’epoca romana, i Bruzi alleati di Pirro vengono sconfitti dai romani nel 275 a.C. e divenuti poi gli “alleati”di Annibale, nelle guerre puniche. Roma si appropria delle montagne della Sila che subiscono il primo depauperamento ambientale dovuto al taglio di grandi estensioni di bosco, tale politica d’occupazione provoca di conseguenza un vero e proprio disastro idrogeologico tanto che con l’arrivo dei terremoti, le popolazioni sono costrette a spostarsi sempre più verso l’interno.

Viene costruita la via Popilia (la grande via militare) ,nasce il latifondo romano e si sviluppano le aree malariche, interi territori, per secoli ,vengono abbandonati dall’uomo. Ed ecco la rottura dell’Impero Romano e il susseguirsi delle invasioni. Nel 410 muore Alarico re degli Ostrogoti (a Cosenza) seppellito tra il Crati e il Busento , tra il 535 e il 553 Bizantini e Longobardi si contendono il territorio calabrese.

Intanto nel 540 Cassiodoro (ministro di quattro re goti) ritiratosi a Squillace fonda il Castellanese e il Vivario per il recupero delle lettere classiche. Nel periodo Bizantino, la Calabria viene divisa , Cosenza è sotto il dominio dei Longobardi i quali annettono la città bruzia al ducato di Benevento. I monaci basiliani vengono perseguitati dagli iconoclasti al contempo le comunità Greco–Cattoliche si aggregano intorno a tradizioni e cultura comuni,il latifondo è ora sotto il pieno controllo della Chiesa.

Al dominio bizantino succede quello normanno è da qui nasce la speranza di una riunificazione del territorio soprattutto per l’influenza del monachesimo occidentale e centro-europeo. Brunone da Colonia (Certosa Serra San Bruno) e Giocchino da Fiore (Abbazzia San Giovanni in Fiore), sono monaci di ottimo auspicio con grande carisma morale e intellettuale.

Di seguito nel periodo Svevo vengono però allentate le leggi feudali ed è rivalutato il ruolo dell’antica Hipponion (Vibo Valentia) via di comunicazione importante per i commerci sul Tirreno, ma con l’avvento degli Angioini, Aragonesi e Spagnoli, ritorna trionfante il feudalesimo.

Si susseguono le lotte dinastiche ,il governo centrale diviene ora Napoli esercitato dai “signorotti” che introducono tasse insopportabili per una popolazione povera e affamata, nascono di conseguenza le “prime rivolte “ con violente e sanguinose repressioni, specialmente nei confronti delle minoranze.

La persecuzione dei Valdesi è un vero e proprio massacro, contro gli spagnoli si schierano uomini di pensiero come Tommaso Campanella (nato a Stilo nel 1568 , domenicano) che nel 1599, capeggia una rivolta e subisce una condanna a 27 anni di carcere, le sue idee insieme a quelle di Bernardo Telesio (frate domenicano) nato a Cosenza nel 1508 , hanno una grande influenza sulla Calabria. Colpita poi duramente dalla carestia del 1964 e dal terremoto del 1783 con un successivo indebolimento per l’economia della regione.

I borboni cercano di togliere agli enti ecclesiastici le ricchezze accumulate ,viene però istituita la Cassa Sacra che deve investire il ricavato della vendita dei beni ecclesiastici per creare lavoro, i risultati non creano grande entusiasmo.

Nel secolo XVIII viene creata la fabbrica d’armi di Mongiana e di Ferdinandea nella serra catanzarese, é la prima industria della Calabria.

E’ nel periodo borbonico che vi è il primo tentativo di sviluppo per la regione ,con l’utilizzo delle risorse interne partendo dall’utilizzazione del legname, a Cannitello e Villa San Giovanni vengono costruite le “filande”per la tessitura. La fine del settecento e l’epoca risorgimentale vede in Calabria gli intellettuali appartenenti alla piccola e media borghesia, in quel periodo sono molti i calabresi che partecipano alla repubblica partenopea del 1799, mentre ferocissima è la restaurazione del cardinale Ruffo (borbonico), Murat è fucilato a Pizzo . Tutto ciò non è un ostacolo, i calabresi infatti partecipano alle società clandestine per l’Unità d’Italia, la Carboneria è attiva, Cosenza vede i moti del 1837–1844.

Catanzaro invece è la città in cui Luigi Settembrini ,insegna al liceo e ,arrestato descrive la sua esperienza calabrese nelle Ricordanze. Nel 1860 la Calabria liberale è di Garibaldi, l’Unità d’Italia riapre speranze di cambiamento, ma ecco il brigantaggio. Nelle città intanto dilaga il pensiero socialista e radicale, è il tempo della prime leggi speciali per la Calabria, nel contempo alle porte arriva la prima guerra mondiale dove la Calabria dà il suo contributo di sangue.

La storia fa riflettere, i problemi elencati sembrano diversi da quelli di oggi, ma in realtà sono ancora enormi, sono grandi e immense le risorse di questa terra e la Calabria sarebbe potuta diventare una delle più ricche regioni d’Italia per le bellezze ambientali e gli itinerari turistici, per la fertilità dei terreni e per il mare che grazie al porto di Gioia-Rosarno (secondo porto più grande d’Europa ) poteva essere considerata ancora oggi una delle prime regioni nello sviluppo del commercio mondiale.

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