Gli agenti della squadra mobile di Firenze e del Compartimento Polfer della Toscana hanno effettuato 27 misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei riguardi di imprenditori e funzionari di Trenitalia, ritenuti responsabili di aver inquinato e truccato il sistema degli appalti di Trenitalia Spa. Tra i reati contestati: corruzione, turbata libertà degli incanti, abuso di ufficio e accesso abusivo alle banche dati riservate di Trenitalia.

Le misure – come riporta il “Messaggero” di Roma – sono state eseguite in tredici province, tra cui Firenze, Prato, Ascoli Piceno, Vicenza, Monza, Pavia, Milano, Torino, Bari, Pordenone, Verona, Genova e Napoli. L’operazione, denominata “Espresso 2”, è il risultato della seconda tranche dell’inchiesta sugli appalti truccati di Trenitalia e dell’azienda di trasporti campana Sepsa, nell’ambito della quale, nell’ottobre del 2011, sono state arrestate 15 persone e indagate 42, accusate di aver pilotato gare relative alla fornitura di accessori per la manutenzione dei treni.

Era nel Barese il centro dell’organizzazione. Secondo le indagini compiute dalla Polfer, le imprese fornitrici di beni e servizi ferroviari al centro dell’inchiesta avevano fatto “cartello” costituendo un “sindacato di blocco”, riuscendo così a controllare la spartizione degli appalti pubblici grazie all’appoggio di alcuni funzionari di Trenitalia. Il “cartello” faceva riferimento ad una azienda metalmeccanica di Modugno (Bari), la Meis specializzata in riparazioni di macchine elettriche rotanti. Tra gli imprenditori che, secondo l’accusa, avevano accesso alla spartizione e che sono stati arrestati oggi, c’è anche Luciano Marzullo, di 65 anni, imprenditore, coamministratore e contitolare proprio della Meis.

Nella prima tranche dell’inchiesta, nel novembre 2011, era stato arrestato l’ex amministratore responsabile e comproprietario della ditta, Guglielmo Del Vecchio, di 60 anni: per l’accusa era lui la mente di tutto. Sarebbe riuscito ad ottenere il controllo totale e la spartizione di gare di «elevatissimo valore economico complessivo», creando, per gli investigatori, «un sistema di concorrenza solo apparente tra le aziende legate dal patto spartitorio, con estromissione degli imprenditori onesti dagli appalti di Trenitalia».

Secondo quanto accertato dalle indagini, dirigenti e funzionari «infedeli e corrotti di Trenitalia», in cambio di «compensi variabili, fornivano alla cricca criminale degli imprenditori disonesti notizie riservatissime sugli appalti e le offerte». Inoltre, «con modalità di vero e proprio spionaggio industriale», sarebbero riusciti a passare «perfino le chiavi d’accesso ai sistemi informatici riservati dell’azienda ferroviaria». Da qui la capacità di avere accesso agli appalti attraverso «una previa spartizione».

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